Riceviamo da Eduardo Alamaro …
questa volta un Eldorado più anglo-partenopeo-proustiano e affettuosamente sfruculiante che mai …
questo gradito commento alla solita piastrella-mattonella-pasterella-sfogliatella-mozzarella di zia Emma …
“Vianini” … naturalmente …
“Cose semplici ed economiche, … normali, quelle del bel tempo che fu, … arieccole, le mattonelle di cemento deco riesumate dal blog di Muratore biturbo gran turismo d’inizio aprile, a.. a.. a.. archiwatch a gran velocità, …. che già sono sparite alla vista, smarrite ad un commento, ad un ricordo fugace, … sepolte da una valanga di altra merce più fresca, arrivi di giornata: da muratore a fruttaiolo, frutta e verdura d’architettura, … sepolte da altre foto infocate, … appunti primaverili, frenetici, scattanti e scottanti, perfino abbondanti … abbundantis in abbondanti-bus, diceva Totò.
Blocco stasera per sfizio, per un attimo, “il lotto” delle piastrelle di cemento, che tempo fa già apparvero a quest’asta, sempre a gran velocità, … sei-sette rilanci e poi furono aggiudicate, archiviate, … già allora volevo scrivere un messaggino a Isolabella e tutti gli altri affezionati muratorini che intervennero con nostalgia. Alla “libro Cuore”. Cuore e Piastrelle, Franti e Mattonelle. Attenzione pero: noi siamo affezionati a quegli impiantiti d’epoca perché ci sembrano cose decorose, … ci ricordano la nostra infanzia, le case della borghesia da cui proveniamo. Familiarmente mi ricordano zia Emma, nella sua casa di via Giotto 9 al Vomero di Napoli, decoroso Risanamento delle Medaglie d’Oro…. (e poi questo lotto in esame è pregevole perché sono piastrelle di cemento “firmate”, ma non riesco a decifrare la firma, forse “G. Vianieri e C.”, non so, non leggo bene).
Ma, ma, ma … in quelle piastrelle c’è l’inizio della fine, quella odierna, quella spesso lamentata in questo blog. Per rovinarvi la festa piastrellistica, amici muratorini, vi cito infatti Norman Douglas, un assoluto eccentrico del primo ‘900, uno che sapeva campare; un inglese italianizzato (diavolo incarnato, come da proverbio), che ha scritto libri assai godibili, singolari per gusto e intelligenza ancor oggi, come “Biglietti da Visita” (ristampato dalla Adelphi, 1983), che consiglio vivamente. (Un assaggio: “l’unico evento pressappoco rispettabile della mia esistenza è la mia nascita; il resto non è pubblicabile”, scrive).
In questo stesso libro il vecchio Norman, che amava svisceratamente le “normali” e locali riggiole napolitane di maiolica dell’epoca sua; quelle che tuttora sono (a trovarle!) miracoli di luce e decori a buon mercato; quelle che ci piacciono perché in ogni riggiola c’è un frammento di sole, di gioia, (e noi, figli del Sole e di qualche buona donna, in esse ci riconosciamo) –; il buon Douglas, dicevo, se la prende con queste piastrelle di cemento. E perché? Perché sono cose sorde, spente, senza luce e gioia dentro, senza mano, senza cultura. Detestabili cose, scrive, “apprezzate da un pubblico moderno che è diventato troppo rozzo per apprezzare questo tipo di bellezza (dell’antica maiolica popolare, ndr): i suoi istinti artistici hanno sofferto un’eclissi fatale […] Quella gente è diventata cieca di fronte alla bellezza, il loro entusiasmo è per le macchine, e l’era delle macchine non sa che farsene del senso estetico”. Né del “fatto a mano” locale, aggiungo.
Riflettete amici, e buttate via da questo santo blog quelle piastrelle di sordo cemento della nonna!!! Infine, per documentarvi in merito ed e-merito ceramico riggiolaro, se lo trovate in qualche negozietto di remainders o su qualche bancarella, leggetevi un mio vecchio libro sull’argomento: “La maiolica delle Sirene”, E.S.I., Napoli, 1993. E’ un consiglio d’amico, amico di Norman e della riggiola napolitana, s’intende.”
Saluti, Eldorado
immagine delle riggiole settecentesche del Chiostro di Santa Chiara in Napoli gentilmente inviataci da Isabella Guarini …
P.S.: a proposito di aporie mnemoniche della modernità …
sarebbe interessante ripensare un po’ anche al rapporto tra Sottsass-Memphis …
e le sue riggiole napoletan-filicudare …
ma sarà per un’altra volta …





