da webspace/Utopia e wikipedia/Cabet … passim …
“Étienne Cabet pubblica nel 1840, dopo essere tornato in Francia dall’esilio inglese, Voyage en Icarie, un romanzo utopico ispirato all’Utopia di Tommaso Moro …
Nel libro si contrappone al sistema capitalistico un sistema di stampo socialistico-comunistico, dove è chiara l’influenza del comunismo egualitario di Babeuf e Buonarroti e della tradizione illuministica del Settecento francese sul pensiero di Cabet …
La dottrina si sarebbe dovuta diffondere pacificamente, per via dell’evoluzione: pur essendo classista, Cabet rifiutava infatti l’idea di una rivoluzione per attuare il movimento che proprio con lui, cominciò a chiamarsi comunista …
Accanto al piano di riforma sociale è ampiamente descritta … la città in cui questa dovrebbe trovare attuazione …
Al paese … viene dato il nome di Icaria, ed alla sua capitale quello di Icara …
Essa è di forma circolare, attraversata nel mezzo da un fiume rettilineo, che sdoppiandosi dà vita a sua volta ad un isola rotonda; le strade a scacchiera sono attraversate da due anelli circolari di boulevards.
I negozi sono sostituiti dai magazzini e dagli ateliers statali, previsti nella nuova società; i cimiteri, gli ospedali e le officine sono fuori dalla città, immersi nel verde. Nella circolazione si presta particolare attenzione all’incolumità dei pedoni: essi potranno percorrere appositi passaggi coperti, mentre le vetture dovranno circolare all’interno di apposite rotaie, da cui non potranno uscire. Le abitazioni sono standard, ai vari piani corrispondono precise funzioni …
La città comprende sessanta quartieri, ciascuno dei quali prenderà il nome da una delle principali sessanta nazioni e ne riprodurrà i caratteri architettonici. Cabet illustra il suo programma politico nel periodico Le Populaire, e raccoglie un dicreto numero di seguaci; inoltre il successo del suo libro tra gli intellettuali, e fra una parte dei lavoratori francesi lo spinge, su proposta di Owen, a tentare personalmente la fondazione di una colonia in America …”
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“Il Viaggio in Icaria, … fu fatto circolare in edizione clandestina nel 1840. Nel 1842 l’opera fu pubblicata ufficialmente ed ebbe subito successo, tanto che ne furono stampate cinque edizioni e fu tradotta in diverse lingue. Il “romanzo filosofico”, come Cabet stesso definì il suo lavoro, lo distinse da Babeuf e dagli altri rivoluzionari procurandogli fama e benevolenza in quanto “apostolo del comunismo egualitario e pacifico”. La “comunità dei beni e degli spiriti” avrebbe dovuto realizzarsi attraverso la pace sociale e soprattutto la convinzione degli altri ottenuta attraverso l’esempio pratico. Icaria, compagine umana comunista e quindi senza proprietà e differenze sociali, doveva attrarre come un potere magnetico elementi da tutte le classi con la sola forza dell’esempio, fornito da struttura e organizzazione …
La nuova società comunista si sarebbe elevata su quella vecchia, capitalista, senza tormenti rivoluzionari e senza violenza passando attraverso un periodo di transizione. Questo periodo avrebbe comportato la realizzazione della vera democrazia sotto la guida di una dittatura in grado di ottenere la piena fiducia del popolo. La comunità icariana reale, dunque, e non la teoria politica, avrebbe portato nel mondo l’antica libertà, eguaglianza e fraternità propugnate dalla Rivoluzione Francese ma tradite in seguito. L’assenza della proprietà e la comunità dei beni avrebbero avuto come conseguenza la necessità del lavoro comune, grande fonte di educazione collettiva. Non ci sarebbe stato bisogno di eliminare matrimonio e famiglia, religione e politica, in quanto il progresso sociale avrebbe armonizzato il tutto e anzi, anche queste categorie sarebbero state fonte di ulteriore progresso …”
Come dicevamo? …
“… d’altronde Icaro passeggia ancora, incauto, sull’ombra mobile di Valle Giulia … Qualcuno, avrà sempre vent’anni …”
qualcun’altro … s’è sperso pure in Arcadia …
comunque: … ‘na fiction …





Notevole “parete palinsesto” questo nostro fronte d’ingresso…
grazie per il chiarimento