Santiago in Canal … bello e impossibile …

Ci viene segnalato da Barbara Bracci, che ringraziamo, un articolo apparso ieri su “La Nuova, di Venezia e Mestre” relativo alla nota vicenda del ponte di Calatrava
L’argomento ci era, da tempo, sembrato piuttosto contraddittorio e pieno di questioni irrisolte, ma non potevamo credere che le cose si fossero degradate fino a questo punto …
Tutti i dubbi che avevamo sul personaggio trovano quindi qui ulteriore, quanto puntuale, conferma …

L’articolo, di Roberta De Rossi, si apre con: “Venezia, l’ultima «sorpresa»:
l’arco
di acciaio non potrà mai essere lasciato solo
E’ un’opera “viva”: si dilata, si stringe e si sposta, tanto che sotto la pressione della folla l’arco può cedere e finire nel Canal Grande. Una squadra di tecnici vigilerà sulla struttura. E i costi della manutenzione lievitano ancora …
Il Ponte di Calatrava dovrà essere monitorato 24 ore al giorno …
per sempre …

Ogni minuto ci dovrà essere un operatore pronto a leggere i dati inviati da una serie di sensori (già posati) che registreranno ogni minimo movimento delle fondamenta. Una squadra tecnica dovrà poi essere pronta ad intervenire seduta stante, in caso di emergenza. Questa la clamorosa novità emersa ieri nel corso dell’audizione del direttore dei lavori Roberto Casarin, alla commissione d’indagine sul quarto ponte.
«Il collaudo è andato bene, il ponte è sicuro», ha detto l’ingegnere ai consiglieri, «ma ci siamo resi conto della necessità di monitorarlo costantemente». Lo scheletro di acciaio è un’opera «viva»: si dilata e restringe con il variare della temperatura e si può spostare lateralmente sotto la pressione della folla. E’ poi un arco ribassato che scarica 1500 tonnellate di peso su ogni riva. Da progetto – e non è una novità – è prevista una tolleranza massima di 4 centimetri: di più e l’arco si trasforma in una trave e finisce in Canal Grande. Nel corso del collaudo la struttura si è spostata di un solo centimetro e le rive hanno retto. Tant’è, è stato deciso di «blindarlo» con un monitoraggio costante: del resto, ogni giorno il moto ondoso erode questa o quella riva …”

per ulteriori dettagli cfr.
http://nuovavenezia.repubblica.it

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21 risposte a Santiago in Canal … bello e impossibile …

  1. Emmanuele Pilia ha detto:

    Sui “casini” del grande strutturista e realizzatore Calatrava c’è anche di più da ridere sulla vicenda relativa alla Turning Dorso… Dovrebbe girare per internet un video che “narra” la storia della sua realizzazione…

  2. Cristiano Cossu ha detto:

    Peccato, come pontefice non era male…
    saluti
    cristiano

  3. isabella guarini ha detto:

    Il ponte di Calatrava sul Canal Grande viene monitorato come si fa un malato grave. Così è per tutte le cattedrali dell’architettura contemporanea che si pongono l’obiettivo di sfidare le forze della natura nel terzo millennio, quando molte sfide della storia hanno dimostrato che non vale la pena. Ma per il quarto Ponte di Venezia bisogna approfondire la conoscenza, perché non si capisce se la trasparenza sia solo del materiale di cui è fatto il ponte o è anche quella degli interessi locali in gioco che lo hanno voluto. Quanto mi costi?

  4. maria teresa ha detto:

    insomma è un’opera utile e funzionale!!!!

  5. Leonardo Marchetti ha detto:

    Nervi………..
    Musmeci……….
    Zorzi…………..
    e il loro “calcolo sommario della spesa” era molto più che verosimile….

  6. pinello ha detto:

    Mr. Emmanuele Pilia,
    Ci riassuma in due righe il Suo “curriculum” professionale, visto che parla di “casini” operati a Venezia da Santiago Calatrava.
    E’ nella norma dei collaudi che strutture in acciaio mostrino, una volta montate, dilatazioni tutte da registrare ed adeguare…
    suo,
    vgberti

  7. paolo ha detto:

    pisello! ascolta!
    ora basta! … sei … arrogante e gaglioffo;
    ed inoltre, impara a scivere in italiano che, ti assicuro, stentiamo a comprenderti!

    Adesso che ci penso, ma tu sei straniero?

  8. Andrea Di Loreto ha detto:

    Forse il video a cui fa riferimento Emmanuele Pilia e’ il documentario
    “Il socialista, l’architetto e la torre” di F. Gertten – Svezia 2005, realizzato mentre veniva costruito il Turning Torso, film documentario che svela i retroscena della realizzazione di questa opera.
    Vi anticipo che il povero “socialista”, uno degli amministratori della società cooperativa di costruzione, è stato costretto alle dimissioni.
    Effetto Calatrava??!

  9. sergio bonanni ha detto:

    lo stretto, lo stretto!! fategli fare il ponte sullo stretto! poi vedremo gli assestamenti da registrare. se tanto mi da tanto…

  10. pinello ha detto:

    Si, certo Mr. Paolo,
    che si nasconde dietro l’anonimato, SCIVIAMO, come nel suo gaglioffo italiano…
    vgb

  11. Emmanuele Pilia ha detto:

    Caro Pinello,
    del mio curriculum professionale potrà trovarne stralci quì e li nel web, dato che, chi necessita di prepararli i curriculum, sa che occorre dire certe cose più miratamente che altre a seconda del destinatario. Dunque perderei tempo. Potrei chiederle di specificare quale tipo di curriculum mi sta chiedendo, ma sarebbe come alzare la posta di una sfida che non ho alcun interesse, ne tempo, a lanciare, ergo…

  12. Andrea Trincardi ha detto:

    Il dibattito intorno al quarto punte sul Canal Grande potrebbe riportare alla mente quanto avvenne durante la costruzione del ponte di Rialto (1588-1593), l’acceso scontro tra chi voleva un ponte adatto al commercio e di poco intralcio alla navigazione e chi voleva un ponte dagli alti contenuti simbolici. Vinsero i sostenitori del ponte commerciale, ma questo non significò adottare una sorta di bieco funzionalismo. Il ponte è strutturalmente innovativo, con la soluzione criticatissima all’epoca, dei conci inclinati, perpendicolari alla tangente dell’arco. Questa soluzione consentì di assorbire al meglio la componente orizzontale delle spinte trasmesse dall’arco ribassato. Antonio Da Ponte affrontava con umiltà le sfide quotidiane che la fabbrica del ponte gli presentava, era assiduamente presente in cantiere e rispondeva puntualmente e pazientemente alle obiezioni sollevate dalle varie commissioni di controllo istituite per seguire i lavori. Arrivando ai giorni nostri, quello che sembra di capire del quarto ponte è che l’autore si sia innamorato di una sua visione mentale e non riesca o non voglia metterla alla prova di realtà. I calcoli sulla carta difficilmente rispecchiano la complessità di una realtà dinamica come le sponde del Canal Grande, la presenza del progettista che guarda, ascolta e modifica il progetto è indispensabile. Venezia richiede flessibilità non rigidezza. Se l’opera fosse realmente significativa varrebbe sicuramente la spesa anche se molto più alta del preventivato. Quello che colpisce di questa vicenda è l’arroganza di un architetto che vorrebbe essere giudicato per le immagini che produce invece che per l’esito del suo operare. Far realizzare dei gradini in vetro uno diverso dall’altro è, mi sia concesso il termine, un’enorme stronzata. Dover monitorare il ponte 24 ore su 24 è una stronzata al quadrato; dover costruire un’ovovia per i disabili perché non si è voluta integrare una soluzione nel progetto è una stronzata al cubo …

  13. g45 ha detto:

    La stronzata alla quarta potenza è quella, imperdonabile, commessa da chi ha consentito che un’opera del genere fosse realizzata con queste modalità, non coinvolgendo e responsabilizzando direttamente il progettista, che è pure ingegnere, nella fase esecutiva. E lasciamo perdere la penosa logica, che tanto piacerà ai cultori dell’inserimento nel contesto, per cui, essendo dalle parti di Murano, il ponte deve avere qualcosa di vetro!

  14. paolo ha detto:

    pinello!
    ma nn confondere i refusi con la sintassi…….che così peggiori sempre più la tua traballante situazione linguistica !

    ecco! questi sono i nostri nuovi maestri!

  15. Davide Cavinato ha detto:

    “La stronzata alla quarta potenza è quella, imperdonabile, commessa da chi ha consentito che un’opera del genere fosse realizzata con queste modalità”…

    …lo stesso che ha insistito sul “com’era e dov’era” per la Fenice facendo sorgere un teatro splendidamente fasullo, invece di cogliere un’occasione di rinnovare il volto di Venezia, forse la prima vera dal Masieri Memorial. Onore al merito per la riuscita filologica, però forse era più interessante guardare al futuro, visto che non si è trattato di restaurare un’ala, ma di ricostruirlo praticamente tutto. E poi, scusate (mi spingo una volta tanto al “parricidio”…qualcuno si straccerà le vesti e mi darà dell’eretico), parere personalissimo, per arrivare in sala attraverso un foyer che riproduce la Basilica Palladiana solo perché Palladio ha lavorato a Venezia! Ma perché allora non fare un boccascena a forma di facciata del Redentore? Mi sento molto zeviano in tutto ciò…diciamo che non la ritengo la miglior opera di Aldo Rossi, ecco…
    Bisogna però osservare che fare un concorso per una nuova Fenice poteva riservarci chissà quali funeste sorprese, vista la vicenda del concorso che è stato alla fine indetto. Vicenda degna dell’Italietta delle concorsopoli, delle tangentopoli e delle mastellopoli…cui neanche il ponte di Calatrava sembra sfuggire, purtroppo…

  16. pasquale cerullo ha detto:

    Non ci resta che… ridere (piangendo)

  17. pasquale cerullo ha detto:

    E siccome sto in vena, aggiungo anche un’altra cosa, per rispondere ad una domanda che era rimasta in sospeso sul blog. La qualità del progetto non sempre corrisponde all’etica del progettare.

  18. pinello ha detto:

    Dear Mr. Paolo … ancora senza cognome,

    Voleva scrivere: ” ma nn ” … cosa ???

    Anche dopo i punti esclamativi segue la maiuscola, si insegna alle elementari !!!

    Nella lingua, anche italiana, la categoria: SITUAZIONE…

    Mi guardo bene da volerLe essere ” maetro”

    v.g.berti

  19. paolo ha detto:

    ahahahahahahahahahahahaah,

    pinello,

    continui a confondere i livelli di linguaggio e, sopratutto, a dire e a fare strafalcioni ortografici!

    dopo i puntini sospensivi… la lettera maiuscola!
    hahahahahahhahahahaahah

    ma tu sei anche andato alle scuole elementari?
    ahhahahahahahahahahahaah

    per il tuo bene… taci; smettila di fare figuaracce!

  20. pinello ha detto:

    Mr. Paolo che non ha il coraggio di rivelarci il cognome,
    ” TACI ” lo intimi ai suoi ” fasci…”; le ” FIGUA-RACCE “, come scrive… sono donne? Gli strafalcioni si scrivono, non si ” FANNO “. Quanto ai livelli, ci risparmi il Suo.
    v.g.berti

  21. Cristiano Cossu ha detto:

    Come sempre, nel nostro paese, non è colpa di nessuno, ma soprattutto “il problema è un altro”.
    Piccolo articolo sulla questione:
    http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Main&Codice=3669272&Pagina=8

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