Rothko … ‘n’artra aureola … pe’ Warter …

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Una splendida selezione di opere di Mark Rothko a far da scenario alla riapertura del Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale …
con la tempestività che gli è consueta … con la “geometrica potenza” di una strategia mediatica magistrale … il Grande Warter inaugura la più importante mostra della stagione … riapre (era pure ora …) il Palazzo … e soprattutto chiude, alla grande, la sua campagna elettorale privata …
un vero colpo da gran maestro …

ma, a parte gli scherzi, la mostra di Rothko è davvero eccezionale, una signora mostra, … come si dice: “da non perdere” …

curata da Oliver Wick e “promossa dal Comune di Roma Assessorato alle Politiche Culturali, dall’Azienda Speciale Palaexpo e dalla Regione Lazio Assessorato Cultura, Spettacolo e Sport, organizzata e prodotta dall’Azienda Speciale Palaexpo e da Arthemisia” …
la mostra resterà aperta fino al 6 gennaio 2008 …
L’esposizione si compone di opere provenienti dai più importanti musei internazionali: Fondation Beyeler, Basel; Guggenheim Bilbao Museoa; Tate, London; High Museum of Art, Atlanta; The Baltimore Museum of Art, Baltimore; Walker Art Center, Minneapolis; Solomon R. Guggenheim Museum, New York; The Metropolitan Museum of Art, New York; Whitney Museum of American Art, New York; Allen Memorial Art Museum, Oberlin; National Gallery of Art, Washington; Los Angeles County Museum of Art; The Museum of Contemporary Art, Los Angeles; National Gallery of Australia, Canberra; National Gallery of Canada, Ottawa; Museo Tamayo Arte Contemporáneo, Mexico D.F.; Tel Aviv Museum of Art, Tel Aviv; molte opere arrivano anche da collezioni private e dalle collezioni di famiglia: Collezione Christopher Rothko e Kate Rothko Prizel.

una selezione di pezzi assolutamente unica, forse irripetibile …
peccato che sia stata penalizzata da un allestimento del tutto incapace di valorizzare, come necessario, gli straordinari materiali esposti …
quadri allineati e appesi come salumi … che, comunque … parlano da soli …
all’interno di una struttura che, nonostante il fiume di miliardi spesi, risente, evidentemente, di un’assoluta mancanza di strategia che non sia quella elettorale del sedicente principe di turno …
tante volte … per la “qualità” … non è questione di soldi …
se poi pensiamo che il povero Rothko … mandando giustamente a farsi fottere lo stesso Philip Johnson … tolse i suoi quadri dal Four Seasons al Seagram …
per evitare che fungessero da scenografia digestiva alle opulente mense dei nuovi ricchi newyorkesi …
figuriamoci se avesse visto, mezzo secolo dopo, la sua roba stesa, una vera lenzuolata, al mercatino elettorale di via Nazionale …
avrebbe sicuramente preso tutti a calci nel culo …

P.S.
… e, come nelle svendite di fine stagione … “tre al prezzo di uno” …
come nei matrimoni di provincia … il primo piatto, al Palaexpo, era un Tris … Rothko, Kubrick, Ceroli …
di Rothko abbiamo detto e ci auguriamo che nessuno si perda l’occasione …
Kubrick? … come dire di no … all’augusto ospite cinefilo …
ma … se Ceroli si fosse dato assente …
magari per un raffreddore qualsiasi …
ne avremmo tutti avuto un ricordo migliore …
la sua presenza, … veramente imbarazzante …
non sempre, … invecchiando … si impara …

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4 Responses to Rothko … ‘n’artra aureola … pe’ Warter …

  1. isabella guarini ha detto:

    Perché si sceglie Rothko per inaugurare il restaurato Palazzo delle Esposizioni di Roma? Esposizioni di che? Tutti si buttano sulla pittura da appendere in edifici antichi o nuovi perché assicura la visibilità. Manca un uso degli edifici congruente con loro significato simbolico. La confusione dei messaggi è diseducativa specialmente quando si trasformano in grandi magazzini luoghi sacri per la memoria collettiva, come le sfilate all’Ara Pacis.Così avviene che gli edifici per le esposizioni, che potrebbero essere utilizzati per l’arte industriale, vengono usati come musei e viveversa. Questo accade per un senso di rivalsa politica da parte di chi vuole lanciare il messaggio di aver conquistato antichi privilegi. Basta! Il minestrone di Uolter è indigesto.

  2. salvatore digennaro ha detto:

    Cara I. Guarini accontentiamoci della pittura ( Veltroni a parte), visto le abitutini mondane del “Palazzo” e i festini privati a cui sarà destinato…
    a proposito pare che Valentino abbia appeso gli abiti al chiodo e si spera anche i suoi party “monumentali”…
    un pericolo in meno per il nostro patrimonio storico artistico.

  3. mario ha detto:

    Sono rimasto stupito proprio dal fatto che per la prima volta, nonostante quello che dici, l’allestimento sia stato realizzato proprio conformemente a quello che Rothko riteneva essere il modo di esporre le sue opere, una a fianco dell’altra, senza strutture e senza luce diretta, come peraltro documentato negli stessi scritti di Rothko e nella stanza, da lui personalmente allestita, della Tate.
    Credo anche che oltre alla strordinaria scelta delle opere, le più significative di ogni periodo, con poche eccezioni, proprio uno dei motivi che rendono questa mostra non ripetibile sia l’occasione di osservare più quadri affiancati, cosa che nelle ultime mostre (peraltro da me visitate) a Washington, Parigi, Bilbao e Basilea non e’ mai stata possibile.

  4. questo è quello che ho pubblicato su
    ROMA e ROTHKO

    “Uno dei più grandi misteri della vita, agli occhi di un artista, è come funziona la mente dei critici.”
    Rothko, nella lettera al “The New York Times”,
    13 giugno 1943

    Non poteva che tenersi a Roma, una mostra icastica tra le più eclatanti mai realizzate finora grazie agli eredi del più geniale artista del ‘900: Marc Rothko. Ebreo russo nasce il 25 settembre 1903 a Dvinsk, e si trasferisce negli Usa quasi subito. Muore suicida dopo aver spedito con un telegramma alcune sue opere come omaggio alla Tate Gallery di Londra (che gli ha dedicato una sala intera), invece di darle al vero committente, cioè il ristorante del Four Seasons a New York. Sempre a New York, pochi mesi fa è stato battuto all’asta un suo quadro (ex proprietario Rockfeller) per ben 72,8 milioni di dollari, circa 50 milioni di euro. Non cercate nemmeno di immaginare il valore totale delle 70 opere, capolavori provenienti dalla collezione Bayeler e dai più prestigiosi musei di tutto il mondo che saranno fruibili e agognate da numerosi amatori dell’espressionismo americano (definizione in cui lo stesso artista non si immedesimava). Basta solo che ne godiate la perfezione e vi tuffiate nella liricità e in quella capacità di ciascuna tela di portarvi nella quarta dimensione: la poesia. Rothko crea uno spazio-tempo apotropaico che non ha inizio né fine, simile allo stadio alfa che precede e chiude il sonno, o alla sospensione che si raggiunge nell’orgasmo o facendo yoga. Forse, e non a torto, è proprio per questo che il viaggio ha un prezzo effettivamente “cosmico”!

    meditate forse non è un errore così grande aver portato un così grande artista a roma
    http://www.gaiart.com

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