“Panoramica di Urville
Urville ha più di 150 grattacieli, 500 chiese cattoliche, 57 sinagoghe, 14 moschee e otto templi buddisti. E’ il terzo polo industriale francese, vanta una delle migliori piattaforme aeroportuali del paese con 104 milioni di passeggeri l’anno, un sincrotrone all’avanguardia e una delle reti di telecomunicazione più sviluppata d’oltralpe. La sua storia affonda le radici nel XII secolo avanti Cristo come importante insediamento fenicio, entrato presto in competizione con Cartagine nel conflitto per il controllo dei porti di Tiro e Sidone, vinto poi grazie all’appoggio di Roma. Un passato intenso che l’ha vista teatro delle guerre di religione durante il Cinquecento, piegarsi durante il crack economico del ‘29, e sopportare l’occupazione nazista che ha strenuamente combattuto grazie a una resistenza attiva e coraggiosa.
Dov’è Urville? In una delle tre isole della Provenza Insulare, proprio di fronte a Cannes. Nessuna traccia sulle cartine? Per forza, esiste solo nei disegni di Gilles Trehin, un ragazzo francese di 34 anni che la sta costruendo da quando ne aveva cinque. Prima con i Lego poi, visto che lo spazio della sua cameretta non bastava più, su fogli di carta A4. Sviluppandone non solo l’estensione, ma anche la storia e l’economia. In effetti è lo scopo della sua vita …”
Da: Gaia Giuliani, Urville, metropoli geniale che non esiste, il suo architetto è un giovane autistico, in “La Repubblica”, 18.4.06
Ringraziamo Franco Angeli per la segnalazione …
Se volete saperne di più: urvillecity.free.fr





Meglio FLASH GORDON.
Si parlava di “remake” con la edizione della colonna sonora (del1980) dei Queen. Meglio “su rete” che scarpinare a Venezia, impossibilmente reincarata e dunque proibitiva per giovani allievi architetti. Bene fa Roma a proporre un vero festival del cinema per tutti.
pb
Nei disegni di Druillet, fumettista (mi si perdoni la semplificazione) francese ed in quelli di Topolino degli anni ’60 ci sono i fondali di città verticali e decostruzioniste.
Bilal mette insieme gli uni e gli altri assegnandogli il pessimismo post-industriale che sfocia nella città di Blade Runner.