Ricky … Ricky … sarai pure fashionable … ma non prenderci per i fondelli …


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Fa un certo effetto leggere un po’ dappertutto, sui giornali di questi giorni, le esternazioni a raffica del direttore della prossima Biennale di architettura, quella del Cavaliere …
Ricky Burdett, grand commis dell’invincibile armata, dell’invisibile banda britannica, si lascia andare ad amene considerazioni (qualcuno potrebbe anche dire: banalità … baggianate … o quant’altro) sul futuro delle città mondiali degne di un sovrano illuminato, di un papa della new-new economy, di un ayatollah dell’urbanistica globale, di un Gran Maestro della grande politica finanziaria che ha fatto della città, delle città, di mezzo mondo (anzi, del mondo intero) il luogo delle sue scorribande para-culturali …
Sull’ultimo supplemento femminile di Repubblica … dopo averci ricordato che negli ultimi ventiquattro mesi ha volato per oltre 250 mila chilometri, intervistato da Amalia Zordan, Burdett ci somministra anche il suo manifesto per la città del XXI° secolo …

“Ci sono quattro o cinque temi di cui si può parlare.
Il primo: il trasporto pubblico, ha una dimensione di giustizia sociale. Creare una città con un sistema di trasporto equo rende la città democratica …
Il secondo: saper riconoscere quando le città hanno un momento di crescita e saperlo indirizzare …
Il terzo: riguarda la gestione politica delle città … Perché il miglioramento della qualità della vita può cambiare una città, riscattando una situazione di degrado. …

Devi avere la capacità di parlare con i grandi architetti del mondo …

Alla fine questo si può tradurre in una qualità di bellezza, di paesaggio, davvero speciale. Magari succederà anche da voi dove sono in atto molte trasformazioni. Anche qui a Milano con il quartiere dell’ex Fiera.

Sono progetti con un potenziale incredibile. Molto fashionable.” …

Che dire? … staremo a vedere … quello che ci propineranno alle Corderie …
Certo è che, tempo fa, la Biennale veneziana aveva un altro sapore …

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2 Responses to Ricky … Ricky … sarai pure fashionable … ma non prenderci per i fondelli …

  1. isabella guarini ha detto:

    Effettivamente le Biennali d’ Architettura iniziali avevano un altro sapore e più interesse per gli architetti. Conservo il ricordo, per avela visitata, della Prima Mostra Internazionale d’Architettura a Venezia, 1980, che aveva un titolo promettente e rivoluzionario: “La presenza del Passato”. Paolo Portoghesi introduceva con un’espressione liberatoria:” Fine del proibizionismo”, mentre Kenneth Frampton dichiarava:” I see this Biennale as pluralist- cum post modernit manifestation. I am not all sure that I subscrive to this position, and thing I will have to Keep my distance from it”. Eppur aveva proposto l’inclusione, tra i venti progettisti della Strada novissima, di Rem Koolhaas, unico ad essere stato assorbito dal successivo star system globale. A mio parere la caratteristica di quella Biennale fu la dimensione a scala dell’edificio, abitazione, scuola, museo, dimensione della quotidianità. Sembrava quasi che la dimensione macro- collettiva fosse ormai rinnegata dalla cultura architettonica internazionale. Invece, ora diventa molto fashionable!

  2. pinello berti ha detto:

    Caro Giorgio,
    Ho registrato e sbobinato (a mie spese… come sempre…) per “PARAMETRO” e per un Catalogo della Marsilio-Ve (direttore: Vittorio Gregotti), gli interventi di due giorni alla prima Biennale (al Lido di Venezia) di Architettura, era il 1977. Poi venne la “BUFALA” dei POST-MODERNI 1980;si salvò soltanto Aldo Rossi ed il Suo Teatro del Mondo. Le edizioni successive sono state talmente interessanti che non se ne ricorda…; se non per uno slogan di Massimiliano Fuksas: ” TRA ESTETICA ed ETICA” ??? O il contrario !!!
    Non mi aspetto più nulla da una Biennale da “CAIMANI”.
    saluti,
    v.g. berti
    isola del giglio, arcipelago toscano

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