magia dell’illuminazione … della luce naturale …
della leggerezza …
e … quant’altro …
in fondo, bisognava solo … illuminarla … decentemente …
ma … con quella mano …
può fare ciò che vuole …
magia dell’illuminazione … della luce naturale …
della leggerezza …
e … quant’altro …
in fondo, bisognava solo … illuminarla … decentemente …
ma … con quella mano …
può fare ciò che vuole …
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Considerazione 1: genius loci
Viene in mente quando, per celebrare la visita di Hitler (ex imbianchino) a Roma, Mussolini fece costruire finte architetture in cartone, lungo il percorso che questi doveva percorrere.
Trilussa scrisse:
“Roma di travertino,
rifatta di cartone,
saluta l’imbianchino,
suo prossimo padrone.”
Ora, anche se con buona dose di cinismo storico, di cui mi scuso, ritrovo tutti gli elementi:
1) il cartone, con cui sono stati rivestiti i grandi volumi delle coperture. L’accaio ed il cartone simulano una massa, che non c’è. Scenografie urbane.
2) l’imbianchino Meier.
Considerazione 2: tecnologia, una risposta a caso.
Chiede ingenuo il giornalista. (Corriere della Sera – sezione: Cronaca di Roma – data: 2006-04-21, pag: 3)
“Le grandi vetrate sono segnate da elementi orizzontali frangisole. Funzionali o anche decorativi?”
«Sono necessari per formare ombra, ma devo dire che creano anche un effetto di profondità nella vetrata liscia. Come le facciate dei palazzi, qui a Roma, con gli sbalzi delle finestre, i cornicioni».
Ora, vi supplico, di trovare anche solo 5 minuti nell’arco dell’anno, nei quali i frangisole captano completamente l’inclinazione dei raggi solari per fornire un’ombreggiamento completo alla parete dell’altare rivolta verso il Tevere. Troverete, sempre, strisce orizzontali di ombra e di radiazione diretta.
Considerazione 3: italians.
Le è mai capitato di “inaugurare” uno stesso lavoro due o tre volte?
(ride) «Veramente no, succede solo in Italia».
Peccato. Peccato davvero. La trovo una risposta offensiva. Forse sbaglio, ma sono uno di quei romani che ha letto Svetonio, e che, seppur con grande approssimazione, ha cercato di capire cos’era la roma imperiale. Meier costruisce davanti davanti il Mausoleo di Augusto, ha di fronte Valadier.
Questo davvero “succede solo in Italia.”
Considerazione 4: una lunga storia: Rutelli e Zevi.
Roma, Biblioteca nazionale, 6 Luglio 1993.
Bruno Zevi presenta Richard Meier:
Riporto un breve passaggio:
“Quando osservo le sue opere e tento di scrutarne l’enigmatica personalità, stupisco poiché mi vien fatto di rievocare, spontaneamente e senza ombra di erudizione, il complesso monumentale di Baalbek in Siria, del III secolo d.C. Come si spiega questo strano avvicinamento?
Il motivo è abbastanza semplice. Baalbek rappresenta l’estremo, eroico, acrobatico tentativo di svolgere un discorso nuovo, moderno, efferatamente eversivo adottando un lessico e una sintassi tradizionali.”
La lecture di Zevi durò circa un’ora. Io ero uno studente pieno d’amore per l’architettura. Ora a distanza di 13 anni, mi rendo conto che Rutelli, avendo forse nella vita lavorato davvero poco, non è mai cresciuto.
Considerazione 5: conclusione.
Contesto Meier perchè è un progetto non innovativo e sostanzialmente ignorante.
Contesto la stupidità della committenza e della sua domanda.
Contesto la superficialità e la banalità della risposta.
Credo che si possa essere romani senza necessariamente essere provinciali.
Mi scuso davvero per la lunghezza delle mie considerazioni.
Concordo in pieno con quanto scritto.
Forse Meier, la notte, prima di andare a letto, ancora sorride pensando a come sia stato possibile il realizzarsi di tutto ciò.
saluti
cristiano