Ghio mio …
Come siamo caduti in basso …
Pare che abbia detto …
Per poi riprendersi con balzo subitaneo e rituffarsi nelle defatiganti pompe del pollaio capitolino …
Settanta opere di architettura all’Acquario romano per documentare gli ultimi quindici anni …
“Architetture a Roma, oggi; gli ultimi quindici anni in 70 opere” questo il titolo della mostra curata da Giorgio Ciucci, Francesco Ghio e Piero Ostilio Rossi che attraverso le fotografie di Andrea Jemolo e l’allestimento di Pippo Ciorra vorrrebbe documentare lo stato attuale della migliore architettura contemporanea romana …
celebrare, da un lato, i fasti della “nuova” Roma post-tangentopolitana … e, dall’altro, aprire le attività istituzionali della sedicente “Casa dell’architettura” capitolina …
Si tratta però anche dell’ennesimo markettone pre-elettorale cui siamo, di questi tempi, purtroppo, abituati …
Non a caso sarà questa anche la scenografia per la prossima sortita della vispa Giovanna che ospite di Walter e Amedeo si ripropone di nuovo per il “suo” ministero … se non altro per soccorrere la povera Zazà rimasta in panne col “suo” MAXXI in via Guido Reni … ché je manca qualche tanica de miliardi …
Aspetta che mò ‘rivo gridava a distesa la vispa ministra … appena sentito il bieco decreto …
Pare che abbia detto, riferiscono le cronache, “E’ uno scandalo … è una Caporetto …” mentre il suo ex, Baldi, sornione, come al solito litaniava “preoccupato ma fiducioso” di sopravvivere ancora, arroccato come una cozza, alla “vita” dell’infausto progettazzo …
Gli effetti collaterali dell’effetto Bilbao cominciano a farsi sentire …
Dalla Ministra alla Mostra …
Ma torniamo alle foto … che in opulenta scenografia … rappresentano l’ultima faccia, lo specchio della Roma di oggi …
“… Quella che ha visto esplodere le periferie e ha ricominciato a costruire nel segno della qualità. La Roma che, dopo trent’anni di silenzio e di stasi, riprende in mano il rapporto con la grande architettura contemporanea, chiama intorno a sè i grandi della matita e del mattone (non a caso questo testo è tratto dal Messaggero di Caltagirone, ndr), e si affida a loro per creare le nuove cattedrali della modernità.”
Blà … blà … blà … starnazza la solita gazzetta locale …
e così troviamo assieme a pochissime architetture appena “normali” in qualsiasi altra parte del mondo (per contarle bastano le dita di una sola mano …), un diluvio di “100 piazze” orrende (una più schifosa dell’altra, ma quasi tutte “firmate” dai soliti amici della parrocchietta …), di chiesuzze da quattro soldi, di allestimenti da vomito (da segnalare, almeno, quello per la sezione epigrafica del Museo Nazionale Romano, vero Oscar della monnezza …) di cantieri “aperti” e addirittura di … spazi “in attesa” di “architetture di qualità” (anche questi diligentemente fotografati con il banco ottico …) …
Una mostra imbarazzante …
se questo è veramente il “meglio” di Roma …
“Metti bono … cavi bono …” recitava un vecchio detto …
Anche dal più bravo dei fotografi (ma non ci sembra questo il caso …) messo di fronte ad una serie praticamente infinita di schifezze … che cosa ci si sarebbe potuto aspettare? …




Sono d’accordo con quanto viene detto in questo post.
Ridiamo dignità agli architetti italiani!
Ma ci pensate che con le nuove disposizioni in materia di lavori e progettazione architettonica, sulle opere più importanti finiscono per far lavorare sempre le solite persone?
Non è più questione di destra e sinistra, ma di mancanza complessiva di dignità, una sorta di nuova lottizzazione dei consensi attraverso l’opera architettonica, intesa come esperienza frammentaria ed evento mediatico.
Neanche si può parlare più di “Merloni” visto che sono state introdotte nuove disposizioni comunitarie in materia di appalti e concorsi pubblici, che aumentano la sfera di controllo delle stazioni appaltanti nei confronti dei liberi professionisti.
Una volta ho letto una considerazione che ritengo giusta di Paolo Portoghesi :” Probabilmente architetti come Ridolfi e Terragni all’inizio della loro carriera, nei nostri giorni avrebbero dovuto fare gli arredatori di vetrine per molti anni prima di realizzare qualcosa di importante”.
Di fronte a quello che è stato fatto negli ultimi quindici anni, si rimane sconcertati per il vuoto espressivo e la crescente frammentazione in qualsiasi aspetto della società.
trionfo delle vanità…
…buio…sipario..
scena 1:acquario romano, casa dell’architettura, sede dell’ordine…inaugurazione di:
“architetture a roma, oggi – gli ultimi quindici anni in 70 opere”
…penso tra me e me:”70 opere in quindici anni? me ne vengono in mente 4, al massimo 5″..al solito, la mia memoria fa i capricci…
ore 19.00 il pubblico delle belle occasioni presidia la mostra più inesistente degli
ultimi anni: facile arrivare a 70 se accanto alle 4 o 5 che la mia memoria non ha
defalcato vado a esporre progetti/non progetti di pseudoriqualificazione imperniati
sull’utilizzo epico di 1 panchina 1 che chiede pietà, sull’uso del dissuasore come entità
metafisica, natura morta de noantri in formato 70×100, supponenza su carta fotografica
che fornisce all’alieno una immagine nitida della condizione attuale, boomerang mediatico
che, lanciato con tempistica politica quanto meno sospetta, torna indietro a farci
domandare come sempre senza risposta: si vabè ma l’architettura?? quella che blablablabla,
il rammarico è maggiore se si pensa che ci troviamo ad ascoltare un banditore che vuole
convincerci che architettura oggi è dissuasore a palla quando roma ha avuto la possibilità,
più unica che rara, di costruire un quartiere da zero, un quartiere che è una città,
“caltagironia”, e che poteva essere banco di prova vero per l’architettura contemporanea..a
roma….abbiamo un sacco di case formato immobilcasa o tecnodream, :) e noi, contenti e
coglionati ci troviamo a parlare di panchine. stacco finale..nanni moretti che mangia
nutella dal vasone da 1 tonnellata in bianca
….buio…sipario..
G.P. arquid.blogspot.com
Cosa ci si poteva aspettare? Quello che c’è: delle foto ritoccate.
Una chiara volontà di dare una rappresentazione enfatica e un po’ pretenziosa, “pittorica”, di manufatti più o meno modesti, ottenuta banalmente applicando un filtro digitale “artistico”, per quanto lieve ma ben visibile, per ottenere una immagine che somigli ad un acquarello (finanche nella scelta della carta di stampa). Basta sapere cosa è una fotografia e guardare attentamente e da vicino l’immagine della sede della LUISS, ex Casa di Lavoro, o della sezione epigrafica del Museo Nazionale Romano. Tra le più evidenti.
Sconcertante l’intervento di ritocco nella foto (foto?) della stazione idrobiologica di Tor Vergata, per cancellare un alberello, forse un palo, non è dato di sapere (i negativi delle fotografie stampate non sono presentati), probabilmente perchè turbava la composizione. Sconcertante non è la necessità del ritocco ma come è stato eseguito.
Se può in qualche modo consolare, la serie infinita di schifezze non si discosta molto dalle serie di schifezze che si possono trovare in molte altre città europee. Siamo, appunto, finalmente entrati in Europa.
Saluti, Vittorio