Burri e Pasolini: due modi opposti e altrimenti tragici ed esemplari di intendere la realtà nell’Italia degli anni cinquanta …
In mezzo a tante e provinciali porcherie, due belle mostre (che gli architetti non dovrebbero mancare) per celebrare due figure imponenti della cultura italiana del dopoguerra che ci fanno riflettere sulla necessità e i modi di ripensare al nostro passato recente …
Alle Scuderie del Quirinale “Burri e la materia”, una rassegna, curata da Maurizio Calvesi e Italo Tomassoni delle opere migliori del maestro umbro inquadrate nel contesto internazionale attraverso una selezione di riferimenti importanti: Arman, Beuys, Canogar, Ceroli, César, Colla, Fautrier, Festa, Fontana, Hirst, Johns, Kiefer, Klein, Kline, Kounellis, Manzoni, Millares, Penone, Pistoletto, Pollock, Rauschenberg, Rotella, Scarpitta, Scifano, Spoerri, Tàpies, Twombly, Uncini, Zorio.
Forse, anche qualche cosa di Gastone Novelli non ci sarebbe stata male …
Una mostra “classica”, a suo modo esemplare, che, anche in un contesto disgraziato come quello delle scuderie massacrate dalla Aulenti, si fa apprezzare per la qualità delle opere e per la ragionevole intelligenza dell’impianto critico …
Al Museo di Roma in Trastevere “Pasolini e Roma”, una mostra sobria e a tratti commovente con materiali fotografici e d’archivio di grande qualità (basterebbe per tutti la struggente testimonianza video di Fabio Mauri …) a documentare un rapporto tragico e intenso tra il poeta e la “sua” città …
“… stupenda e misera città / che mi hai fatto fare / esperienza di quella vita ignota / fino a farmi scoprire / ciò che, in ognuno, era il mondo.”





