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TUTTINFILAPERLANORMA …
Pietro Pagliardini commented on: LAGRANDETRUFFA …
“Io davvero non so come fare a trovare una strada non dico per cambiare rotta ma per poterne almeno discutere e fare emergere le ragioni del no ma anche del sì, far capire che non si può subire passivamente e per inerzia una scelta di questa genere. Se uno sceglie il sì ai corsi obbligatori che almeno prenda coscienza delle conseguenze. Invece sono certo che sia diventata come una strada obbligata, di cui è tanto facile vedere l’entrata quanto impossibile trovarne la fine; e non si riesca a vedere che ce ne è almeno un’altra, il cui imbocco è più stretto ma il cui tracciato è più sicuro e ha qualche possibilità in più di raggiungere una meta, quella per cui qualsiasi architetto si è iscritto alla facoltà.
Dal mondo che ci descrive Galassi, quello dell’università, si comprende bene che l’indottrinamento, l’abitudine a questo tipo di “didattica” parte da lì e per un giovane abituato in questo modo è del tutto normale immaginare che sia quello giusto. Io lo vedo dai curricula che mi arrivano in studio, in cui tutti, immancabilmente, sottolineano la frequentazione di corsi di quel tipo. Lo portano come un titolo di merito e, dal loro punto vista, hanno ragione: hanno frequentato, hanno appreso sicuramente qualcosa (da tutto si può apprendere), in qualche caso hanno pure pagato fior di quattrini e volete che immaginino che li abbiano fregati facendo loro buttare via tempo, energie intellettuali e denaro?
Adesso poi, in questo momento in cui nella nostra professione gravano mille incognite legate alle tariffe, a cosa saranno gli ordini e se saranno, alle liberalizzazioni, alla pubblicità, alla mancanza di lavoro, ecc. figuriamoci se riusciamo a farci ascoltare su questo argomento!
Una cosa è certa: la responsabilità più grande di tutta questa situazione ricade sul CNA e sugli ordini provinciali, che non hanno saputo e voluto autoriformarsi, che hanno sempre puntato ai corsi sui quali metteranno le mani visto che non è rimasto loro altro, che sono un elemento di conservazione corporativa di interessi individuali (apparente contraddizione), e finirà come sintetizzato in uno dei post successivi del professore. Ci saranno cattedre di aggiornamento e società collegate per tutti.
Se ci metteremo in fila sapremo almeno a chi indirizzare i nostri….pensieri.”
Pietro
Pubblicato in Architettura
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SALVIAMOCIDALLANORMA …
Ettore Maria Mazzola commented on LAGRANDETRUFFA: …
“La polemica sui certificatori, grazie a Dio, sembra non escludere i “giovani”. Poco fa sul profilo FB del N.I.B.A. è stato postato un commento al post sulla ridicola Biennale di Padova nel quale si legge: (…) Per quanto riguarda l’idea di sostenibilità: cos’è una città sostenibile? E con quale parametro la definiamo? …con una continua proliferazione di certificati e certificatori si riesce a fare molta confusione senza trovare una reale sostanza”. Penso che l’obiezione sia più che lecita, sicché ho commentato così:
(…) sicuramente,non occorre alcun certificatore per la vera città sostenibile. Il certificatore è una di quelle figure assurde e truffaldine che sono state introdotte nella nostra professione per volontà delle multinazionali (e non) produttrici di materiali pseudo-sostenibili che dettano legge a Bruxelles, trovando l’avallo delle lobbies degli ordini professionali che, sapendo di poter ottenere dei soldi dalla comunità europea che possono girare a “persone di fiducia” (parenti, amici, compagni di merende, ecc.) delle varie propaggini degli ordini che, pur non avendo alcuna esperienza di pratica professionale, vengono abilitate magicamente ad “insegnare” stronzate di ogni tipo, dalla sicurezza dei cantieri alla certificazione energetica, ecc. La sostenibilità è invece un qualcosa sulla quale il pianeta non si era mai interrogato prima dello sfacelo generato da un pessimo modo di fare urbanistica e architettura che trova le radici nelle follie di LeCorbusier e nella Carta di Atene del ’33. Basterebbe tornare ad adoperare il buon senso, piuttosto che l’ideologia, e le città potrebbero magicamente tornare ad essere sostenibili, poiché tutto ciò che viene fanno con il buon senso risulta rispettoso dell’ambiente e dell’uomo.
Vogliamo fare un elenco? Bene.
Iniziamo a parlare di costruzioni a chilometri zero, di materiali naturali e durevoli disponibili in loco, di necessità di investire sull’artigianato locale e non sull’industria edilizia, di necessità di dare la massima importanza ai pedoni piuttosto che alle automobili, di necessità di dare la massima importanza al trasporto pubblico piuttosto che all’automobile privata, di opportunità di adoperare materiali tradizionali che possiedono un comportamento termoigrometrico che nessun prodotto industriale riesce ad eguagliare, specie se considerato nel medio-lungo termine.
In poche parole, basterebbe inziare ad osservare quello che chi legifera ha omesso per poter comprendere cosa bisognerebbe fare, la ragione è che tutte queste cose, non facendo gli interessi delle aziende, non possono venir considerate. Faccio un esempio pratico: per quale oscuro motivo si deve consentire lo sgravio fiscale delle spese per l’installazione di pannelli fotovoltaici o di isolanti termici, e non si deve fare altrettanto per chi costruisce in maniera tradizionale con tecniche e materiali che abbattono del 50% le spese di riscaldamento e del 100% quelle di raffrescamento? Come è possibile accettare che la Comunità Europea stia incentivando l’espianto di ulivi secolari nel Salento da rimpiazzare con ettari ed ettari di pannelli fotovoltaici per i quali non esiste nemmeno un piano di smaltimento nazionale pur sapando che tra 15/20 anni andranno sostituiti? Insomma potrei andare avanti all’infinito e non voglio annoiare. Quello che però mi preme è di pregare tutt i di diffidare di certe iniziative che servono solo a dare il colpo di grazia alle nostre città ed all’ambiente!”
E.M.M.
Pubblicato in Architettura
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LAGRANDETRUFFA …
” … i corsi di aggiornamento sono davvero una sciocchezza, almeno per la nostra professione. Quando ne parlo con i colleghi però trovo anche molti favorevoli e mi portano ad esempio i medici. Paragone improponibile, perché la medicina è una scienza in continua evoluzione, come la farmacologia. Ogni giorno ci sono metodiche nuove, singoli istituti di ricerca o centri specializzati che mettono a punto nuovi tipi di interventi chirurgici e quant’altro. Un medico di base deve aggiornarsi, non fosse altro per sapersi orientare e orientare i propri assistiti verso livelli superiori di specializzazione. Ma noi su cosa ci dobbiamo aggiornare? Solo sulle leggi, che sono il problema dei problemi. Mi vengono a dire: la sicurezza, la certificazione energetica, le energie alternative, ecc. Tutte argomenti a bas sissimo contenuto tecnico-scientifico (qualcuna addirittura negativa), tutto un rimasticamento di cose vecchie che basta un po’ di pubblicistica per capirlo. Tu sai che al momento in cui io ho cercato qualcuno che fosse in grado, non a caso ma in maniera scientifica, di verificare un grande volume con raffrescamento passivo, ho sentito solo chiacchiere, ho visto schemini e disegnini e solo un ingegnere riesce ad avere un approccio scientifico al problema.
E poi, diciamo anche questo, la professione libera è anche rischio e responsabilità, è stare sul mercato: se qualcuno mi chiedesse di fargli una casa passiva io gli dico: benissimo, io posso seguire il progetto ma ho bisogno di uno specialista che con i numeri dimostri che la casa è passiva davvero e non è la solita fuffa. Se invece faccio il corso, a pagamento, è chiaro che potrebbe venirmi la voglia di rispondere: senz’altro, c’ho l’attestato! E’ l’obbligatorietà la follia. Ma sappiamo bene a cosa serve: ad alimentare il flusso di denaro che, con l’obbligatorietà è garantito per docenti e organizzazioni. Il tutto ovviamente alimentato dal denaro europeo, cioè il nostro, che poi chiede rigore; denaro gestito dalle Province, che poi valle a togliere se ti riesce con quel sistema di sottogoverno economico che hanno intorno.
Tu dici facciamo una campagna sul blog. Si può provare naturalmente, ma il problema sono i giovani che sono abituatati a questi corsi, che diventano parcheggi con la speranza di trovare lavoro. Fino a quando, una volta diventati obbligatori anche loro si renderanno conto dei costi, dell’impegno temporale, non intellettuale certo. Purtroppo le legge finanziaria di agosto li fissa per legge, con il parere favorevole degli Ordini, che sono alimentatori di leggi le quali creano lavoro artificiale e improduttivo.
Temo che dovremo metterci in fila. Anche quei geometri non credo fossero felici, anzi li ho visti piuttosto abbacchiati e spenti. Ma poi, anche i geometri, su cosa devono aggiornarsi?
Questa società europea esclude la responsabilità individuale, la libera scelta e quindi tutti in fila!”
Pietro Pagliardini
Pubblicato in Architettura
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