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C’E’ POSTA PER LEI …
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IL BAZZANO ‘NAMMURATO …
Pubblicato in Architettura
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“NOVELLA2000” CI FA UN BAFFO …
Giancarlo Galassi :G commented on A VALLEGIULIA PRIMA DI P.P.P. …
“Per la serie Novella 2000, l’assistente più vicino a SM e anche arcinoto quale tombeur de femmes in gioventù era colui che l’ha registrato e sbobinato.
Era anche un disegnatore che dire straordinario è dir poco ma erano tempi nei quali saper disegnare per un architetto era il minimo necessario, come saper affettare il prosciutto a mano per il pizzicagnolo.
Altrimenti fai un altro mestiere.
Poi Aldo Rossi ha stabilito che saper disegnare non serve e non c’è più un corso di disegno in facoltà.
Sono andato a trovarlo, anzianissimo, nella sua casa a p.za della Cancelleria e da un finestrino che ricordo piccolissimo (ma tutto era relativo alla scenografia di fronte) si riversava nella stanza un quadrante di cielo di luce riflessa dal travertino rinascimentale di fronte trafugato al Colosseo.
Da quell’imbuto passavano un paio di millenni di architettura ma nel piccolo studio ci stavano tutti e non bastavano a riempirlo.
Grazie 43, insisti.
Tutti i miei professori a Valle Giulia, Purini, Muratore si tennero alla larga da quei banchi. Chi ci andò preferì non parlarne per non rischiare l’inquisizione, muratoriani e tardo-epigoni compresi.
Però, adesso che più di un muro è giù per terra, e dalle rovine possiamo raccogliere quello che può durare di Muratori, Zevi, Quaroni etc. e tentare una nostra sintesi in piedi sulle loro spalle, sono curioso come una comare.”
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A VALLEGIULIA PRIMA DI P.P.P. …
Un pittore alla settimana – Anna Salvatore
sergio 43 commented on FUOR DI METAFORA …
“Avevo lasciato il Corso di Quaroni perchè il tema, un pò alla Luigi Barzini Sr, di quell’anno accademico: “Una città lineare da Roma a…(Perugia? Mi pare di sì!) non mi attirava per niente. C’entrava forse l’esperienza appena studiata di Cumbernauld (la municipalità della cittadina scozzese, dopo nostra richiesta, ci aveva sommersi di piante e grafici), trasposta poi nel quartiere di Spinaceto. Io tutta quell’utopia urbana non riuscivo a risolverla. Mi dicevano che da Saverio Muratori invece si studiava una architettura più “umana”. Sapevo bene che quella mia scelta avrebbe interrotto molte amicizie in Facoltà. Allora si stava o di qua o di là! Ma pur e proprio perchè venivo da una famiglia di sinistra che faceva i suoi sacrifici per tenermi agli studi, volevo sbrigarmi. Seconda ragione, cresciuto negli anni del dopoguerra, mi era odioso ogni ostracismo ideologico e soffrivo delle divisioni tra colleghi. Terzo, Saverio Muratori era in ogni caso una bella e nobile figura di studioso, senza alcuna spocchia di ridisegnare il mondo e la cosa mi attirava. Comunque è vero che, a differenza di lui, molti dei suoi assistenti, proprio perchè la buttavano in politica, mi stavano cordialmente sulle scatole. Una mattina di quelle nervose (forse c’era uno sciopero della didattica) eravamo tutti fuori la Facoltà. La maggioranza di “sinistra” aveva occupato il piazzale mentre la piccola minoranza cosiddetta di “destra” si era ridotta sulla salitella davanti le scale. Saverio Muratori, sorridente e distratto, riuniva i suoi, assistenti e studenti, intorno a lui. A un certo punto, ecco che arriva l’assistente di cui non ricordo il nome ma che mi sembrava il più simpatico e il più vicino a Muratori. Con lui c’era una bella signora dai capelli corvini. La conoscevamo tutti all’epoca: la pittrice Anna Salvatore. Si sparge la voce e anche dal piazzale cominciano ad arrivare un bel pò di colleghi che si radunano e si mischiano al di là del colore politico. La pittrice, come tanti altri personaggi della politica e delle arti, era venuta spinta dalla curiosità di vedere e capire che cosa bolliva in pentola. Silenziosa e sorridente, accanto al suo anfitrione, osservava quella “Meglio Gioventù” colpita dalla sua bellezza. Per qualche minuto “destra e sinistra”, fascisti e comunisti, in una Roma ancora innocente, si erano riconosciuti soltanto come semplici e sani ragazzi di vent’anni. Poi sarebbero arrivati “I Fatti”!
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TELENOVELA ARAPACIS …
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FUOR DI METAFORA …
Giancarlo Galassi :G commented on COSI’ VA IL MONDO …
“A 43.
Grazie. I due docenti protagonisti sono ritratti benissimo.
A Muratore.
Fascisti da Zevi… fascisti da Muratori (da questo alcuni lo erano non solo metaforicamente)…
E’ incredibile e occorrerebbe una maggior cura da parte di tutti, come si faccia presto a diventare fascisti se non si sta attenti a tutto.Proprio a tutto.
La prima cosa per essere veramente critici, che è l’unico modo per non diventare fascisti, è stare consapevolmente attenti a tutto. Nonostante invecchiando ci sia sempre meno tempo e questo costringe a scegliere cosa trascurare. Purtroppo.”
………….
Carissimo G. G. forse mi sono spiegato male e il mio ricordo sembra offuscato da palese rimbecillimento ideologico …
ma i “fascisti” fuor di metafora ancora nel sessantaquattro c’erano “anche” nelle commissioni d’esame di Storia dell’Architettura … altro se c’erano …
Zevi era appena sbarcato a Roma …
e l’accademia ha sempre una certa inerzia a riorganizzarsi secondo i nuovi equilibri “politici”…
le commissioni d’esame, e non del tutto inopportunamente, sono poi uno strumento di controllo incrociato non solo della qualità degli studenti, …
ma anche e soprattutto dei “comportamenti” dei docenti “a rischio” …
Zevi, evidentemente, andava ancora … tenuto d’occhio …
il centrosinistra era ancora alle porte …
magari Schlesingher andava a cena a via Nomentana …
ma a Valle Giulia …
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COSI’ VA IL MONDO …
sergio 43 commented on:
“MA CHE SO’ ‘STE CANNE?” … “‘NA PRECISA CARATTERIZZAZIONE GEOMETRICA” …
“Per chiudere il dibattito con un sorriso e un pò di nostalgia.
Per l’esame di Storia dell’Architettura Valerio, Roberto, Franco ed io avevamo preparato una, posso dire?, ponderosa ricerca su Carlo Fontana, ponderosa non credo per profondità ma perchè il volume, tra fotocopie, fotografie, schizzi e tutte le altre cose necessarie a cercare di superare l’esame, era parecchio ingombrante. Studiando San Marcello al Corso ci venne l’idea di cercare il centro generatore della curva facciata barocca. Niente di che! Il centro capitava in un punto qualsiasi della strada davanti mentre noi avevamo cercato di trovare dei rapporti più significativi tra la chiesa e l’intorno. Ma tant’è! La tavola mostrava solamente e semplicemente la pianta di San Marcello, ‘sto benedetto centro, i raggi, le curve della facciata e comunque contribuiva a dare massa critica alla nostra ricerca. Quell’omone di Gianfranco Spagnesi, allora assistente, che ci stava esaminando, sofferma l’occhio sulla tavola, si volge al Professor Portoghesi che girava tra i tavoli e, con una faccia da birbante, ne richiama l’attenzione:
“Paolo! Questi ragazzi hanno usato il tuo sistema dei centri generatori per questo Carlo Fontana! (sto ricordando il dialogo a braccio)”
Vedo che il Professore stringe irritato gli occhi perchè ha colto l’ironia del suo assistente. (eccotelo tiè, mi dico, siamo fregati!)
“Ma no! La mia ricerca è tutta un’altra cosa!”.
Fortunatamente Portoghesi lascia cadere la questione e signorilmente si allontana, richiamato da qualcun altro.
Spagnesi capisce di aver superato un invisibile limite e si rituffa sulle nostre carte, cercando di riassumere, pieno di lodevole attenzione, la veste di autorevole esaminatore. Ci fa domande, dà spiegazioni ma credo si sia liberato di noi, promuovendoci, quando scivola di nuovo in un altro tranello che si è creato da solo. Per dare peso al suo discorso cita uno studioso importante del significativo architetto barocco, però…però il nome gli sfugge. Ci prova due, tre volte mugolando suoni ostrogoti. Noi quattro rimaniamo in silenziosa attesa che la situazione si sciolga ma la situazione si fa imbarazzante finchè io me n’esco, un pò esasperato per quella prova così ondivaga:
“Ma chi? Coudenove Erthal?”
Spagnesi mi guarda sorpreso per tanta conoscenza e ci lascia andare soddisfatto. Non sa che è stata pura fortuna! Solo la sera prima, nelle more del ripasso, avevo consultato la mia amata UTET alla voce “CARLO FONTANA” e, per caso, avevo guardato la bibliografia in fondo. Chissà perchè m’era rimasto in testa quello strano nome!“
……………………
per quello che vale …
Fontana NOOOO …
anch’io ebbi un’esperienza relativa agli onnipresenti Fontana …
primo esame, giugno, primo anno …
prima fregatura …
esame di Zevi … “Saper vedere l’architettura” … a memoria, …
ma casco nell’agguato dell’assistente fascista residuale …
tutto su i Fontana … boh? … scena muta …
arrivederci e grazie … evitiamo almeno l’onta del “respinto” al primo esame …
“a settembre” … col Professore … Trenta secco e forse anche la lode …
così va il mondo …
fu anche per questo che qualche anno più tardi, evitai accuratamente il corso di Saverio Muratori, …
ma soprattutto i suoi assistenti “fascisti” che controllavano l’ingresso …
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“MA CHE SO’ ‘STE CANNE?” … “‘NA PRECISA CARATTERIZZAZIONE GEOMETRICA” …
liuk commented on dramma della gelosia
“e bravo portoghesi, che c’ha messo pure un’inaspettata citazione miesiana, con la parete curva in legno della zona pranzo, para para a casa tugendhat… evviva il post-modernismo!
mi chiedo piuttosto chi fossero i consulenti architettonici di ettore scola, nemici giurati del buon paolo (zeviani? razionalisti?); da quel che ricordo i dialoghi tra monica vitti e il macellaio ci andavano giù pesante soffermandosi sui dettagli, tipo le ringhiere dei balconi.”
…………….
“ … Monica Vitti si affaccia ad uno dei balconi, … ed esclama:” Ma che so ‘ste canne?” … “No”, risponde il macellaio “Nun so canne è ‘na precisa caratterizzazione geometrica, così m’ha detto l’architetto!”…“Ah, vabbè!” risponde Monica Vitti nel ruolo di Adelaide.” …
…………………..
niente da eccepire sull’interpretazione …
unica precisazione …
casa Papanice non sta nel quartiere di Monteverde, …
ma tra la Nomentana e viale XXI Aprile …
a due passi dalla casa di Zevi …
e dall’Isolato Federici di Mario de Renzi, …
quello di “Una giornata particolare”, …
e attigua ad un piccolo e misconosciuto capolavoro di Del Debbio …
a due passi da almeno tre storici caposaldi ridolfeschi …
di alcuni pregevoli reperti di Ugo Luccichenti e di Gra …
non lontana dalla chiesa dei Martiri Canadesi …
e dalla caserma della Finanza di Foschini …
e, naturalmente, dal monumento al Finanziere …
di Amleto Cataldi …
Zevi però non ci perdonerebbe di aver, fin qui, tralasciato …
l’0rrendo, ma a suo avviso epocale, …
buzzicone mediceo di Sartogo …
e scusate se è poco …
tanto se sà a Roma er Moderno nun ce stà …
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2 commenti
















