BANANA METAFISICA …

 

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OSCURO IL FUTURO … COME LA COCCIA DELLA MELANZANA …

in caso di guasto alla melanzana, comunque, …

si può sempre provare con la carota, il cetriolo e, soprattutto colla banana …

naturalmente, tutta la colpa è degli antociani

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PER CHI NON AMA IL DIAMANTE … LA MELANZANA …

Le bucce di melanzana per il fotovoltaico di terza generazione …

………………

quando la realtà supera la fantasia …

veri i marziani …

vere le melanzane …

fasulli solo i diamanti …

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I MARZIANI IN FACOLTA’ … PER UNA FACOLTA’ DI MARZIANI …

Un diamante fotovoltaico per Roma – Enel Green Power Magazine

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Uno stile incisivo …

“Simpatica, mordace gag cessaiola, grazie dell’immagine-post, Granata. Il mio amico Enzo Biffi Gentili, nel suo raffinato MIAAO di Torino, ne ha fatto però di migliori e più incisivi.
La tesi di fondo giocosa (ma non tanto) potrebbe essere questa: c’è una colonna fecale che collega i vari piani condominiali-sustanziali dell’edificio dell’arte del ‘900. Orinatoi, vespasiani, latrine, cessi sono cioè luoghi-cult della cult-ura della (penultima) modernità.
Non esagero, sentite questa: “Per ottenere uno stile corrispondente alla bruttezza e alla crudeltà dei miei modelli umani, ho copiato il folklore degli orinatoi, che mi sembrava l’espressione più immediata, la traduzione più diretta dei sentimenti forti. E così ho fatto riguardo ai disegni, che ho preso in prestito dai bambini per la loro sincerità. Mi sono creato così quello stile incisivo, quel disegno in punta di coltello, di cui avevo bisogno”, dichiarò George Grosz nel 1946, ripensando al clima fecale del primo dopoguerra. A quella borghesia famelica della Germania di Weimar che l’artista odiava.
E, a pensarci e penarci bene, senza quell’odore di latrina pubblica e di orinatoi privati delle case di tolleranza non ci sarebbero proprio i miasmi cromatici che emanano dell’espressionismo tutto e tutor oggi.
Per non parlare dell’assoluto orinatoio-fontana di Duchamp: una porcellona-cenerentola industriale-seriale che, baciata dal Principe anarchico francese, diventò in America porcellana-regina dell’arte dell’altro mondo. E che mondo, mondo crudele! Porcellana più preziosa di un raffinato biscuit del ‘700 di Carlo di Borbone europeo. Il re di Napoli che (pare, e dispari) promise, solennemente e assolutisticamente: “trasformerò tutta Napoli in porcellana”.
Ciò non avvenne, per mancanza di tempo e di uomini d’azione. Destino cinico e baro, oltre che di bar, a Napoli! Tanto che molto e mota tempo dopo, il buon Boccioni, nell’Italia in guerra del 1916, invitò i pittori localisti spartenopei a non sciacquare più i pennelli nella “vuota curva” del divino golfo-bidet di Napoli. (Ma tanti e tali furono gli ingiuri e le maldicenza dei pitto-iettatori locali che il poverino morì dopo poco tempo aver letto quel manifesto!)
Da parte mia, coraggiosamente e fornito di adeguati corni, agli e fravagli, quale modesto cultore della materia solida e liquida qui trattata e archiwuòcciatta, nel 1998 omaggiai l’allora in auge “Rinascimento napoletano” di un mio volenteroso “Souvenir del Naples” (tecnica mista: vaso orinale originale terraglia Milano ‘800 marcato “S.C. Richard 213” con soprastante golfo di Napoli con Vesuvio merdante d’autore fine art ‘900. Cottura a 3000 C° cerebrali vesuviani, nda). Senza apprezzati ed apprezzabili risultati, anzi! Sempre e solo augelli senza zucchero per me. Alias: cazzi amari!
Cari muratorini della parrocchietta, vi allego il mio datato souvenir con devozione, ora per allora. Tanto, la situazione in loco non è molto cambiata. La consegna ufficiale, ricordo, fu pubblica e da manuale, … ma ve la scriverò un’altra volta. Ora devo andare perché si sa: oggi e sempre “ripartenza”, e non spartenza!
Saluti,”

Eldorado

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“DURATA INDEFINITA” … “ECONOMIA RILEVANTE” …

Massimo V. commented on INSOSTENIBILE SOSTENIBILITA’ …

“Almeno merita una critica,
anche articolata e tutto sommato poetica, non credi?
Il 99 % di quello che si costruisce qui a Torino,
vista la sciatteria e burinaggine, come minimo, dei finanziatori/impresari di turno,
non va al di là del paramano (inteso come mattone trafilato forato finto sabbiato, e non del glorioso “paramano” pieno di primonovecentesca memoria) perché si vende meglio (non c’è manutenzione) e il cliente ha sempre ragione, a prescindere.
La forma poi è data dal massimo inviluppo della livelletta, della SUL (gia SLP) naturalmente tolti gli extraspessori della legge 13, del V (già cubatura) ammissibile , della verifica dei 4 fronti del cortile e, come direbbero a Roma, de li mortacci tua.
Altro che concinnitas, manco la geometria elementare.
Tutta questa cubatura informe e per lo più periferica non esiste, non merita critica e quindi non viene criticata, infatti quando, periodicamente, La Stampa stila la classifica degli obbrobri da demolire, prima risulta la torre littoria di piazza castello (che è bellissima), secondo il cosiddetto “palazzaccio” di Giovanni Passanti.
Tornando a Pia: i solai cassettonati in c.a. pieno non mi sembrano una brutta idea (una cosa un po’ passatista alla Hennebique che a Torino ebbe tra i primi divulgatori il mitico Porcheddu) e sempre meglio delle onnipresenti travi in spessore di solaio associate alle perenni pignatte h 20, quando va bene, preferite dai pigri e avari carpentieri e a chi li paga (che in quanto a sostenibilità sono maestri visto che aborrono tagliare anche il minimo asse in legno, che con le travi ribassate è inevitabile, al fine di riutilizzarlo nell’ennesima futura schifezza),
e la facciata vetrata è solo sul fronte laterale (dove di solito c’è il muro pieno di confine), nel resto dell’edificio (fronte su strada e verso cortile) ci sono normali finestre apribili.

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INSOSTENIBILE SOSTENIBILITA’ …

memmo54 commented on “UN PROGETTO PAZZESCAMENTE ENTUSIASMANTE” …

“Di conturbante bellezza questi soffitti cassettonati: chissà come l’apprezzeranno i fortunati abitanti !
L’ideale per le conversazioni intime e l’ascolto della musica. Così efficaci da far apparire dilettantesca l’opera di Perret e dispensare al contempo il “brivido” di allogiare sotto un viadotto. Cosa che potrebbe capitare a molti tra qualche tempo.
Meglio sarebbe stato soprassedere, far finta di nulla.
E le finestre che non s’aprono ? Una delizia. D’estate s’innalzeranno schermi a scongiurare l’inevitabile temperatura da ova sode. S’apriranno come le acque di Mosè facendo ala al profeta…la prima settimana, poi..
Chissà come le puliranno, come caccieranno i piccioni. Ma forse oltre ai vetri autopulenti, a catalogo, ci devono essere anche i vetri antipiccione, antiragnatela e via dicendo. Oppure prenderanno quella bella patina di vetro sudicio, vissuto, chiazzato di smog, di prammatica in ogni aeroporto o stazione ferroviaria anche di recentissima costruzione.
Fuori, lo dicono in tanti, è tutto inquinato. Il caos indicibile di rumore di auto, di climatizzatori, di particolato sarà sostituito dal raffinato microclima interno che diffonderà, molto presto, quel sopraffino, indicibile, sentore di muffa, di aria vecchia, assieme, s’intende, a qualche miliardo di bacilli.
Un ben oliato meccanismo di postulati, certificati tarocchi, sottigliezze plastiche sostituirà la banale, insostenibile, materia disposta ad arte.
Migliaia di anni per distillare un modello semplice ed efficace; riparabile da chiunque anche con attrezzi di cucina. Buono d’estate, d’inverno e nelle mezze stagioni: con la pioggia battente, il gelo ed il sole, con minimo dispendio di energia; anche longevo in fine.
Spiacente: da calcoli recenti, da accurati monitoraggi degli enti preposti, non serve più !
C’è di meglio.
Ma quanto dureranno gli schermi ? E chi li riparerà; “quando e come”, se le finestre non sono apribili ? Ed il miracolo dei solai si ripeterà o li vedremo presto controsoffittati ?
Eppure sulla carta tutto funziona: tutto è verificabile con altrettanta, abbondante, carta; nei depliants torna sempre tutto.
La cosa più importante sarà, indiscutibilmente, averli; raccontarli agli amici; mostrare di essere in pari con il proprio tempo.
Il portiere non basterà più: occorrerà avere uno stuolo di ingegneri e manutentori h.24 nonchè un semiologo per interpretare l’inevitabile libretto d’istruzioni concepito e realizzato in una lingua in cui a lemmi certi corrispondono significati sconosciuti. Chi li pagherà ?
Raffinatezze da ricchi in grado di rifare tutto daccapo dopo pochi anni.
E’ questa la sostenibilità ?
Saluto

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