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Comunicato stampa

“Gregotti crede nella città policentrica ed è entrato con delicatezza nel tessuto della Roma abitata, rispettando consapevolmente gli equilibri esistenti, pur rinnovando l’offerta abitativa e di servizi, oltre che l’immagine, di quella parte di città cresciuta senza alcun disegno urbano che la organizzasse, ma con forti caratterizzazioni a livello di gruppi umani (comunità) che nel tempo l’hanno abitata e la abitano. Elimina inoltre la frammentazione esistente introducendo un tessuto compatto disegnato su precisi assi di riferimento, che attraversano, ricomponendolo, tutto il territorio impegnato dal progetto” …

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SECONDO AVVISO …

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SENSA SENSO … SENZA FONDO … SENZA FINE …

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BUFERA GIUDIZIARIA E FINANZIARIA

Eur spa, addio al Polo congressi

Appalto bus: gara con maxisconto

Lettera di Borghini alla Fiera: «Sospendere gli accordi».

Inchiesta Breda Menarini, i verbali Foschi e Menicucci

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vucciria ...

IL GRANDE MERCATO …

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PIAZZA MIA BELLA PIAZZA … PER IL BENE DI ROMA …

tamburini piazza vittorio

sergio 43 commented on: PER LE STRADE DI LUCCA …

“Anche Piazza Vittorio meritava maggiore attenzione a questo riguardo. Tra moderni intonaci a go-go e l’orrore di quel palazzo sull’angolo di Via Merulana, sorto abbattendo senza pietà l’edificio che aveva subito delle crepe, come tanti altri palazzi lungo il tracciato della costruenda Metro A, e spezzando l’unitarietà franco-sabauda delle facciate che abbiamo tanto irriso e che adesso non possiamo che rimpiangere, possiamo dire che ignoranza e speculazione hanno conseguito una facile, troppo facile vittoria sul buon gusto e sulla storia. Si parva licet, ve l’immaginate una Place Vendome o una Place des Vosges lasciata mutilare in qualche sua parte? Anche qui sarebbe bastato un po’ di cuci-scuci come venne fatto, senza abbattimenti, negli edifici lungo Via Appia Nuova! In questo particolare caso erano necessari interventi più radicali? Ebbene, quasi negli stessi anni, il piano negozi di un palazzo sulla Via Prenestina-angolo Piazza Telese e relativi pilastri vennero polverizzati da un’enorme esplosione causata dai botti per il Capodanno che un bottegaio criminale aveva ammassato nel magazzino. Ci furono dei morti e tutte le famiglie in un primo momento vennero evacuate. Grazie al “Il Messaggero” e alla sua lodevolissima iniziativa, la solidarietà cittadina reperì i fondi per un nuovo progetto ricostruttivo dei sostegni, permettendo il ritorno nelle case. Morale? Il valore fondiario di un palazzo in zona centrale é notevolmente maggiore di quello di un edificio della lontana periferia, questa la colpa dell’edificio “piemontese” e quindi non ci furono tutele nè veramente, a quel che mi ricordo, le proteste furono molte e inoltre….. “il moderno”!, vuoi mettere “il moderno”? Conclusione? Tutto giù per terra!. La stessa cultura architettonica in facoltà nascondeva le speculazioni in agguato gingillandosi con queste trasformazioni. Mi ricordo un tema del Corso che aveva come oggetto la chiusura del quarto di cerchio non completato di Piazza dei Quiriti. Guai a portare alla prima revisione la proposta di completare almeno la sagoma in pianta della Piazza! Era tutto un accattivarsi la benevolenza degli assistenti con cubi sovrapposti, pennacchi, aggetti. Non c’era danno in quei disegni che almeno servivano a superare l’esame ma per fortuna, consideravo tra me e me, attraversando l’altro giorno la Piazza di fianco alla fontana centrale, quel buco é rimasto intatto. Chissà che cosa si sarebbe stati capaci di fare in quegli anni! Credo e spero che oggi ci sia maggiore consapevolezza e le tante battaglie, anche se per la maggior parte perse, portate avanti dalla cittadinanza, dalle associazioni e da una parte delle forze (sic!) culturali siano di buon auspicio per la città.

…………….

carissimo Sergio …

ricordo bene anch’io quegli anni …

vissuti da tutti noi in una specie di attonita incoscienza …

ad ascoltare come fosse Vangelo una caterva di sesquipedali cazzate …

che ci venivano ammanite dalla cattedra in quel di Valle Giulia …

d’altronde la facoltà quando io la frequentai a partire dal ’64 …

era stata appena e di fresco “liberata” …

e molti docenti di quei sinistri “liberatori” avevano letteralmente una paura folle …

e magari per difendersi si arroccavano pure su posizioni ideologiche che …

già allora, ci parevano del tutto inopportune …

di sicuro le cose che alcuni ci hanno allora  “insegnato” …

sono le stesse che ancora oggi ci fanno indignare …

ricordi la Babele per l’indimenticabile concorso …

per l’amplimento degli uffici della Camera dei Deputati? …

il “covo” della Casta …

dal quale uscì vincitore quell’immondo accrocco …

firmato Samonà che oggi qualcuno vorrebbe ancora d’attualità …

e che altro non era se non la sintesi mostruosa …

tra una villetta del peggiore Scarpa …

e l’ospedale di L.C. ancora sospeso sui suoi allucinati trampoloni lagunari …

acconciato all’apice con la manona alla maniera indiana …

per cui si doveva tutti gridare al miracolo …

tanto valeva metterci anche le corna delle vacche sacre come fece laggiù l’astuto svizzero …

magari invocando la prevalenza ideologica di più immanenti e redenti zanzarumi …

pur ci saremmo facilmente adattati a quelle delle pontine bufale nostrali …

e poi gli effetti collaterali di quel concorsone …

con la non benevola proposta benevoliana di demolire il Palazzaccio …

(il Leonardo nacque la dove anche il Vittorio) …

forse l’unica opera, insieme al Vittoriano, capace di competere con le migliori cose europee …

per farne un parcheggio sotterraneo e iniziare da lì …

la demolizione sistematica, a tappeto, dell’architettura ottocentesca romana …

ed effettivamente se le normative urbanistiche non fossero state …

una volta tanto, modificate per tempo …

la trasformazione già in atto sarebbe dilagata all’infinito …

ma lo stesso stava avvenendo per la zona dell’Esquilino …

anch’essa orrenda e “piemontese” e quindi delenda ad ogni costo …

la Sogene infatti …

più nota e famigerata come “l’Immobiliare” …

che già di quelle aree eveva fatto carne di porco nei decenni avanti …

sie era, come al solito, attivata per tempo …

e già aveva commissionato faraonici volumi di analisi urbana sull’area …

e proprio allora iniziarono, fatidica coincidenza …

come per il Palazzaccio, i primi crolli …

gli allarmi della stampa più solerte e premurosa, le inchieste giornalistiche …

sulla imminente pericolosità di quegli edifici che …

con la spinta e i tremori della nuova metropolitana …

sarebbero dovuti presto crollare per far luogo ad un più moderno centro degli affari …

che non a torto peraltro già andreottianamente rifuggiva dalle astrali previsioni …

di quanti allora vagheggiavano, vaneggiando …

di pantagruelici e salvifici “Assi” più o meno “attrezzati” …

quindi…

quella porcata recentemente messa a segno a piazza Vittorio …

altro non è che la fine, a coda di sorcio…

di quei sogni di gloria che vedevano complici apparentemente contrapposti …

sia la destra che la sinistra …

intellettuali e palazzinari …

preti e professori …

corrotti e corruttori …

architetti, urbanisti, politici e mignotte …

così come è, né più né meno, tal quale, ancora oggi …

il Bottegone non fu forse pagato, anzi “regalato” …

da quegli stessi virtuosi imprenditori che …

trafficando col Vaticano, finanziavano i comunisti …

e che ancora oggi, “civicamente”, si candidano alle prossime elezioni …

per il bene di Roma? …

IL DIAVOLO E L’ACQUA SANTA …

I MARCHINI TRA TOGLIATTI E MONTINI …

 C’E’ MOLTO ANCORA DA SCAVARE …

 SEMPRE IN PISTA …

 CALCE E MARTELLO …

ARIECCOLO L’ALFIETTO NOSTRO …

“Roma!e la semplice parola aveva un rimbombo di tuono” …

 

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“RITRATTO DI UN ENOLOGO” … e gli angoli impossibili! …

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“Caro Prof,
Domenica scorsa ho ceduto alla richiesta di una coppia di amici e li ho accompagnati al MAXXI dove non erano ancora stati. Sono rimasti colpiti, hanno guardato, osservato, ci siamo presi un tè parlando del suo lavoro di enologo,… “Spiegaci Le Corbusier altrimenti che ti ci abbiamo portato a fare”…., poi, persi tra 2°, 3° o 4° piano, ci siamo ritrovati per caso, io e lui, chiusi in quest’angolo acuto di cui non mi ero mai accorto prima mentre le nostre consorti, oramai lontane, continuavano le loro conversazioni su figli e nipoti. Mentre mi guardavo intorno cercando la via d’uscita, un pensiero ozioso mi ha ronzato in testa, ripensando alle pigre critiche di chi osservava come le curve a spirali del Guggenheim di New York avrebbero impedito l’esposizione di quadri. Questo angolo mi sembrava ancora più perso per una sua funzione espositiva.  Ma Roberto, il mio amico, è stato, ridendo, più diretto nella sua franca brutalità (non c’è che dire, almeno qui Zaha Hadid ha raggiunto lo scopo che ogni architetto sogna: quello di mettere in funzione le cellule del cervello dell’osservatore!). “Sergio, qui chi dirige ci può mettere o una riproduzione della moglie stanca sulla sedia di Sordi…ti ricordi “Vacanze intelligenti”?, oppure qualcosa che si ispiri al quel quadro di Guttuso che abbiamo visto al Vittoriano…gajardo, Guttuso!… ma sì! “Il Ritratto di un agrimensore”, quel quadro che mi ha fatto ripensare a mio padre geometra e a quando lo aiutavo con la palina. Anzi mi fai una foto col telefonino e me la mandi? Ci voglio scrivere sotto “Ritratto di un enologo”. Guarda, per essere più realista mi appoggio pure al muro come mi capita dopo una laboriosa analisi di vini!”  

Sergio Marzetti

agrimensore

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Notre-Dame de l’Architecture a Yamoussoukro …

gliarchicefalici484

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Utilità della Filosofia in architettura …

gliarchicefalici483

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