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Ciclo di conferenze sulle città di fondazione della provincia di Roma: Guidonia, la città che vola
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L’invenzione di un linguaggio Franco Purini e il tema dell’origine, 1964-1976
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mostra a cura diRoberta Albiero e Laura Thermescon la collaborazione di Teresa IanniUniversità Iuav di VeneziaTolentini, aula magna e gallerie del rettoratoSanta Croce 1991Veneziainaugurazione26 giugno 2019, ore 17Tolentini, aula magnalezione diFranco Purini“Inventare un linguaggio”intervengonoAlberto Ferlenga, Roberta Albiero, Laura Thermesapertura26 giugno > 30 ottobre 2019lunedì > venerdì 10 > 17.30chiuso sabato e festiviingresso liberoPer saperne di più visita la pagina dedicata >>
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Dipinto di Antonio Achilli nell’abside della Chiesa di Santa Maria di Loreto di Giorgio Calzabini 1938, Guidonia

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“Tenda al Foro”?!

Nessuno si sogna di musealizzare il Foro Italico, un luogo dello sport unico al mondo ma questa cosa qui, questa robaccia, é un insulto a Roma, alla sua storia e anche ai tanti bravi progettisti che ci sono in giro.
Poco importa se si tratta di un intervento “temporaneo” (e vorremmo ben vedere!). Il fatto che troppo spesso questo aggettivo, “temporaneo”, diventa sinonimo di “l’importante é fare in fretta e spender poco evitando la benché minima progettazione”
.. e dire che il Palazzetto dello Sport di Nervi sarebbe stato perfetto per ospitare un evento come il Roma Grand Prix di Taekwondo..certamente molto meglio che montare una misera tettoia sopra lo storico Stadio della Pallacorda.
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Roma, avviata procedura di vincolo paesaggistico sul II Municipio

La Soprintendenza Speciale di Roma ha oggi inviato alla Regione Lazio la prima proposta di vincolo paesaggistico sul II Municipio di Roma. È l’avvio della procedura di tutela graduata che riguarda ampie porzioni del tessuto storico otto-novecentesco rappresentativo della città giardino nei quartieri Nomentano e Trieste.
https://agcult.it/a/8449/2019-05-30/roma-avviata-procedura-di-vincolo-paesaggistico
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I TESSUTI DI FRANK LLOYD WRIGHT ERANO GIÀ FUTURO. E LO SCOPRIAMO OGGI

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A piazza Pitagora c’è un esempio. In via Lima ce n’è un altro. Ancora un altro a Coppedè, in via Ticino, in cantiere..
A piazza Pitagora c’è un esempio. In via Lima ce n’è un altro. Ancora un altro a Coppedè, in via Ticino, in cantiere. Edifici figli non di progettisti architettonici (che non me ne vogliano, non è diretta a loro), ma di progettisti finanziari, cui gli enti deputati ad approvare i progetti strizzano l’occhio.
Non alludo a fenomeni di corruzione, non voglio mal pensare e non intendo essere male inteso. Intendo porre l’accento sulla posizione che Soprintendenza (ove chiamata in causa) e uffici tecnici scelgono di tenere nei confronti del potere finanziario che gestisce i casi di sostituzione edilizia in città.
Un ente che approva o boccia un progetto edilizio dovrebbe non limitarsi ai soli aspetti tecnici ed amministrativi, ma valutare anche la forma delle proposte. E la forma, quando vuole essere innocua per ”integrarsi nel contesto”, diventa nociva. L’uso di geometrie consuete, materiali neutri, colori ricorrenti, non fa che inseguire un allineamento impossibile tra il nuovo e il vecchio, in nome di una povertà culturale non intesa come ignoranza o imperizia, ma come scelta di non osare. Non vi sarebbe stato il barocco se avesse prevalso il tentativo di allinearsi all’architettura del rinascimento. Non sarebbe esistito il liberty se avesse vinto l’emulazione dell’architettura neoclassica.
Qualsiasi impeto – un materiale di facciata all’avanguardia, uno spartito inaspettato delle aperture, una azzardata geometria dei volumi – sarebbe sufficiente per aprire un confronto e promuovere nuove idee, cioè sognare il futuro. E invece questi edifici risultano così tanto anonimi da non far muovere, dalle nostre pance, neanche un commento. Restiamo tutti nascosti dietro una banalissima consolazione, tanto à la page: è green.
Riccardo Freda
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