PER LA SANTA CANDELORA SE NEVICA O SE PLORA DELL’INVERNO SEMO FORA
Dopo S. Massimo a Palmarola non potevamo concludere questa piccola trilogia guardiniana in maniera antiguardiniana, cioè mestamente e senza speranza.
E siccome adoriamo farci del male, prendiamo (su diverse dritte bloggarole) il capolavoro del riduzionismo in architettura.
Così Ludwig: «Ho scelto una forma intensiva, invece di una forma estensiva, per esprimere, con semplicità e onestà, la mia concezione di quello che dovrebbe essere un edificio sacro».
Dove intensivo /estensivo possiamo qui intenderli (in prima approssimazione) come “atemporalità – unicità – isolamento da un contesto – da un processo formativo ” di contro all’estensività di una forma inserita tra altre forme – in una Storia delle forme (Kant? …più probabilmente Seldmayr? Controllate voi e fatemi sapere).
Ma alla facciaccia di Mies, l’abbiamo pur intuito a San Massimo, la storia dell’architettura non finisce, pure se lui ci ha provato per le vie spicce a farla sembrare superflua sentendosi ormai Oltrarchitetto e facendoci Oltrecredere non solo i committenti ma anche gli scimmiarchitetti per circonvenzione d’incapace. Come se poi il dolce OltreFriedrich non aspettasse goloso che la sua Oltremamma e la cara Oltresorella gli spedissero a Sils Maria del salami d’oltralpe.
Se però verrà il tempo – e verrà, dopo che l’oscurità sarà stata superata – che l’uomo domanderà a [lo trascrivo minuscolo per non disturbare – giustamente, e c’ho remore anch’io – che poi va bene lo stesso e così potete pure intendere quel che volete] …che l’uomo domanderà a dio: «Allora… dov’eri? », allora qualcuno, di nuovo, sentirà la risposta: «Più che mai vicino a voi! ».
Forse dio è più vicino al nostro tempo glaciale che al barocco con lo sfarzo delle sue chiese, al medioevo con la dovizia dei suoi simboli, al cristianesimo dei primordi con il suo giovanile coraggio di fronte alla morte; solo noi non diciamo: “non ne sentiamo la vicinanza, dunque non esiste dio”, bensì che noi gli restiamo fedeli attraverso il tempo della lontananza. Da questo potrebbe sorgere una fede, non meno valida, anzi forse più pura, in ogni caso più intensa di quanto sia mai stata nei tempi della ricchezza interiore [RG].
Giancarlo :G Galassi
(Con dedica a 43)
[duepuntig@gmail.com]















