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- LE ROSE DI PALIZZI ...
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- VENERDI' 30 OTTOBRE 2026 alle ore 17:30 il Centro Studi Giorgio Muratore. Osservatorio sull'architettura inaugura le attività del nuovo anno con l'invito alla presentazione del volume "INNOCENZO SABBATINI. ARCHITETTO 1891-1983" a cura di Clementina Barucci e Bruno Regni. Campisano Editore.
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- Il Centro Studi Giorgio Muratore ricorda con grande affetto Susanna Nobili, con le parole di Flavia Rossi.
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- Pubblicazione del volume “INNOCENZO SABBATINI. ARCHITETTO 1891-1983”.
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Pubblicato in Architettura
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Maledetti … Power Point …
Valentino Chiapparelli interviene sui problemi della didattica …
un punto di vista maturo e ragionevole …
ogni tanto “ascoltare” gli studenti non farebbe poi tanto male …
farli solo “pascolare” per fare ora e ammuina … per guadagnarsi una firma di presenza nei “laboratori”, come didattica, non è un gran che …
e anche concedergli qualche credito in più (2) per riempire l’aula in occasione della presentazione dell’ultimo libro del “professore” … lascia qualche perplessità …
“Da studente, penso che nella nostra facoltà si progetti anche troppo. Sono d’accordo con il prof. Strappa quando dice che probabilmente alcuni Laboratori potrebbero essere fusi in uno solo ma mi assale un dubbio: siamo proprio sicuri che vi sia un cospicuo numero di docenti in grado di insegnare (senza troppa approssimazione) a progettare un edificio, farlo stare in piedi e renderlo costruibile? Si fa presto a dire che la progettazione è momento di sintesi; il problema è che poi in pratica chiunque potrebbe tenere un corso di progettazione. Mi spiego meglio: insegnare tecnologia, storia o matematica presuppone che vi siano nel docente delle cognizioni (più o meno approfondite) tali “da far lezione”. Se insegnare a progettare è teoricamente momento di sintesi, è poi però accertato che è sufficiente avere un po’ di parlantina ed ordinare una serie di slide a casa (maledetti power point) da leggere in aula, parlando un po’ di tutto e niente.
Nelle tanto vituperate scuole per geometri (ad esempio), lavorano anche dei collaudatissimi professori (sempre e comunque architetti ed ingegneri costretti per il misero stipendio pubblico ad esercitare anche il loro mestiere) che tengono delle lezioni bellissime insegnando in un quinquennio: il disegno tecnico, la scienza delle costruzioni, le regole del buon costruire, alcune basi di storia dell’architettura ed i primi approcci al progetto (se non sbaglio fu anche il caso di Ridolfi). Non si progettano Caravanserragli, ponti abitabili, città, grattacieli, edifici “coi buchi” che neanche Nervi saprebbe come farli stare in piedi, ma pollai, case normali, scuole, uffici postali. E’ anche per questo che un ventenne “geometraccio” lavora con più facilità di un architetto frustrato e come minimo di cinque anni più “vecchio”.
Ci sono fior di professori e professionisti romani, che fuggono dalle università per insegnare in provincia. Non hanno assistenti. Guadagnano meno e fanno cento chilometri a giorno. Sono sempre presenti. Non ti propinano i loro libri (hanno di meglio da fare che scriverne) ma te ne fanno acquistare pochi e seri. Con i migliori di loro i libri non si usano neanche. Le loro lezioni non durano cinque ore e quando finiscono ti lasciano libero di organizzarti come meglio credi (non si pascola in aula in attesa della firma). Il computer si usa ma A CASA: in aula si sta con l’insegnante con il quale si dialoga; cari professori ve lo chiedete a cosa serve avere davanti cento studenti con la maggioranza dei quali parlerete solo all’esame? Chi si fa tre ore di viaggio al giorno per venire ad ascoltarvi se lo chiede. Non dico dai geometri…ma da chi a questi insegna forse qualcosa si può imparare. Sarà un caso che qualcuno su questo blog ha scambiato il programma del ‘23 con un programma per geometri? C’è chi ancora studia la chimica applicata ai materiali da costruzione la statica grafica, la topografia ed il progetto stradale… ecc.”
grazie Valentino …
Pubblicato in Architettura
12 commenti
Alla ricerca … della “Scuola” perduta …
Sergio ’43 … ci scrive … e la sua testimonianza … la sua “ricerca” … è, anche questa volta, un po’ anche la nostra …
“Come avrete capito, questo blog per me é la mia “Ricerca del tempo perduto”. Annoierò, credo, la maggior parte, specialmente la più giovane, dei partecipanti come annoio il più delle volte mia figlia quando, davanti le sue difficoltà, prima di studentessa e adesso di architetto, ricordo i tempi passati. Di fronte alle sue rimostranze mi rendo conto che non sono passati quarant’anni da quando risalivo via Gramsci! Sono trascorse ere geologiche! Ma a volte i temi sono così coinvolgenti che non posso non mettere mano alla penna….., pardon!, alla tastiera. E’ vero! Quello che il Professore pubblica era l’Ordine degli Studi che ci veniva consegnato all’atto di iscrizione. Esposto in maniera così sintetica sembra povero di significato, come dice qualcuno, ma bastava immergersi nella sua lettura perchè, prima ancora di cominciare l’anno accademico, la fantasia e le aspettative crescessero di giorno in giorno. Pieno di voglia di imparare mi ritrovai, senza nulla aver saputo dei fermenti degli anni precedenti, in una Facoltà che in quell’anno si era profondamente modificata senza bisogno di leggi e leggine (Per me, quello fu il vero e unico tentativo di rivoluzionare una scuola ancora di stampo idealistico che, specialmente ad architettura, soffriva la separazione tra materie umanistiche (sic!) e scientifiche.Altro che il ‘68!). Era stato sufficiente l’arrivo di Bruno Zevi e di altri dalla scuola di Venezia per reimpostare gli studi. Tutti gli esami erano coordinati intorno al progetto; financo Mineralogia perdeva la noiosa lista di marmi e pietre per dare un senso tattile alle piante, prospetti e sezioni. Tutto ciò durò un paio d’anni, poi senza colpo ferire, si tornò all’antico, al potere delle cattedre e lo studio si disarticolò tra materie che andavano ognuna per la propria strada. Da quello che vedo e sento il processo si é aggravato anno dopo anno. Nelle mia piccola nicchia ammuffita mi chiedo: perchè non tornare allo studio assiduo di quei principi di base, necessari per la crescita organica di ogni studente? Una volta acquisita una robusta capacità di analisi ognuno può scegliere e approfondire come via di ricerca la materia più congeniale alla propria personalità.”
“una cosa semplice e fatta bene” …
Pubblicato in Architettura
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Al centro del mondo …
Giuseppe Strappa … che scopriamo nostro assiduo, attento e, peraltro, assai irascibile lettore … dopo un primo intervento piuttosto risentito … (e non capisco ancora bene il perché …) rispondendo, questa volta con maggior pacatezza, all’intervento di Sergio Cardone … e smessi i panni del vendicatore della 270 … così commenta, a sua volta:
“Caro Cardone,
credo che lo scopo di una riforma, oggi, dovrebbe essere quello di far funzionare dei veri laboratori composti da più discipline, come è stato sperimentato (non sempre nel modo migliore) in alcune facoltà (Torino, ad esempio).
Il vantaggio non è soltanto la riduzione del numero degli esami, ma soprattutto la formazione dello studente architetto alla sintesi: capire che ruolo ha la tecnologia nella forma architettonica, come vengono finalizzati al progetto gli studi di scienza delle costruzioni, come la tecnica di rappresentazione intervenga nel metodo di progetto.
Nelle nostre facoltà la tecnica delle costruzioni, ad esempio, viene spesso “subita” dallo studente. Questa disciplina viene in genere insegnata seguendo una logica professionale: si inventa la forma e la si realizza attraverso la tecnica (il calcolo, il dimensionamento delle sezioni ecc.). La tecnica serve all’esecuzione, interviene nella fase finale. Per un architetto la tecnica dovrebbe invece intervenire dall’inizio, costituire parte integrante delle scelte progettuali. Un laboratorio di progettazione e realizzazione insieme, per dirne una, potrebbe servire a insegnare meglio le due cose, ponendo anche problemi di metodo e, magari, coinvolgendo di più lo studente.
Non dico una cosa nuova. Se ti rileggi quello che scrivevano i fondatori della Scuola di Architettura romana del ’23 vedrai che la pensavano allo stesso modo, che tutti gli insegnamenti ruotavano intorno al progetto. E’ questo l’insegnamento che ne dovremmo trarre!!!
Purtroppo oggi la logica non è più quella di una scuola, ma di una facoltà costituita da discipline autonome.
E’ vero quello che dici: ogni riforma è figlia del proprio tempo. E ogni disciplina, nell’età delle specializzazioni, si arrocca infatti intorno ai propri interessi e il dialogo è, di fatto, quasi impossibile. I motivi non sono sempre le carriere e il potere accademico. Chi ha studiato e insegnato per decenni storia, tecnica o disegno ritiene che la propria materia sia il centro del mondo. Anche questo è un portato dei tempi.
Mi fermo qui per non tediare oltre i frequentatori del blog.
Ma lasciami dire che la voce degli studenti, in questa delicata fase di transizione, è molto fioca e si riduce spesso ad un mugugno sugli esami.
Saluti”
G.S.
Tutto sommato … una posizione condivisa … da sempre …
anche se ‘sta “centralità del Progetto” … mi sembra di averla sentita … da qualche parte … qualche altra volta … comunque … repetita …
certo che chi ha “studiato e insegnato per decenni” …
la progettazione …
magari … “ritiene che la propria materia sia al centro del mondo” …
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Piazze … alberi … palle di cannone … e frattaglie varie …
Riceviamo da Isabella Guarini e volentieri vi giriamo:
“Caro Prof. Muratore, non ho parole per descrivere i due eventi di arredo che mi sono capitati sotto gli occhi. Nelle università, nei convegni, si parla tanto di grandezza dell’architettura , ma quando si cammina per strada a livello di semplici pedoni, gli scenari sono apocalittici. Perché, mi chiedo, è stata presa a cannonate e inclusa in un finto vesuvio di sampietrini la povera magnolia che se ne stava tranquilla nella Piazza Amedeo in Napoli, coccolata dall’atmosfera liberty del contesto? Quale operazione cult c’è alla base della scultura simil vesuvio con uno ambiguo tubicino da cui scorre un filo d’acqua che ricadendo forma una piccola vasca-sputacchiera. Chiedo lumi”,
I.G.
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Architettura e … tecnologia …
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Grandi … progetti … romani …
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