PER ACHILLE PERILLI di Franco Purini

Un ricordo

È impossibile riassumere in un breve testo una personalità come quella di Achille Perilli assieme a una definizione appropriata ed estesa della sua opera. Ciò che si può scrivere in poche righe riguarda quindi  una rapida rassegna tematica che può semplicemente servire a delineare un possibile itinerario da percorrere all’interno dell’ampia letteratura storico-critica che il suo lavoro ha prodotto.

Con la scomparsa di Achille Perilli viene a mancare all’arte italiana un grande protagonista che dalla seconda metà del Novecento ha avuto un ruolo centrale nella sua ricerca, nel dibattito sul significato del dipingere, e sul concetto stesso di arte. Un dibattito nel quale la sua lucidità e la sua passione raggiungevano  livelli di grande intensità e soprattutto di notevole chiarezza teorica. Nella sua lunga e operosa avventura creativa credo si possano individuare tre fasi. La prima, quella della sua formazione, lo vede scoprire e interpretare la difficile e misteriosa essenza dell’astrazione nelle varie modalità di espressione pittorica che essa propone, orientamenti nei quali la visione individuale deve rinunciare a farsi comprendere mantenendo il suo contenuto enigmatico.

Il secondo periodo inizia con la nascita di Forma 1,  un movimento proposto da un gruppo di giovani artisti che si ponevano oltre il realismo propagandato dalla sinistra per affermare la necessità di un’arte più avanzata, meno pedagogica e narrativa, nella quale il senso della pittura si confrontava con le origini stesse dell’arte intesa nella sua vera natura. Un’arte sperimentale, dal contenuto complesso, concettualmente labirintico e privo di finalità propagandistiche. In quegli anni Achille Perilli pratica la sua scrittura segnica che per un verso allude negli impaginati delle sue tele alle pagine di una graphic novel , per l’altro schematizza in fantasmi antroporfi gli esseri umani di cui rappresenta le tracce dinamiche in magici grovigli di tratti veloci ed evocativi, magnetici nella loro provenienza onirica.

La terza fase della pittura di Achille Perilli si potrebbe definire come una continua e poetica interrogazione tra la superficie e la spazialità. Geometrie visionarie sono infatti planari, mentre simulano al contempo un loro sviluppo tridimensionale, al quale si aggiunge una sottile tonalità conflittuale che rende da una parte metamorfica la composizione, dall’altra conferisce ad essa una solidità cristallina. Il tutto all’interno di un perfetto cromatismo timbrico, suggestivo nella contemporaneità di accordi armonici e di dissonanze. Inventore di una sua personale geometria, egli affermava nei suoi quadri, spesso di grande formato, l’impossibilità di una realtà sicuramente decifrabile, stabile e visibilmente abitabile, e la contemporanea esistenza di un’antirealtà in costante trasformazione, allusiva di mondi formali alternativi. Originale in tutti i suoi aspetti, l’arte del grande maestro romano è il frutto di una riflessione profonda sulla modernità e sulla sua evoluzione. Una riflessione individuale sui vari linguaggi delle avanguardie che egli ha saputo trasformare in una sintesi quanto mai personale, autenticamente sentita, esemplare per la sua energia espressiva, per la sua ammirevole coerenza nel tempo.

Agli inizi degli Anni Sessanta ho avuto la fortuna di conoscere Achille Perilli nello studio di Maurizio Sacripanti, nel quale lavoravo. L’ho frequentato da allora diventandone amico, se così si può dire di una persona dalla quale mi separavano quattordici anni, che assumeva per me la dimensione di un maestro da rispettare e sulle cui posizioni occorreva meditare attentamente. Ho appreso molto da lui, in lunghe discussioni. Erano gli anni del Gruppo 63, con il quale aveva un rapporto assiduo, ma anche autonomo. Ricordo le serate nella sua casa a Largo Argentina, i tanti artisti che la frequentavano, i molti problemi sui quali si ragionava, la presenza nella sua vita di Gastone Novelli, un suo fratello ideale nell’arte e nel mondo, che stava diventando sempre più molteplice e conflittuale, della ricerca artistica. Achille Perilli aveva conosciuto Lucia Latour una presenza importante del nostro studio di Corso Vittorio, che divenne sua moglie e madre di Nadja. Nel contesto ricco e vitale del quale Achille Perilli era il centro Lucia Latour dette vita al Gruppo Altro, facendo della danza la sua principale attività in uno stretto ma anche libero rapporto con le idee che animavano quella vera e propria comunità di pensiero e di azione.

In contatto con la cultura artistica nordamericana, francese e polacca Achille Perilli era molto attivo come intellettuale. Accademico di San Luca ha fondato riviste come Esperienza moderna e Grammatica; ha contribuito in gran parte a far conoscere in Italia un grande protagonista del teatro del Novecento come Tadeusz Kantor; è stato docente per molti anni presso l’Accademia Costume & Moda; ha creato con la sua Librericciuola una collana di testi rari che nel suo insieme è un piccolo ma prezioso monumento  al pensiero sull’arte; è stato un promotore di Forma 1, come ho già ricordato; si è confrontato incessantemente con altre tendenze in vista di una costante progressione evolutiva che rinnovasse i fondamenti stessi della ricerca artistica. A fronte del sentimento di perdita che la sua morte provoca in me sono convinto che la sua opera continuerà a lungo a rendere più vera e sincera la presenza e l’essenza del fare artistico in quanto una delle espressioni più necessarie e profonde della nostra esistenza.

Franco Purini

18/10/2021

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