NO TROLL …

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memmo54 su: La falsa ultima vignetta di Fa…

“Gli è che c’è troppo tempo a disposizione.
La lunga marcia per liberarci dalla necessità ha raggiunto il suo scopo liberando qualche individuo, ma non tutti, dalla necessità : dall’avere qualcosa di più significativo da fare.
Residuano quindi le chiacchiere; la poesia (…quando c’è !…) e spesso nemmeno quella; le interpretazioni, appena accennate, da separare faticosamente dalla incontenibile logorrea che le confonde e che ci illude di poter intavolare un dialogo con l’Universo.
Quando la svolta debolista dichiara non esservi più realtà ma solo interpretazioni…personali e qualche volta autorevoli interpretazioni, non giustifica il fatto: lo enuncia.
E qui le interpretazioni non mancano davvero…siamo completamente in linea con il caos attuale.
Siamo profondamente moderni…”
Saluto

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1 Response to NO TROLL …

  1. Andrea Di Martino ha detto:

    Ma benedetti ragazzi (sia chiaro che in tale categoria vi includo anche Sergio 43 e Memmo 54), anche se ripensiamo a quella forma di catechismo che ci hanno impartito a scuola, ossia che le sentenze “apodittiche e apocalittiche” (quelle su cui ironizzava Sergio 43) non sono altro che le conseguenza di quel nichilismo che è padre dell’avanguardia, che poi è mamma di tutti noi, ma solo per intercessione dello “zeitgeist” (proprio come la vergine Maria che diventa mamma di Gesù per intercessione dello spirito santo), allora quello che voi vi ostinate a non capire è che il caos che ci portiamo dentro (quello che Memmo 54 ritiene essere il miscuglio di fatti e interpretazioni da cui discende quell’incapacità tutta moderna di discernere gli uni dagli altri), in se stesso non è nè buono nè cattivo, così come la natura (non dio, ma la natura, appunto), in se stessa non è nè benigna nè matrigna, malgrado le declinazioni poetiche che Leopardi ci ha dato della seconda interpretazione, poichè se la natura è matrigna per un poeta, di certo non può esserlo per un architetto, foss’anche un “architetto poeta” (perchè anche lui sa bene che se ci crolla il soffitto in testa per effetto di un terremoto, possiamo sempre prendercela con l’ingegnere che non ha tenuto dei conto dei criteri antisismici). Chiedersi se il caos che abbiamo dentro di noi si configuri oppure no come la trasposizione del caos che ci circonda (leggi: modernità), è una questione del tutto secondaria, perchè, in fin dei conti, quando parliamo di modernità non facciamo altro che parlare di una precisa dimensione del tempo e dello spazio, mentre se partiamo dal presupposto che il caos non è altro che il tutto non ancora ordinato, allora esso coincice con quel “brodo primordiale” cui alludevano gli antichi greci (“Dunque, per primo fu il Chaos”, si legge nella Teogonia di Esiodo), ossia la “causa non causata”, sia essa trascendente (il dio dei cattolici), o immanente (il dio di Spinoza, che poi non è altro che la natura), al di là di una qualsivoglia dimensione spazio-temporale. Questo per dire che il caos è all’origine non soltanto di ciò che che esiste a livello reale (la vita in senso lato, prima ancora che la vita “moderna”), ma anche e soprattutto di ciò che esiste a livello potenziale. In ciò sta il senso della frase (solo in apparenza criptica): “Bisogna avere il caos dentro di se’ per generare una stella danzante”. Per dirla terra terra (un po’ alla Celentano, diciamo così), potremmo dire che l’ordine è lento, mentre il caos è rock. Infatti, se è vero, com’è vero, che nella frase di Nicce il riferimento alla danza non è altro che una metafora di quello spirito dionisiaco che dice sì alla vita (per quanto caotica ci possa apparire), è altrettanto vero che è molto difficile pensare a qualcosa di più dionisiaco del rock. Ad ogni modo, il riferimento a Nicce non è improprio nè casuale, perchè ci ricorda che perfino il concetto di “nichilismo” non è affatto una prerogativa dell’avanguardia (e quindi della modernità), a dispetto di quello che ci hanno detto al catechismo. Infatti Nicce è stato “nichilista” prima ancora dell’avanguardia, ma anche (e soprattutto) “antimoderno” prima ancora del Mazzola. Pensateci… così… tra n’abbuffata e l’artra… del resto, anche le (tradizionali) abbuffate natalizie sono parte integrante di quello spirito dionisiaco senza il quale la vita sarebbe quantomai insipida: adatta cioè ad un diabetico, più che ad un archivoccico (a meno che non sia anche lui diabetico, naturalmente)…
    Buon Natale e felice anno nuovo a tutti :)

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