ARCHITETTURA BUONA COME IL PANE n.14: EMILIO GARRONI …

ArchitetturaBuonaComeIlPane14_01

ArchitetturaBuonaComeIlPane14_02ARTE ATEA MISTICA

Santo Scolaro sarà pure un avatar carino ma a prenderlo sul serio è da brividi. Mi corre l’obbligo di entrare schizofrenicamente in polemica per cogliermi in contraddizione. Contraddizioni e onanismo (non è il sottotitolo di questo blog?) del resto uno non può sbrigarseli che da solo. Prima di tirare avanti a pagnotte di architettura occorre riattizzare un forno che dà l’impressione, visto l’andazzo, di smorzarsi ideologicamente su sicurezze trascendentali indicate da Guardini. Urge, allora, una definizione, di più, una spiegazione plausibile della nostra invincibile sete di assoluto che non solo sia atea ma che giustifichi anche quella del credente.

Di pancia forse potremmo accontentarci di una prestidigitazione mistica alla Luigi Lombardi Vallauri – un altro dei nostri maestri preferiti di apofatismo – del genere: «Dio può esistere e può non-esistere», restando poi in piedi a meditare il paesaggio di “Nera luce” di qua e di là di questa doppia soglia. Oppure, forse, abbassare gli occhi a studiare la soglia stessa come Loser de “Il cinese del dolore”. Certamente non accontentarci di adolescenziali consolazioni alla Luca Carboni e Fabri Fibra, «Nessuno sa il confine, nessuno sa la fine»: se c’è una cosa che conosciamo, a cui arriviamo senza mai deciderci a entrare/uscire, è proprio il confine, la soglia di quella stanzetta fin dove lo Stalker ci ha accompagnati.

Riepilogo realista. C’è una pagina di pixel con vaneggiamenti di un anziano su un blog di architetti. Siamo in una camera che resta sfocata tutt’intorno allo schermo. In tralice, con la coda dell’occhio, fuori dalla finestra, altre case. Più oltre, allargando il campo (e già ci serve una fantasia allenata da Google Maps),  diventa tutto via via più indeterminato. Non per questo ne siamo inconsapevoli. E’ sufficiente un’immaginazione vaga a renderci conto di un universo sconfinato in cui siamo immersi. Un universo indeterminato che nasconde il Tutto e il Nuovo, e ci assale, richiede di essere esplorato, ci aspetta, ci mette ansia perché siamo sempre e comunque in ritardo. E che per trasformarsi in stretta trappola gli basta essere impensabile a noi che lo pensiamo.

 

 Giancarlo :G Galassi

 

[duepuntig@gmail.com]

 

PS: allegate due paginette dove la cosa è spiegata molto meglio. Buona fortuna.

E.Garroni_ImmagineLinguaggioFigura_33-37

 

 

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Una risposta a ARCHITETTURA BUONA COME IL PANE n.14: EMILIO GARRONI …

  1. sergio de santis ha detto:

    “L’uomo vuole sempre sperare.
    Anche quando è convinto di essere disperato.”
    A. Moravia

    … tra le altre cose mi sembra sempre di aver letto solo “Onanismo” … mai “Contraddizioni” …

    ‘sta pratica perversa che ce imponi de svolge insieme a te ce sta a minà’ … si ner fisico ma pure nella mente … er bello è che nun diventamo manco ciechi (forse) … e continuamo a legge …

    Come dicevo a ‘n’amico … ieri ..a ‘n certo punto … ho smesso de lavorà … anche perchè c’ho avuto la sensazione che stavo a fa’ solo stronzate … (come fanno certi architetti der sottobosco) … so annato a casa e me so fatto ‘n coniglietto co’ l’olive e pure ‘n po’ de pomodorino … cor coperchio … a foco lento … ero felice.

    Damose pace … te prego …
    ce stai a sfiancà … tra un po’ c’avrai ammazzato a tutti … già semo mezzi paralizzati …
    ma quanto po’ continuà … così?

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