SOLERI L”INVASATO” …

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ELDORADO on: “MURA INCANTATE” …

“Caro Sergio 43, leggo in ritardo il tuo sos, l’Oriundo già ben rispose, …
non ho capito il percorso che -fresco sposo, provenendo da Positano – facesti per imboccare la Napoli-Salerno-Reggio Calabria, casello Vietri sul Mare. Forse eri un po’ ubriacato dalla bellezza muliebre e della sirena posi-posa-tana (tana di Bacco e Venere, s’intende). Hai per fortuna sbagliato strada e sei passato così davanti al Solerimeion delle ceramiche ‘900 vietresi paesane doc.
Ma veniamo al punto dell’imprecazione sul quale chiedi lumi e traduzioni locali. Rallentando e frenando d’improvviso credo che tu ti sia beccato il classico: “all’anema de muorte ‘e chi te mmuorte!”. Se invece la tua frenata è stata veramente brusca e senza preavviso, modello “tamponamento sicuro”, c’è stato quasi sicuramente l’aggravante dello “stramuorti”, e cioè ti sei beccato un: “all’anema de muorte e stramuorti e chi te mmuorte!”
Se, ancora, quello che stava ti dietro è stato quasi miracolato “per evitato impatto” ed ha portato un cero al sant’Antuono Abate, patrono dei ceramisti del loco, allora può essere che costui sia ricorso alla “maledizione del carabiniere”, e cioè che ti abbia verosimilmente rivolto la verace: “all’anima de muorte e stramuorti e chi te mmuorte, a salire e a scendere fino alla settima generazione!” Ma senz’altro (e per fortuna tua e i tuoi discendenti che nessuna colpa hanno) la maledizione è andata ormai in prescrizione.
Non così Soleri che, salute a nuje, è morto di fresco ultranovantenne, a qualche anno di (rispettosa) distanza dal suo coetaneo don Vicienzo Solimene, che, giovanissimo intraprenditore venuto dal Nulla, nel 1950 ebbe il coraggio di stracciare il progetto (ovvio) di fabbrica che già aveva, optando per il rischio Soleri, un torinese (ma forse don Vincienzo lo scambiò per un “tedesco”) che era venuto lì un’estate, con la tendina in riva al mare, per manipolare un po’ di ceramica sol-ar sol-imene, e scoppio la scintilla creativa d’arte-industria vietrese di ampio consumo.
Attenti a quei due, quindi: a quella tipica simpatica coppia di un’Italia coraggiosa e fortunata post/bellica Nord-Sud, intraprendente e avventurosa, non imbrigliata del tutto; perché, con le regole del “come te movi te fulmino” d’oggi, e tutte le associazione ambientaliste odierne di guardia, quell’edificio (alla lettera) invasato, per la cui realizzazione fu sbancata mezza collina della vietrese Madonna degli Angeli e angioletti a contorno, non sarebbe mai nato e mai noto.
Anzi, nemmeno mai pensato e ricordato oggi su questo blog. E quindi Sergio 43 quel di non avrebbe frenato di botto e di brutto e detto: “Ohibò, ‘o Sol eri mio sta ‘nfronte a mme!!”
Saluti,

Eldorado

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2 Responses to SOLERI L”INVASATO” …

  1. sergio 43 ha detto:

    Grazie Eldorado, sapevo che potevo contare su di te per una colta, approfondita e divertente spiegazione. Ringrazio anche Oriundo, di pari eleganza e sottigliezza.
    Insomma, questo era il significato di quella musicalissima melopea!? Fantastico! La cosa non mi offende affatto. Anzi! Ringrazio il cielo che il nostro popolo nutra ancora e con immutata freschezza tutta l’antica arte dei fescennini, delle atellane e delle rime plautesche. Quel ragazzo mi ha in effetti recitato un brano di commedia senza tempo. Ti immaginerai che anche noi a Roma abbiamo mantenuto l’antica arte dei versi licenziosi. Metto a paragone con l’interiazione di Vietri questa che ascoltai con stupore un giorno alla Stazione Termini. Un gruppo di ragazzi erano venuti a salutare un amico che andava soldato. Spinte, abbracci, scappellotti fino a quando il partente non si affacciò dal finestrino e allora risuonò un affettuoso: “Ma va a sona’ ‘r tamburo su la panza de quella tr…”biip!” de tu madre co’ l’ossa de li mejo mort..”biip!” tua!!!!” Poesia, poesia pura! Anche il nostro padre Dante non temette di cantare un sonoro, anche se più delicato e pudico: “…ed elli avea del cul fatto trombetta”.
    Che c’entra con Archiwatch tutto questo bla bla?, qualcuno dirà. Ma quel colorito richiamo ha fissato il ricordo del colorato edificio di Soleri e l’Inferno di Dante é una delle architetture più possenti della storia italiana!

  2. Pingback: “Ma va a sona’ ‘r tamburo” … | Archiwatch

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