Cari Archiceffi, sabato con Repubblica e 1 Euro in più c’era questo libretto divulgativissimo curato da Maurizio Ferraris, che ultimamente mi capita di seguire con interesse per questa questione del Manifesto del Nuovo Realismo in Filosofia (magari c’è qualche filosofo – Serafini? Batti un colpo -che ce lo recensisce?) e a cui questi librini facili facili forse non sono estranei. Lo so che a un intellettuale che si rispetti fanno ribrezzo ‘ste cose troppo pop o plop da defecazione rapida, però voi forse non siete troppo ammalorati di intellettualismo se siete qui in giro e magari dal giornalaio, di martedì, lo trovate ancora.
Il tema è : Estetica o Estetismo? Un tema che ci riguarda da vicino. Purtroppo.
Che non si sa mai bene come prendere. Meglio ignorarlo. Io vi trascrivo il finale dell’intro.
“La bellezza dunque, importa. Ma bisogna evitare l’eccesso inverso rispetto alla squalificazione novecentesca. L’idea di Dostoevskij secondo cui la bellezza salverà il mondo è in ultima analisi
tutt’altro che benigna: non date né scienza né pane al mondo, dategli lustrini e veline, e che si accontenti. Insomma, si sente il vento, non tanto della follia, quanto piuttosto dello stupore a poco prezzo e del raggiro che pagheranno caro. Un rischio collaterale di questa frase così immodesta (perché veniva da uno scrittore, dunque da un professionista della bellezza) è inoltre di far odiare la bellezza, e di farle preferire il brutto per il brutto. Il che,fra l’altro, è storicamente avvenuto. Non appena un artista, un critico, un filosofo, si sono infuriati con l’idea che la bellezza avesse la meglio sulla giustizia e sull’umanità, il primo gesto è stato per l’appunto teorizzare, o purtroppo anche realizzare, opere brutte, che non fornicassero con l’estetismo, che ci mettessero sotto gli occhi i dolori del mondo, senza redimerli, ossia lasciandoli brutti, anzi, aggiungendo bruttezza a bruttezza. E poi, già che ci siamo, si è provveduto a riempire il mondo di case brutte, di calzoni a zampa, di panini alla piastra, e ovviamente di opere che meriterebbero di finire al MOBA, il Museum of Bad Arts di Boston. MF”
Un saluto,
Giancarlo Galassi :G





Caro Giancarlo, poichè compro anch’io questa serie, ma questo l’ho solo scorso, mi permetto di consigliarne la lettura contestualmente ad un numero precedente con tema l’Arte. Lo dico perchè, a prescindere dalle selezioni dei testi degli autori, Maurizio Ferraris non è ovviamente neutro nei giudizi e anzi direi che propende fortemente ad una visione dell’arte di tipo concettuale. Non foss’altro per il fatto che c’è una lunga (relativamente alle dimensioni del libretto) e amichevole chiacchierata con Danto.e quindi è bene inquadrare ciò che dice nel “contesto” di chi lo dice.
Diciamo che in questo caso anch’io faccio una lettura concettuale.
Saluti
Pietro
E’ proprio per questo che chiedevo soccorso a un filosofo professionista perché mi sembrava di aver capito, dopo aver letto di corsa dandogli giustamente lo stesso valore di “Tex, El Morisco e Il Fiore della Morte”, il manifesto del Nuovo Realismo, dopo le pompe magne che gli aveva fatto Repubblica, prima su Alfabeta del Marzo scorso e poi in volume edito da Laterza, mi sembrava di aver capito che la propensione alla concettualità, come in quest’introduzione all’Estetica, fosse in calo.
A ragione il nostro archianfitrione dice che ‘sta cultura è tutta una buggeratura, però essendo una frase in gran vigore sia nel vecchio ventennio e poi anche nell’ultimo, preferisco non dargli credito e sperare (poco pochino pochetto) che Ferraris, Eco & co. ci si siano messi di buzzo onesto – tra l’altro la loro morale non era poi troppo distante da quanto tu nel tuo blog e poi qui in questo sembri / sembriamo perseguire predicare (con finezze di dettaglio diverse sulle quali polemizziamo ridicolmente – ma son sempre dettagli).
Per ora: boh! e alla prossima.
Magari mi rileggo ‘sto Manifesto con più attenzione e lo recensisco io ma prima devo finire Paperino e le Uova Quadre di Carl Barks così entro in argomento.
Il Cattocomunismo si prepara a governare e riformula la sua eterna Estetica, quella che secondo loro confina con i massaggi e non sente più i messaggi. Visto che il nostro Prof mi mandò una trentina di anni fa a rompermi le corna da Emilio Garroni mi sento oggi chiamato a dirne una. Estetica non è una cosa che “non si sa mai bene come prendere”; è semplicissima: mi piace o non mi piace. Quando incontrate una cosa che non capite e c’è pronto qualcuno disposto a spiegarla non vi spaventate. Pensate piuttosto a quel 1’300’000€ che avete appena speso per mettere nel MAXXI le sculture di Staccioli, quei tubi arancioni che calano dal soffitto: non è semplice? se volete maggiori spiegazioni le trovate a http://www.youtube.com/watch?v=OfsJAgaY62E
Non ho voluto farla lunga ma ne avevo una voglia…….
Saluti
Massimo Catalani
proprio oggi ho fatto la mia entreè al MAXXI e ho visto quegli stupidi tubi rossi. Non ho nemmeno provato a chiedere di chi o cosa fossero o rappresentassero. Non me ne fregava proprio niente. Ho visto anche una specie di trombetta nera attaccata ad un muro che tuttora non so cosa sia nè, idem come sopra, mi frega niente. Non ho visto altro perchè il tempo stringeva causa paura dello sciopero dei treni. D’altronde c’ero non per il MAXXI ma per un convegno sulla professione. E, della serie mi piace o non mi piace, posso dire, ma con molta indifferenza, senza alcun impegno, nè astio, nè partecipazione emotiva, non mi piace.
Pietro