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filippo de dominicis su: BRAVI E FURBI … FURBI E BRAVI … “una intelligente furbizia mescolata ad un tipico senso di nascosta superiorità di una piccola nazione europea che ha saputo sopravvivere e guadagnare sui conflitti del nostro continente…” … “Anche per questo la cultura architettonica è rimasta sorpresa dalla colossale imprudenza da loro commessa nella proprietà della sede milanese della casa editrice Feltrinelli lungo lo spazio degli ex bastioni spagnoli tra Porta Volta e Porta Garibaldi. Non si tratta solo della loro incapacità di comprendere i caratteri strutturali della cultura architettonica della città italiana e di quella milanese in particolare, come essi pretendono, ma piuttosto di una volontà colonialista di imporre, non si capisce perché, l’impronta di una cultura nord germanica a noi del tutto estranea e non sostenuta neanche dai principi dell’internazionalismo degli eredi del movimento moderno. Una sorta di atto di imperio sottolineato da una continuità planivolumetrica che nulla ha a che fare neanche con il ricordo delle mura spagnole preesistenti. Tutto questo in nome di una delle case editrici più importanti del nostro ultimo dopoguerra, contro ogni rappresentazione della stessa Fondazione Feltrinelli, ambedue sempre volte a documentare criticamente il difficile cammino della cultura progressista. Anche per gli architetti, non tutte le ciambelle ecc. ecc., ma purtroppo il buco (se il progetto si realizzerà, anche se speriamo non succeda) se lo dovrà sopportare Milano per molti decenni. ……………. Dio mio che scandalo a Milano … poffarbacco … il sor Vittorio si è incazzato … per essersi visto soffiare sotto al naso un incarico al quale puntava da più di trent’anni … pazienza, sono cose che capitano nelle migliori famiglie… d’altronde la Feltrinelli … si era già sbagliata una volta pubblicandogli “IL TERRITORIO DELL’ARCHITETTURA” … si vede che ora si è sbagliata un’altra volta dando l’incarico agli incauti svizzerotti … sbagliando si impara … caro, intoccabile, Vittorio … forse sei passato di moda anche te … non te la prendere … capita a quasi tutte le star … quando non sanno invecchiare … |
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Non dimentichiamo che Gregotti aveva progettato, in altri tempi, una sede per la Feltrinelli. Gregotti con il suo colonialismo macrocubico ha fatto danni a iosa e ha perso occasioni meravigliose. In questa circostanza ha perso un’occasione per stare zitto. Certo il progetto di H&deM non è eccezionale, un po’ commerciale e ripetitivo ma ormai è arcinoto ed è stato pubblicato ovunque. Il momento di discuterne è passato da tempo
Comunque, anche il nostro amato Giorgio Grassi nel 1990 ci provò a Porta Volta, credo sia la stessa identica area… con un progetto di Biblioteca Comunale “sfiziosissimo”, come sa fare lui (muro, solaio, finestra, e pedalare :)) Certo, un marchio così trendy e social come Feltrinelli non avrebbe potuto sopportarlo, però…
Come tutti i luoghi irrisolti di Milano anche Porta Volta è stato il tema di innumerevoli laboratori di progettazione e di tesi di laurea. Ci hanno lavorato studenti di Grassi, di Cislaghi, di Zucchi (si proprio il Cino).
Il progetto cui ti riferisci riguardo a Grassi è una ricerca di dipartimento che ha avuto più visibilità di altre per essere stata pubblicata nella monografia Electa. Sul numero relativo dei Quaderni del dipartimento trovi tutte le altre.
Si Vittorio è invecchiato e probabilmente il “troppo” della Bicocca l’ha reso esangue ma c’ha ragione a incazzarsi per sta serra gotica
Come se Durrenmatt -citato da Gregotti- non fosse furbo come o piu degli altri sui connazionali, continui bersagli di un inarrivabile cinismo; ironia della sorte, la fondazione a Neuchatel se l’è fatta costruire da Mario Botta…
Non ho nessuna particolare simpatia per Gregotti e per le sue architetture (anzi lo scatolone di cemento del Teatro degli Arcimboldi a Bicocca -, progetto affidatogli “intuito personae” da Tronchetti Provera perchè suo progettista di fiducia degli edifici privati del PII – è, insieme all’Auditorium di Renzo Piano a Roma, uno di quelli che indico più spesso ai miei studenti come esempi di “architettura urbana mancata”), eppure… non mi pare che le sue critiche alle modalità di scelta del duo H&M siano del tutto infondate, anche se è legittimo criticare l’ipocrita doppia morale del loro autore. Fonti assolutamente attendibili ed informate interne alla Feltrinelli mi assicurano che la scelta dei progettisti non è dovuta ad un’ adesione consapevole alla loro visione progettuale, ma ad un incontro casuale di Carlo Feltrinelli nella hall di un albergo di Zurigo. E allora mi è venuto in mente l’escamotage che usava Giò Ponti per diffondere il suo nome nel mondo della buona e danarosa società milanese: andava al banco informazioni dell’aeroporto di Linate e chiedeva di chiamare all’altoparlante l’architetto Ponti. Forse oggi sono più efficaci le hall degli alberghi internazionali. E in ogni modo, visto che su quel “luogo irrisolto” molti avevano già sviluppato studi e proposte, perchè non promuovere un confronto, magari aperto anche ai bravi H&M, ma che coinvolgesse l’assunzione di responsabilità dell’amministrazione e dell’opinione pubblica ?. O la Fondazione Feltrinelli, con tutta la sua tradizione di cultura e responsabilità civile ed intellettuale, ritiene opportuno e giustificato che il capo possa comportarsi come un “cùmenda” alla Pirelli degli Anni Cinquanta/Sessanta?