ANTONELLI … DIMENTICATO E RIMOSSO …

memmo54 commented on “Siamo “provinciali” e lo resteremo chissà per quanto !” …

“Antonelli è stato così poco apprezzato che In rete non si trova molto. Perlomeno io non ho trovato molto : qualche opuscolo turistico con foto dell’apparecchio murario della volta di S. Gaudenzio, qualche bella foto di vari esterni, brevi video stregati dalla bellezza in decadenza come a casa Bossi.
Dimenticato e rimosso dal pantheon della vulgata al punto che alcune opere sono state allegramente demolite o selvaggiamente ristrutturate negli anni 50 e 60 senza che uno straccio di sovrintendente abbia battuto ciglio; non come succede oggidì quand’anche un’efferata sciocchezza come il Corviale ha i suoi numi tutelari.
Per farsi un’idea più approfondita bisogna accedere ad un testo, importante, come quello di F. Rosso del 1989 che raccoglie molto materiale dell’archivio di Antonelli, per di più sobriamente commentato.
Oltre al “romanzo” della Mole e di S. Gaudenzio, l’archivio propone una buona quantità di “opere minori” in cui si rintraccia tutto l’ingegno e la compostezza di cui era capace il nostro.
Piante e sezioni ( ..“spaccati”…) decisive per capire come intendesse l’ossatura muraria portante; per valutare la familiarità conseguita con i materiali a disposizione. Alzati perfettamente coerenti con l’assunto e con la vasta esperienza sedimentata come professore d’ornato. Dettagli accurati, mai fantasiosi, come i triglifi della trabeazione che si protendono oltre il filo della facciata a costituire mensole sagomate per i balconi ( “casa delle colonne”) ; varietà ed articolazione tali per cui una palazzata “speculativa” di 70 metri può non essere percepita come ignobile casermone.
Giustamente sono evidenziate le realizzazioni più ardite o bizzarre ma ciò che si più si apprezza è lo sforzo e l’attenzione per le situazioni meno promettenti come quelle dell’edilizia corrente dove avrebbe potuto tranquillamente erigere muraglie a supporto dei solai lignei senza turbare il sonno di alcuno; in cui invece è profusa la stessa tecnica, la stesa prassi, la stessa efficacia.
Irraggiungibile, “irrangiungibile”, perché ciò che è stato fatto con mattoni e malta, pietra con qualche tirante in ferro (…come ai tempi di Brunelleschi …) non è più, nemmeno lontanamente, pensabile nell’odierno processo costruttivo che il meglio lo enuncia e promette più sulla carta o nei calcoli che nei fatti.
Materiali sperimentati, esecuzione rigorosa e regola hanno fatto, e fanno ancora, la differenza: maestranze scrupolose e determinate hanno permesso a sottili diaframmi ,di comunissima terra impastata, di coprire senza timore vaste estensioni; assecondando il principio fondativo ed imperituro dell’arte edificatoria: fare il massimo con il minimo: di disegno… di materiali… di peso… di trasporti…. di risorse… infine.
Vera e propria architettura civile.
Saluto
P.S.:
Ben volentieri passerei qualche ora felice accanto allo scanner per inviare materiale tratto dal libro ma la dicitura “Tutti i diritti riservati” mi vieta tale svago.
Bisognerà confidare sugli enfants du pays che, immagino, abbiano rilevato, studiato e prodotto a sufficienza in questi anni; a meno che preferiscano tenerlo da parte attendendo tempi migliori o ne abbiano tratto, essi stessi, un’idea sottostimata e macchiata di megalomania e superbia.
Antonelli non era un superuomo, o perlomeno non sospettava di esserlo; talmente inserito nel suo contesto civile che s’interessava, allo stesso modo, anche delle vigne…”

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