ARCHITE’ NUN SE PO’ FA’ …

sergio 43 commented on C’E’ SEMPRE DA IMPARARE … DAI MURATORI PIU’ ATTEMPATI …

“Verissimo, Gennaro! Una delle soddisfazioni maggiori, specialmente nei lavori più di dettaglio, era imparare il valore semantico della materia da chi, vecchi ebanisti, muratori, stuccatori, idraulici, pittori, ne aveva assorbito, con i polpastrelli, la carne e le ossa, duttilità, peso e tenerezza. Era un piacere starli a sentire ed imparare. Però era pure di grande soddisfazione quando tu, giovane architetto, gli dimostravi, prima con loro sorpresa e poi con altrettanta loro soddisfazione, che si potevano inventare e realizzare insieme, con la stessa cura e attenzione, cose nuove. Lo sguardo di comprensione e accettazione della nuova e inusitata proposta valeva più di un bel trenta ad un esame. Solo dopo sentivi che ti chiamavano architetto non più con un tono di sottesa sufficienza ma di riconoscimento di essere uno dei loro. Una volta fui costretto a farmi accompagnare dalla mia primogenita di pochi anni in un laboratorio artigiano. Il disegno era complesso e allora era un susseguirsi di richiami: ” Archite’, e qui che famo? Architè, qui nun se po’ fa! Nun è d’accordo? Ah, dice de fa così?”. Quando uscimmo la piccolina mi chiese perplessa: “Papà, ma perchè ti chiamano, Orchide’, Orchide’”. Adesso che anche lei, non più ragazzina, fa con la fatica di questi tempi grami, l’architetto, la soddisfazione più grande me l’hanno data l’impresario e gli operai della ditta edile di cui si serve, tutti rumeni e molto bravi, che mi hanno espresso la loro ammirazione per la sua serietà e preparazione (oramai i miei vecchi amici di allora che parlavano romanesco, pugliese, marchigiano, ciocaro, sono o in pensione come me o i più vecchi, come dicevano, “a fa’ tera pe li ceci!”. Noi marchigiani diciamo, “andare a contare le palline!” che sarebbero le piccole pigne dei cipressi).”

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