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Da Giancarlo Galassi 2007:
“Le parole di Pietro Cefaly sono belle e condivisibili ma mi sembrano pura retorica se riferite al lavoro stilisticamente decadente di José Ignacio Linazasoro che non sfugge affatto ai “superficiali atteggiamenti modernisti” imputabili alle archistar dell’antirazionalismo e dello pseudoespressionismo soltanto declinati stavolta in scala provinciale.
Neppure si vede in Linazasoro alcuna aspirazione autenticamente e modernamente collettiva ripiegato com’è, anche lui come gli altri, nel distillare un autoreferenziale dialetto soggettivo. Ma “continuità” è forse una parola così vuota che basta utilizzare dei volumi semplificati, piallati apparentemente di ogni riferimento linguistico, per far tornare il progetto nella carreggiata della storia dell’architettura? o in una posizione addirittura “senza tempo”? Ma il tempo da cui prova, senza riuscirci, a tirarsi fuori Linazasoro è solo quello del presente miserabile dell’architettura contemporanea che appare, a occhi poco perspicaci, dilatato nei secoli dei secoli dalle anamorfosi della patinata in edicola.
Continuità non dovrebbe voler significare l’ennesima maniera dello stravolgimento come in Linazasoro, piuttosto il duro lavoro di aggiornamento di una tradizione edile collettiva, un lavoro difficile perché la tradizione sembra apparentemente scomparsa da cento anni a questa parte, da quando tutto l’impegno di chi progetta è profuso nel fondare una tradizione propria.
E’ evidente in Linazasoro quell’espediente compositivo basato non tanto sulla continuità quanto sullo straniamento, quello che in retorica si chiama ipàllage. E’ dall’edilizia industriale, e non dai tipi edilizi speciali, che deriva quelle ampie pareti senza finestre e quegli shed in copertura, elementi che si giocano la loro brava suggestione di “novità” nell’essere incoerenti con il contesto di una chiesa o di una scuola.
A questo si affianca un’abilità scenografica del tutto superficiale e intrisa di “sentimentalismi” nell’uso della luce che piove dall’alto da tagli nella copertura o che lampeggia da feritoie nei muri, nonché nella messa in scena drammatica, ma con involontari e spassosissimi esiti farseschi, degli elementi strutturali, eclatante la gratuità del sistema pilastro-trave nella navata della ricordata chiesa di San Lorenzo in Valdemaqueda.
Forte !!
Neanche mi riconosco.
E’ passato un lustro.
Da cinque anni di cura Archiwatch non si esce indenni.
Come la chemio, trattamento pesante che ti lascia strascichi leucemici ma anche maggiore consapevolezza sul valore che bisogna dare alle cose d’architettura.
Grazie Emanuele per avermi ripescato.
Penso ancora che molte cose che ho scritto siano vere.
Ma solo da un certo punto di vista.
E’ vero soprattutto un uso sostanzialmente pittorico dell’architettura e dell’architettonico che è poi comune a molti degli spagnoli.
Questo però è così ben temperato da una volontà di modestia, meglio direi: di mediocrità albertiana – che è la massima qualità che un vero architetto a mio parere deve avere – qualità che comprende anche gli shed e le superfici piallate e senza ossatura murale, che non sarei più così ideologicamente caniggiano (il caniggiano facile e della prima ora).
Quindi consiglierò agli studenti di non perdersi Linazasoro.
Linazasoro era gia stato a Valle Giulia pochi anni fa
mi fido dei miei commenti analfabeti
mi sembro’ davvero un gran pippone per niente “normale”
un gran casino invece
ma perche’ i mattoni so diversi?
e il modernetto dei finestroni? e l’uso della fotografia in stile almanacco delle avanguardie puriste?
http://www.google.fi/search?q=UNED+Escuelas+P%C3%ADas+Biblioteca+interior+iglesia+Boveda&oe=utf-8&aq=t&rls=org.mozilla:fi:official&client=firefox-a&um=1&ie=UTF-8&hl=fi&tbm=isch&source=og&sa=N&tab=wi&ei=Io5sUPv_K6uL4gTmv4GADg&biw=1152&bih=735&sei=J45sUOzsIfH04QSAnoHAAQ