Pasquale Cerullo commented on “SERVIRE LA BUONA ARCHITETTURA” …
“Ci pensavo nei giorni scorsi, il modo in cui si veste Zaha Hadid, così originale, con il quale vuole apparire, ma anche la Odile,
è un comportamento e atteggiamento tipico degli stilisti. Quelli di alto bordo, quelli che vestono l’esclusiva classe sociale.
In effetti è proprio così, la Hadid non è un architetto in senso pieno e completo, è (solo?) una stilista di architettura, per una società d’élite. Non fa architettura, lei veste la committenza.
Quando un architetto, viene riconosciuto “anche” “artista”, come avviene per le archistar, allora accade un fatto; lo si lascia “creare” liberamente, proprio come se stesse producendo un’opera d’arte. Il che sarebbe giusto se l’artista non fosse “anche” un architetto. Senza freni, senza critica da parte del committente pubblico (perché vogliono “un’opera di” non un’architettura), il cosiddetto “artista” incomincia a sbarellare, e gli si consentono pure le “cazzate”, i sogni e gli incubi… Libero da freni inibitori,
quali il “contesto”, l’opinione dei residenti e l’importo dei lavori con un tetto bloccato, le difficolta tecniche non preventivate (ponte Venezia) o che si pensa di risolvere in fase d’opera (città della cultura della Galizia)… e alla fine viene un’opera d’arte firmata, che ha bisogno di una
costosa manutenzione che peserà quasi per sempre sui contribuenti. Salvo poi buttarla giù quando è fuori modo, proprio come gli abiti…“





Qui si torna all’ignoranza totale della committenza che, pur di non ammettere di essere ignorante, diventa più monarchica del Re anzi, più sensibile all’Arte dello stesso “Artista”…e questi sono i risultati. E se poi si aggiunge la dilagante manìa del Moderno, dell’Innovazione, dell’ Epocale, allora succedono certi fatti. Mamma mia!