DA UN MITO ALL’ALTRO …

Ettore Maria Mazzola commented on “CIECO INNAMORAMENTO” …

“Alla fine degli anni ’80 i docenti di architettura e gli architetti italiani si lamentavano di non essere francesi … dicevano fino alla noia “almeno lì si costruisce … non come da noi!” Venti anni dopo arrivarono le rivolte delle banlieuse.
Pochi sanno che le banlieuse sono quei quartieri deprimenti dove sono stati parcheggiati (luntano da l’uocchie, luntano da ‘o core) gli operai che costruirono quegli squallidi e spersonalizzanti (e assurdamente invidiati) edifici, figli della “grandeur” di Mitterand.
Quegli operai erano stati “importati” dal Maghreb con grandi promesse, (una nuova forma di schiavitù) ma non furono ammessi a vivere nel centro della Ville Lumiere. Ricordo quando andai a visitare Cergy Pontoise, Prefecture, e altre villes nouvelles (che oggi chiamiamo banlieuse) accompagnato da un amico e collega parigino, ricordo ancora come lui (che non è un amante dell’architettura tradizionale) predisse ciò che di lì a venti anni sarebbe accaduto!
Poi abbiamo invidiato gli edifici del millennio di Londra, ignorando le verità nascoste e i fallimenti, abbiamo perfino invidiato le Olimpiadi di Atene, ora invidiamo la Spagna ….
E’ strano, ma soprattutto ridicolo, vedere come la mentalità provinciale di tanti italiani li porti ad invidiare cose che il tempo, che come dice Bennato “è galantuomo”, presto o tardi dimostrerà essere errato.
Prima di piangervi addosso, suggerisco a tutti gli Ctonia di turno, frustrati di essere architetti in Italia, di riflettere a fondo sulle 4 righe di ammonimento che Muratore ha saggiamente posto a chiusura del post
Ciao
Ettore

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3 Responses to DA UN MITO ALL’ALTRO …

  1. Ctonia Lob_Atomika ha detto:

    Ma infatti l’ultima volta che abbiamo insegnato qualcosa a qualcuno c’era ancora Testa di Morto, ch’aggiafà?! Dopo, i treni hanno cominciato ad arrivare in ritardo, e nell’attesa gli architetti hanno preso a scopiazzare qua e la :))) spagnoli compresi che, a parte la vena naturalista/espressionista alla Gaudì poi confluita nel genio di Miralles e altri, hanno copiato tutto da Moretti Libera Terragni e pochi altri (Aalto, Asplund, altri nordici).
    A me piacerebbe vivere in un paese dove l’architettura goda di considerazione. Vorrei fosse l’Italia e lotto per avverare questo sogno. Nel frattempo, guardo ai paesi che possono insegnarci qualcosa in questo senso.
    Amate l’architettura, diceva Gio Ponti.

  2. ettore maria mazzola ha detto:

    io preferisco guardare all’Italia per poter produrre qualcosa di nuovo e di italiano, senza guardare all’estero, non per xenofobia, ma per una mia repulsione per l’ottisità esterofila e provinciale.
    Testa di morto di danni ne ha fatti a dismisura, a partire dall’architettura e dall’urbanistica a causa dei cattivi consiglieri, e non mi sembra il caso di doverlo ritirare in ballo … o di doverlo riavere tra le balle!

  3. aldofree ha detto:

    Siccome molti anni fa ci sono andato in “religioso pellegrinaggio”, direi che non tutte le villes nouvelles fanno cagare, ricordo soltanto i discutibili, ma molto d’impatto interventi di Bofill a Marne-la-Vallée
    http://www.idehist.uu.se/distans/ilmh/pm/bofill-abraxas.htm
    e gli stupendi edifici di Henri Ciriani a Lognes o la casa dell’infanzia a Torcy…beh ad averne in Italia di questi quartieri squallidi e spersonalizzanti.
    http://www.treccani.it/enciclopedia/henri-edouard-ciriani_(Enciclopedia-Italiana)/

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