UNA CHIESA CHE E’ UNA CHIESA …

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4 Responses to UNA CHIESA CHE E’ UNA CHIESA …

  1. Manuela Marchesi ha detto:

    …e qui dico: ” Oh, Madonna mia!!!”

  2. valerio russo ha detto:

    Anche a me pare un pò pesante; mi pare che Paniconi e Pediconi nella chiesa di San Cafasso (tra la Prenestina e la Casilina) – che questo progetto mi ricorda – scegliendo una forma reticolare siano riusciti ad allegerire, scegliendo la regolarità della maglia, il reticolo di travi posto a mediazione con la copertura che in Petreschi ( ma conosco solo le foto e questo non mi aiuta) mi pare risultare soltanto come intenzione ( la scelta di non richiudere la maglia nella parte centrale per intenderci) leggero.
    Una domanda: lo squarcio in copertura come sarà coperto? Nella chiesa dei due P e P c’è un bel raccordo tra il vetro continuo posizionato sull’intero perimetro murario e la sua estensione quale dilatazione in copertura. Questa innalzandosi ancora verso l’alto protegge dal sole i fedeli all’interno..Una scelta
    bioedile che mi ha sempre affascinato pensando che la chiesa esiste prima ancora
    che io nascessi. Qui che succede?

  3. Davide Donati ha detto:

    Sembra più una sala conferenze con questo tetto in legno lamellare…che orrore

  4. sergio 43 ha detto:

    Non sono mai stato un criticone, anche perchè sono sicuro di non averne l’autorità, se non per un gioco di satira che non si nega a nessuno. Ho sempre pensato che l’opera di ogni progettista ha delle ragioni che solo lui può spiegare. Però, con tutto il rispetto e ammirazione per Petreschi, anche io avverto qualche stridore e ridondanza. Per quanto mi riguarda mi soffermo soltanto sul vuoto centrale nella trama reticolare. Se voleva essere una croce sospesa sull’assemblea penso che era sufficiente la bella croce-lucernario del tetto. Quella trama di travi aventi tutti, dai punti d’appoggio laterali all’incrocio a sbalzo, la stessa sezione mi danno un senso di debolezza invece che di forza e, in questi tempi di scosse, siamo tutti diventati più sensibili alla capacità di resistenza dei materiali. Non potevano essere le travi rastremate verso il centro dell’Aula? Dal punto di vista fisico si sarebbero alleggerite di peso, secondo la legge dei “momenti” e , dal punto di vista espressivo, si poteva forse ottenere un effetto cupolare. Volendo richiamare qualcosa di noto, si sarebbe potuto pensare, nell’alleggerimento progressivo dei moduli, al Pantheon, oppure, nella doppia copertura, alle cupole rinascimentali, però viste nel loro scheletro strutturale come attraverso una TAC. Comunque, complimenti, Professor Petreschi!

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