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Che dolcezza il decoro borghese, le sue ricorrenze, la sua bella ipocrisia spesso necessaria, le sue forme, il suo pudore, l’idea della facciata e del privato, e il portiere naturalmente, e gli omicidi condominiali, certo, e via Merulana, e Via Poma, però è una società che avrei voluto vivere, al posto di questa che è solo cattiveria pura senza nemmeno la finta di una gentilezza, di un sorriso di circostanza, di un buongiorno buonasera dottore, signorina, scusi lei, dove va…
Nel film ‘La banda degli onesti’, Totò portiere in un condominio romano, soddisfatto del proprio ruolo “… e poi nel mio piccolo, occupo una società”.
Eccolo, grazie alla passione dei cultori archicinefili:
http://davinotti.com/index.php?forum=50000253
mi sbaglio o è proprio a portineria di via Tevere 20? Pietro
Dolcissima
Portiere o guardaporte? Profumo d’Oriente o Lavanda Cannavale?
Questo è il dubbio che mi assale, ferale e serale, vedendo la bella, bellissima fotò della “dolcissima” portineria romana del tempo che fu. E che, leggo divertito, “sta in via Tevere 20”, …. con tutto il corredo delle dolci cose fantasmatiche di cui scrive Ctonia: buongiorno signorina, …. buonasera dottore, …. scusi lei, dove va? E chi lo sa? ….
Ah si, prendo il treno, … vado a Napule, dal guardaporte di “Questi fantasmi!”, una commedia sempre attuale scritta nel 1945 ed interpretata da Eduardo De Filippo il 7 gennaio 1946 al Teatro Eliseo di Roma, con Titina De Filippo & compagnia bella.
Trama tramata arrimediata: il sipario s’arape con il palcoscenico al buio (fotografico). Poi un clic, azione: la luce fioca di una candela illumina lo stanzone d’ingresso di un già nobile appartamento. Il “guardaporte”, il portiere napoletano Raffaele (don Rafè) fa strada con la candela a dei facchini che stanno con grande fatica portando nell’appartamento pesanti suppellettili e …. e una casciaforte sgangherata sfuggita alla guerra e alle bombe alleate.
Che ci sarà in quella vecchia casciaforte? Non si sa, …. anzi si: non c’è assolutamente Niente. Perché la commedia sta tutta qui: nel trasportare il peso dei nostri fantasmi. Perché nella casciaforte ce stanno solo ricordi e sensazioni: tutt”e llettere che m’ha scritto Rusina mia … nu ritratto (formato visita) d”a bonanema ‘e zi’ Sufia … nu cierro ‘e capille, nu cuorno ‘e curallo … ed il becco del pappagallo che noi perdemmo nel ventitré … Pe-re-pe-re-pe-re-ppe-ré ….