“Forma & Memoria” … “a dispetto di tutto” …

sergio 43 commented on DA NON PERDERE …

“Da non perdere e non me lo sono perso. Il racconto di come eravamo, di cosa speravamo che potesse essere e non è stato e di come, probabilmente non sarà mai, di che cosa trasmettere a generazioni afone, l’invito a non cercarsi una sinecura nel ventre molle delle istituzioni ma a credere nel lavoro cui si aspira e nell’ottimismo della volontà a dispetto di tutto. Forma e memoria! Memoria di tante forme svanite! Me ne scendevo per via e mi tornava alla mente un gruppo di ragazzi seduti sui gradini dell’Ambasciata Britannica mentre, in piedi tra di noi, il professor Michetti ci faceva in un luminoso pomeriggio primaverile un ripasso per l’esame, un gruppo di figuranti vestiti da gladiatori, in riposo sugli stessi gradini tra una ripresa e l’altra di un film in costume, il così detto “peplo film” di serie B, cui la facciata classica dell’Accademia (a parte la strana scenografia di un tempio romano con le colonne abbinate!) evidentemente si prestava. Cose di un tempo passato! Ma subito dopo sono tornato, davanti alla ruinante Ala Cosenza della Galleria Nazionale, al tempo presente, alla sconfitta e allo scandalo di un degno tentativo che sentivo ancora attuale per la nostra città, infinitamente di più di ogni MAXXI e per questo così vicino e in sintonia con il discorso su “Forma & Memoria” di Pino Pasquali che avevo appena ascoltato in Aula Magna. L’unico tocco di vita su quel rudere era una fila di gabbiani appollaiati sul cornicione e ho svoltato il tornante augurandomi che almeno in quel rudere avessero potuto trovare ricovero anche i tanti migranti sbandati che ci circondano.”

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2 Responses to “Forma & Memoria” … “a dispetto di tutto” …

  1. maurizio gabrielli ha detto:

    Amen ! …..e non abbiamo ancora visto niente.

  2. massimo ha detto:

    Sono scappato via da lavoro due ore prima per arrivare puntuale in facoltà per l’incontro; l’aula magna era ancora deserta ma pian piano le persone cominciavano a riempire i posti.
    Ho visto gente “canuta” salutarsi ed abbracciarsi come si saluta e si abbraccia chi non si vede da anni, ma che condivide con l’altro un legame che ha resistito alle intemperie degli anni. Qualcosa che non si è del tutto estinto. Cercavo con gli occhi qualcuno della mia di “generazione”(laureati due o tre anni fa); sapevo di avere scarse possibilità di fare del contropettegolezzo aldiqua della cattedra.
    Poi si sono susseguiti i vari tributi/testimonianze/ricordi degli eroi/antieroi che hanno abitato questa entusiasmante vicenda. Sopra le loro teste in proiezione immagini di quella aurea aetas magnifica ed irripetibile, che la distanza anche cronologica rispetto a quella che noi più giovani viviamo filtrava di un gusto “mitico”. Pensavo ai miei colleghi, in trincea, ognuno a inseguire la sua chimera.
    Mi sarebbe piaciuto capire quanto, all’inizio della storia, c’era di incosciente e quanto invece era stato pensato e meditato. Avrei voluto chiedere dove pensavano di aver sbagliato, e come questi errori erano stati metabolizzati. Mi è rimasta comunque una sensazione che penso di poter chiamare con termini banali, iniezione di fiducia.

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