John Chamberlain Guggenheim Retrospective Displays His Later …
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Soggetto e oggetto: carcasse di seconda mano
Contenitore: di pattumerie
Risultato: ” astrattismo concreto e surreale realizzato”
Alzek Misheff
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L’ottima mostra sulle collezioni del Guggenheim al Palazzo delle Esposizioni racconta benissimo e per l’ennesima volta i motivi e le ragioni delle opere di Pollock, Wahrol, Rauschenberg ed altri con l’attenzione da essi portata ai linguaggi e ai miti della società dei consumi. Poichè la natura non facit saltus è logico che, dopo i consumi consumati, non possano che arrivare le scorie e la “monnezza”. L’artista in questo caso ha puntualmente e doverosamente espresso questa sempre più invadente possibilità espressiva data dall’esperienza quotidiana. Infatti risultati simili, ancor più lasciati alla spontaneità del gesto, in questo seguendo la tavolozza orizzontale di Pollock, possono essere visti per esempio ogni giorno intorno ai cassonetti e sulla superficie piana del marciapiede sotto casa dopo la visita dei vicini abitanti peripatetici (Ah, politicamente corretto! Che cosa non si fa per te!). Ogni giorno una lotta a tra chi arriva prima, tra gli artisti all’opera e i censori camion dell’AMA! Comunque è commovente la passione dell’artista per il senso dell’emarginazione e la rappresentatibilità dei rifiuti della società. Un’operazione analoga compie Michelangelo Pistoletto con i suoi “Stracci” e massimamente con la sua “Venere degli stracci”, Pistoletto dimostra in questa opera la sua ineluttabile, naturale ed istintiva ricerca del legame con la Storia, cosa evidentemente impossibile per l’artista americano che in quella Storia non nasce. Chissà perchè ad un artista riesce tanto più facile trovare nel suo lavoro il bandolo della matassa, il filo d’Arianna che lo riporta a casa, mentre questa cosa è quasi impossibile per un architetto!? Forse perchè l’architetto è artista solo quando disegna (una nuvola ben disegnata può darci un’emozione che può invece nascondersi perplessa davanti a un cumulo-nembo che ti pesa sulla capoccia!)?
A me piace. L’accostamento di colori e forme è molto convincente, e fa dimenticare il fatto che sia stato ottenuto attraverso pezzi automobilistici privi di alcun valore. Mentre – ad esempio – in molte cose di Tinguely si mantiene una parvenza e una funzionalità meccanica degli elementi (ri)utilizzati – e che anzi viene spesso esibita cineticamente – con queste opere, abbandonandosi al riuscito gioco di forme e colori, ci si può persino “dimenticare” del fatto che ciò che si sta guardando siano soltanto rottami. Se siamo in grado di apprezzare la poesia di Melotti o la malinconia di certe opere di Colla… non vedo perchè non sia possibile almeno “accettare” anche i lavori di questo artista: più che altro… è la cornice espositiva del Guggenheim che non funziona – e forse, espositivamente, non ha mai funzionato davvero.
“sergio 43” e “oyard”,
mi sono chiesto per quanto tempo ancora desiderate la candida figura di studenti diligenti all’esame di ammissione presso l’Accademia del cosidetto “contemporaneo” ufficiale e museale ? Neanche, piutosto di sinceri entusiasti di corsi serali o di riparazione… Quanto tempo ancora per rendervi conto che gli stracci, e le carcasse portano a nausea…però voi ci tenete ancora per “accostamento dei colori” , ma avete anche stomaci d’acciaio ( di lamiera?) , pieni di comprensione e perfino pronti a “commuovervi” della grande verità degli artistii da voi citati. D’altra parte, mi sono chiesto , sarebbe davvero il più grande miracolo se gli architetti si limitassero solo a disegnere nuvole… e basta!
Alzek Misheff
Alzek Misheff (bel nickname o bel nome caucasico?)! Ma non hai colto il poco o tanto di ironia che avevo credevo di aver messo in quelle poche righe? (Vabbè! Non ci sono riuscito!). Mi divertivo ad imitare il tono e lo stile con cui vengono espressi i profondi pensieri usati per istruire i pargoli e convincere “le bourgeois”. Comunque mi riservo il pari piacere e il pari diritto e libertà di apprezzare ciò che mi convince, per esempio, nelle visite alle contemporanee mostre su Pollock e altri e il Tintoretto, intanto sono considerazioni ed emozioni che tengo per me! (Quel 43 nel mio nickname è il mio anno di nascita nel secolo scorso! Fatte ‘n pò i conti! Altro che studente! Ti concedo però il diritto di dirmi che dopo tanti anni sono rimasto l’illuso e l’ignorante “schematico” di sempre!)