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Gli architetti danneggiano gravemente te e chi ti sta intorno …
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In effetti, quando sento il Fuxia o i Passatelli in Brodo difendere Nuvole o garbatellizzazioni di Corviale quali volani dell’economia e del futuro politico di una città oppure quando resto stomacato dalla farcitura ecocompatibile di certe relazioni progettuali, mi capita di diventare consapevole che il senso della realtà è stato completamente e definitivamente sostituito da un Debordante entertainment più vero di ogni utopia immaginabile.
Non resta che augurarsi l’alzheimer per dimenticare di essere architetto.
Per fortuna una speranza c’è.
In Italia, architetto Galassi si stimano circa mezzo milione di ammalati di alzehimer; questo vuol dire che accanto a noi c’è un esercito di persone che non possono neppure svolgere le più elementari funzioni della normale vita quotidiana. Per favore la prossima volta un pò di rispetto. Per dimenticarsi d’essere architetto saprà sicuramente trovare un rimedio senza esprimersi in un modo così offensivo. Grazie.
uuuff…
Ma prego, Ester.
Mi scusi. Probabilmente per colpa dell’alzheimer non ricordo mai quale sia la capacità di un utente medio di interpretazione di un reply.
La prossima volta, per non rischiare di offenderla, mi augurerò la terza (e spero definitiva) recidiva del mio tumore al cervello così sicuramente non sarò policamente scorretto con nessuno e ai suoi occhi, forse più attenti, non apparirò da rimproverare avendo citato una malattia personale tuttora in essere.
Spero che questo nostro breve scambio di missive le sia fonte di riflessione e utile in futuro almeno quanto sarà utile a far schizzare questo post nella classifica dei più letti.
Il che da’ la misura del valore di un blog nel panorama culturale italiano.
Auguri a Galassi, prima di tutto, anche se so che non l’ha scritto per questo. Venendo al Falso Cascioli, credo che mai sia stato più Vero: il desiderio di utopia e rivoluzione continua (aggettivo) continua (verbo). Forse il desiderio appartiene a quei bisogni indotti di tipo consumistico che ci fanno “desiderare” una massa di oggetti inutili e ci fanno spendere e, tuttavia, mandano avanti la società e ci fanno godere, accanto a molte cose inutili, di molte altre utili e di molti privilegi.
Infatti anche l’architettura è consumo di massa, con ciò riducendo gli edifici a pura merce di consumo e quindi soggetti a rapida obsolescenza, nei gusti del consumatore (architetto) ma anche per il deperimento organico dei nuovi materiali. Epperò (che lussi!) l’architettura non è deperibile nel tempo della vita dell’uomo, se lo è vuol dire che è altro, e infatti è design. E questo la dice lunga sulla rivoluzione continua post sessantotto che ha generato un consumismo sfrenato di tutto: merce, tempo libero (molto libero), sesso, anche di leggi, politica, scuola molto penetrata (di dietro soprattutto) dalla società (e speriamo che adesso non adonti qualcun altro).
Dove si induce il bisogno di utopia nell’architetto? In quel posto (non in quello di prima, in un altro questa volta) dove il nostro ospite ha la sua sede fissa di lavoro. Il baco è lì, da lì è partito e lì rimane: hic manebimus optime pensarono. E lo fecero
Pietro