Bruno Zevi, Controstoria e Storia dell’Architettura Vol.II, Newton &
Compton Editori Roma 1998, p.136
«Quando l’Europa procede con
temerarietà prodigiosa, nella penisola si è prudenti, si gioca al
ribasso dei nuovi valori. I caratteri gotici in questione sono
sostanzialmente due: la dinamica spaziale derivante dallo scontro delle
direttrici longitudinali e verticali, e la danza degli archi rampanti
sul cielo. L’Italia ignora il primo connotato ed offre versioni
moderate del secondo; si appaga di adottare archi acuti, contrafforti e
guglie, magari nelle sale capitolari e nei refettori».





Dinamica ? … Scontro ?…Danza ?…
Adatto alla descrizione di un crollo…quello della basilica superiore, forse.
Non molte persone soggirnerebbero volentieri in edifici così descritti.
Accreditare e trasportare alle nostre latitudini spirito e linguaggi estranei al sentire comune è stata la più imperdonabile delle leggerezze perpetrata da costui.
Una petizione di principio: ridurre l’architettura ad impr5essione, fatto intimo, personale, irripetibile e postulare l’artefice come l’interessante interlocutore di un dialogo continuo e segreto con il nulla o la divinità, formalmente possono essere ammirevoli ma in realtà vellicano l’illusione del “io”.
Sogliono giocare all’introspezione, alla disperazione ed all’angoscia, ma nel fondo lusingano la vanità; sono in tal senso immorali.
L’acredine di Zevi, intensa, continua, urlata, contro tutto quanto fosse italiano forse era una formula per il successo, forse una fissazione psicologica, forse una passione ideologica, forse tutte e tre le cose insieme. Interessante è vedere le ragioni della sua accoglienza nel contesto accademico. Ho capito che avevamo perso la guerra, e che lo spirito nazionale è quello della pecora. Ma fa lo stesso impressione.
No so quanto centri, magari nulla, ma quando entro in un refettorio, o meglio ancora in una sala capitolare, di una abbazia milanese, toscana o francese, sì mi sento “appagato” architettonicamente dagli archi acuti…….Zevi o non Zevi, danza o non danza….La danza delle linee si addice di più al periodo futurista di Severini, ma poi anche il Maestro, per fortuna, è approdato al classicismo….
MAURO
Poco prima che Zevi ci lasciasse, sarà stato il ’98 o il ’99 rimasi strabiliato davanti ad un editoriale su architettura cronache e storia (o quel che ne rimaneva…), in cui ci si scagliava con un odio e una passione intensi contro… Gian Lorenzo Bernini (!?!) di cui ricorreva il 400°, e si godeva come ricci per lo scorno che i francesi gli avevano dato sul progetto del louvre ricacciandolo a pedate in Italia. Sembrava una polemica fresca fresca che accendesse gli animi di tutti…
che lo si ami o lo si odi, in quel di roma non riuscite proprio a farne a meno di zevi…
robert