Il monologo dimenticato della scuola romana …

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3 Responses to Il monologo dimenticato della scuola romana …

  1. Gianni ha detto:

    A me hanno sempre detto: “chi sa fare fa e chi non sa fare insegna.”
    E spesso si è rivalato vero.

    A volte però c’è da chiedersi chi fa più danni: chi fa o chi insegna?

  2. ettore maria mazzola ha detto:

    Il problema è che nell’università italiana, purtroppo, molti insegnano per grazia ricevuta.
    Molti sono profondamente ignoranti, ma pieni di boria e superconvinti della loro genialità solo perché hanno conquistato quella cattedra.
    lungo il mio percorso di studente mi è capitato di incontrare “docenti” e soprattutto assistenti (che poi sono diventati docenti che, essendo totalmente incapaci di fare e di insegnare, imponevano i loro dogmi fondati sul nulla, e non c’era possibilità di dialogo se qualche studente faceva qualche osservazione durante le revisioni. Talvolta m’è capitato di sentirmi dire “questa architettura, in questa facoltà, non si deve mostrare” … peccato che i miei modelli per quell’architettura che non doveva mostrarsi fossero proprio quelli della “scuola romana”!
    come diceva Viollet-Le-Duc «amiamo vendicarci delle conoscenze che ci mancano con il disprezzo … ma sdegnare non significa provare»
    La cultura fa paura, questa è la verità. Non è vero che “chi sa fare fa e chi non sa fare insegna”, perché qui in Italia “chi non sa fare fa e insegna MALE” … al di là dell’operato dei maestri della scuola romana, il novecento non ha prodotto più nulla, e non è vero che non si è costruito, come qualche docente lamentava nell’università all’epoca delle “grandi opere” costruite nella Francia di Mitterand dicendo “almeno lì si costruisce, qui da noi no!” Qui da noi, infatti, specie negli ultimi 60 anni, le città sono orribilmente cresciute a macchia d’olio, espandendosi sinistramente come delle cellule cancerose che hanno devastato quella che un tempo era la campagna.
    Ciò vuol dire che, mentre chi insegnava non sapeva fare il suo mestiere perché istigava gli studenti a scopiazzare dalle riviste il peggio della produzione straniera, chi costruiva, essendosi formato in quella “scuola” cercava di superare i propri maestri facendo schifezze ben peggiori.
    C’è da dire che in Italia, quasi tutte le periferie più degradate sono state costruite da luminari delle facoltà di architettura e direttori di riviste specializzate. Da Corviale allo Zen, dal Gallarratese alle Vele, e via discorrendo, non si tratta di realizzazioni dei tanto vituperati geometri, o dell’operato abusivo di palazzinari mafiosi, ma di progetti fondati su un’ideologia che oggi, più di ieri, risulta difficile estirpare, basti vedere come molti docenti si siano schierati in difesa del Corviale, di Tor Bella Monaca e delle Vele, perfino arrivando a proporre l’istituzione del vincolo sul Corviale e le Vele!
    Se si vuole migliorare le cose bisognerebbe far piazza pulita di quei “docenti” dannosissimi che hanno tradito il testamento morale del padre della facoltà di architettura romana, Gustavo Giovannoni il quale in occasione della sua ultima lezione alla Scuola di Ingegneria, nel 1943, disse:
    «Ed io, che non mi riconosco altro vanto che quello di non aver mai vacillato nella difesa della tradizione e della bellezza d’Italia, riterrò, la mia opera appassionata di studioso e d’insegnante non sarà stata spesa invano, se avrà contribuito al riconoscimento della gloria dell’Architettura nostra nel passato, all’avviamento di affermazioni degne nell’Architettura nostra del presente e dell’avvenire».
    Per inciso, Giovannoni oltre a “saper fare”, “sapeva anche insegnare”

    Spero che la mostra su Fasolo aiuti certa gentaglia ignorante che infesta Valle Giulia a farsi da parte, o perlomeno a rimettersi in discussione. A queste persone dedico quessta citazione da “Il Nome della Rosa” di Umberto Eco: «E’ inutile, non abbiamo più la saggezza degli antichi, è finita l’epoca dei giganti! Siamo dei nani … ammise Guglielmo … ma dei nani che stanno sulle spalle di quei giganti, e nella nostra pochezza riusciamo talora a vedere più lontano di loro sull’orizzonte».

    ciao
    Ettore

  3. A-clan ha detto:

    Il tema è il Disegno, il vero linguaggio parlato dall’architetto: grazie!!!!
    Ci sono molti Grandi Progettisti che disprezzano il disegno (loro concepiscono senza peccato) nonché gli architetti che disegnano, brutti sporcaccioni!

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