REPETITAIUVANT …

             Il Grattacielo, una tipologia vecchia e disgustosa.

Metropolis la pellicola-culto di Fritz Lang che nel 1927 profetizzava il trionfo e la catastrofe della civiltà della macchina era una città di grattacieli. Una città utopica verticale vissuta come un incubo da un intellettuale europeo alle soglie della grande crisi del ’29 nella quale all’acme della poetica espressionista venivano a sintetizzarsi, catalizzandosi criticamente in forma visiva, tutti gli umori di un modernismo esasperato da ben più di mezzo secolo di trionfo industriale che a partire dai lontani fasti del Cristal Palace londinese passando per Eiffel sarebbe approdato al Chrysler newyorkese dopo essere passata per i capolavori sullivaniani della scuola di Chicago.
Un itinerario affascinante quello dei primi decenni del grattacielo americano che avrebbe poi trovato, ancora e soprattutto nelle due già citate metropoli statunitensi, modo di affermarsi con l’Empire State Building e con il Rockfeller Centre, da un lato, e con le prime grandi opere verticali di Mies van der Rohe, dall’altro, che finalmente affacciandosi sul Michigan trovava modo di coronare un sogno pluridecennale coltivato fin da quando, nei primi venti, aveva progettato il suo profetico grattacielo di cristallo sulla Friedrichstrasse berlinese e che troverà modo di concludere la sua conquista del cuore americano con l’esemplare Seagram Building piazzato proprio nel baricentro finanziario di Manhattan.
Dall’Art-Deco al Razionalismo più radicale quindi e, da lì in poi, di successo in successo, il grattacielo americano continua la sua ascesa fisica e simbolica contaminandosi con i linguaggi più corrivi dei decenni successivi, dall’International Style al Post-Modern, dai monumentali manufatti dello studio Skidmore, Owings & Merril, fino ai totemici stilismi postmodernisti dell’ultimo Philips Johnson. E saranno poi ancora gli architetti europei a riflettere criticamente sulla portata simbolico-figurativa di quella ormai storicizzata tipologia verticale quando Rem Koolhas uno dei profeti della globalizzazione decostruttivista degli ultimi trent’anni (sponsorizzato dall’immarcescibile e luciferino Philip Johnson), nel suo bestseller “Delirious New York” ne riprenderà, in certo modo il testimone, per poi dilagare a livello internazionale sull’onda della globalizzazione finanziaria e tecnocratica degli ultimi tren’anni. Non c’è infatti ormai regione, sia pur remota, della terra a non essere assoggetata alla presenza di questa tipologia edilizia che, se da un lato, rappresenta la cristallizzazione più ingenua e volgare delle aspirazioni dei nuovi ricchi, dall’altro testimonia del prevalere di un know-how tecnologico e progettuale dove la grande industria di ultima e penultima generazione, e l’apparato economico-finanziario che ne è espressione e sostanza strutturale, trovano modo di autorappresentarsi con facilità attraverso la vasta e disponibile schiera di progettisti e di archistar che ne sono prolungamento a livello figurativo, decorativo, stilistico e architettonico.
Si assiste quindi, e non da oggi, al proliferare di grattacieli di tutte le taglie e di tutte le fogge, un po’ in tutto il mondo, dai distretti commerciali delle metropoli occidentali alle sempre più numerose città nuove che si affollano a decine dall’oriente estremo fino alle, un tempo, desolate e pastorali plaghe dell’asia centrale, dalle assolate, assetate e desertiche realtà del Golfo fino alle più remote e paradossali situazioni latino-americane, tutte località, a vario modo, assoggettate a questa nuova forma di colonialismo tipologico, ove il protagonismo di massa del grattacielo la fa ormai da padrone indiscusso. Migliaia di grattacieli, una volta confinati in rari esemplari nei distretti finanziari delle grandi metropoli statunitensi, dilagano ormai senza freno dai deserti alle praterie, dalle spiagge alle savane del mondo intero. Soprattutto nei luoghi dove è più debole la storicità e la memoria stessa dei siti al grattacielo sembra affidato il ruolo fondante di edificio-pioniere, quasi a segnalare una nuova presenza, a testimoniare con arroganza una presa di possesso, a testimoniare l’orgoglio volgare di un finalmente raggiunto dominio simbolico e materiale sui luoghi.
Per nostra fortuna il nostro paese, per tutta una serie di evidenti priorità di ordine culturale, ma anche e soprattutto di limiti economici e finanziarii era stata fin qui evitata una simile violenza. Qualche “torre” a dire il vero era spuntata, soprattutto negli anni del rapido benessere qua e là, a Milano, a Genova, all’Eur di Roma e in qualche cittadina piuttosto derelitta sul piano urbanistico come Livorno, Nettuno, Cesenatico, Gallipoli, tanto per fare qualche esempio diffuso sul piano nazionale. Casi, al fondo, sporadici di periferica isterìa da campanile, senza contare che il caso milanese ha, comunque, prodotto almeno due edifici di rilevante significato architettonico come la Torre Velasca e il “Pirellone”.
Purtroppo però in questi ultimi anni sull’onda di un laissez-faire di stampo anarco-liberista, molte barriere, anche etico-psicologiche sono crollate e sono quindi sempre più numerosi i casi in cui il nostro patrimonio ambientale e paesaggistico viene aggredito in forme concitate, avventate e agressive in nome di una sedicente modernizzazione che trova, proprio nel grattacielo, la sua formula più immediata, sbrigativa e redditizia, perciò, vincente.
Basterebbe considerare il caso di Roma, città fin qui, sostanzialmente, scampata al rischio grattacielo, ove sono già previsti almeno cinque interventi in tal senso che, se portati sventuratamente a compimento, stagliandosi sulla campagna romana, snaturerebbero, per sempre e in forme irreversibili, il, più che prezioso, profilo capitolino.”
G. M. 08.08

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15 Responses to REPETITAIUVANT …

  1. Pietro Pagliardini ha detto:

    Professore, non ho niente da commentare se non farle i miei più sinceri ed entusiastici complimenti per come ha fotografato il grattacielo nella storia e nella società contemporanea. Una breve lezione di architettura che contiene una analisi politica, in senso alto, degna d’altri tempi.
    Saluti
    Pietro

  2. ettore maria mazzola ha detto:

    Caro professore, il suo post è un quadro perfetto!
    Potranno mai dei personaggi come quelli al Campidoglio – abituati a guardare le figurine pubblicate nelle riviste ed incapaci di leggere i contenuti – leggere un bellissimo testo come questo e rendersi conto di quanto possa essere idiota la scelta di istituire la commissione grattacieli?
    Come si dice, la speranza è sempre l’ultima a morire.
    La cosa triste, e gravissima, è che la commissione grattacieli sia nata parallelamente a quella per le piazze. L’idea è che questi “virtuosi del voto di scambio” abbiano voluto creare due commissioni in grado di “accontentare” accontentare i vari galli del pollaio (so che lei ama questo riferimento), così ognuno potrà dire e fare ciò che vuole, nella certezza che nessuno gli intralci la strada: io non dico nulla a te che fai le “piazze”, tu non dici nulla a me che faccio i grattacieli!!! Viva la democrazia!
    Chi ne beneficia?

  3. maurizio gabrielli ha detto:

    Ineccepibile. Aggiungo solo che che tutto ciò è prosimo alla fine, perchè prossime alla fine sono le ragioni che lo hanno prodotto. Saluti rosso sangue.

  4. Simone ha detto:

    Caro Professore,
    se Roma piange a Torino è un diluvio. Ne abbiamo ben due in costruzione (uno di Piano e uno di Fuffas, non ci facciamo mancare il meglio) a deturpare una skyline che in verticale era rimasta identica da fine ‘800, con le due sole estrusioni della Mole e della Torre Littoria:

    http://www.nongrattiamoilcielo.org/galleria.php

    Il grattacielo di Piano sarà la nuova sede di IntesaSanPaolo e non mi pronuncio per evitare di trovarmi gli uscieri ministerali sotto casa. Quello di fuffas, costruito in project financing, è una spesa mostruosa che la Regione ha sempre giustificato affermando che il leasing (finanziario) dell’opera finita sarebbe costato meno della somma degli affitti che la stessa paga per gli immobili occupati nella zona aulica (mi piacerebbe davvero tanto vedere come hanno fatto i conti).

    Se ha voglia, se ha tempo, se la nausea non la vince…magari ci conforti anche lei con due parole sulla tragicommedia subalpina…

    Un caro saluto

    • memmo54 ha detto:

      Un discusso banchiere ha detto in tarda età, con la sincerità che una fine prossima riesce ad instillare anche ai più determinati e coraggiosi, di non aver visto mai , in vita sua, un bilancio che non fosse falso.
      Nessuno ha pensato ad una iperbole.
      Quanto ai piani finanziari, bilanci ante operam, soffrono dellla stessa malattia; con l’aggravante, semmai, di riferirsi ad un futuro ipotetico che non ha la menoma necessità di aderire, dal momento che non esiste ancora, ai desiderata di chicchessia.
      Da qui (.. hinc..) la visione, da fumatori d’oppio, che scorge cinquemila impiegati del grattacielo SanPaolo affaticare scale ed ascensori del costruendo grattacielo SanPaolo; hinc pallida e risibile previsione di migliaia di impiegati comunali stretti come un sol uomo.
      La verità è che tutti (… anche i vertici della banca…purteoppo…) sapevano molto prima dell’inizio delle danze, che sarebbe stata un’operazione in pura perdita, deprezzata il pomeriggio stesso dell’inaugurazione: orribile incubo per chi gestisce il proprio denaro ma trascurabile dettaglio per gli amministratori di Bengodi.
      Molti di coloro che avrebbero dovuto popolare questi sogni sono gia stati messi da parte (…rectius..licenziati…); molti lo saranno presto.
      In altri tempi il repentino “smagrimento” delle amministrazioni avrebbero svuotato questi contenitori consegnadoli ad abili facendieri.
      Oggi non sono sicuro si troverebbe un acquirente… nemmeno a prezzo stracciato…i tempi cambiano.

      Un Saluto ed un Appoggio Incondizionato a chi si batte perchè Torino non diventi terrain vague attorno ai grattcieli ed alla TAV.

  5. Matteo Seraceni ha detto:

    …vorrei sottolineare la fine retorica di architetto del XXI secolo, secondo cui “le città sono antiche e vanno rinnovate con opere al passo coi tempi (il grattacielo)” ma anche “in fondo il grattacielo è una ripresa delle antiche torri medievali presenti in tutte le città”.
    Quindi rinnoviamo la città antica con opere antiche (?) ma moderne…mi sembrano discorsi alla Marchionne…

  6. aldofree ha detto:

    J.G.Ballard – Il Condominio

  7. filippo de dominicis ha detto:

    E il grattacielo di Portaluppi pure ci fa così schifo?

  8. emmanuele ha detto:

    Giusto, continuiamo a dilapidare paesaggio ed agro con edilizia estensiva!

    • ettore maria mazzola ha detto:

      Emmanuele, prima di emettere sentenze come la tua, hai mai provato a riflettere alle superfici per parcheggi ed alle dimensioni delle sedi stradali necessarie a consentire una corretta accessibilità ai grattacieli che, convogliando al loro interno un’enorme massa di gente, risultano essere degli incommensurabili catalizzatori di traffico? Esiste una vastissima letteratura che dimostra l’inammissibile consumo di territorio generato da un grattacielo … e non voglio allargare il discorso al consumo energetico che un grattacielo prevede. Riflettici su e metti da parte l’ideologia

      • M.T. ha detto:

        Riflettendoci, la scheggia di Londra (Renzo piano) ha 43 posti auto (il minimo per i disabili) e sistemi passivi di ultima generazione che abbattono i consumi del 45%. Esiste una letteratura anche su questo.

  9. ettore maria mazzola ha detto:

    Caro M.T., attenzione:
    il grattacielo di Londra di Renzo Piano, che costa una cifra superiore ai 1500 miliardi di Sterline, ha pochi posti auto perché sorge accanto ad uno degli snodi ferroviari e metropolitani più importanti del mondo, in una città dove usare l’automobile in centro implica il pagamento di una tassa spaventosa e dove i treni, gli autobus e le metropolitane arrivano ogni tre minuti!
    Quanto ai sistemi impiegati da Piano per “abbattere” i consumi del 45%, sono tutte palle sparate dall’industria cosiddetta “bio” o “green” o “leed” che produce, a migliaia di chilometri di distanza dai luoghi d’impiego, materiali isolanti realizzati con sostanze tossiche e nocive, che peraltro perdono le proprie caratteristiche nel tempo! L’energia consumata per produrre, trasportare, installare … e poi smaltire, certi materiali, ovviamente non è calcolata dalle menti geniali che danno quei dati, facendo in modo che qualcuno alla fine creda.
    Lo scorso anno, in un grandissimo convegno sulla sostenibilità cui ho partecipato ad Amman, certe balle sono state ampiamente smontate, con tanto di balbettio da parte dei relatori che precedentemente avevano provato a convincere gli astanti della “sostenibilità” dei loro prodotti e dei loro edifici.
    Attenzione quindi a prendere per vero tutto ciò che certi personaggi spregiudicati, e certe riviste sponsorizzate, e per questo al soldo di una certa industria, danno per certo!!!

    • M.T. ha detto:

      La tipologia a torre può essere una soluzione ottimale per cercare di preservare quell’agro romano tanto maltrattato e denigrato. La questione, a mio riguardo, consiste nel capire se una volta adottata questa politica si abbandoni quella dell’edilizia estensiva che contianua a perdurare e a degradare questa città. Una politica dovrebbe escludere l’altra e credo che ciò non avverrà mai.

  10. memmo54 ha detto:

    La letteratura per quanto lodevole è pur sempre letteratura.
    Invenzione, Fantasia, Sogno.
    Quella tecnica, poi , sospetto, appartenga al genere della fantascenza.
    Volendo si può dimostrare tutto e di più; basta prendere degli assunti e trascurarne degli altri.
    Tanto la riprova pratica non c’è e non ci potrà essere mai se non sulla carta o quando è ormai troppo tardi per discutere.
    Ma se ci accontentiamo di qualche noiosa risma di bassa letteratura tutto può essere: anche che un, compiacente o simpatizzante, impiegato di alto rango decreti (…chi ha l’autorità di decretare ?…) la buona sostanza.
    Giochino ammuffito, favola per i gonzi, cui stanno alla pari solo i programmi politici ed economici che facciamo e disfiamo ogni cinque minuti.
    Non bisogna essere Aristotele per capirlo…via !

  11. ettore maria mazzola ha detto:

    caro M.T. ho capito che non vuoi capire, probabilmente ti è difficile mettere da parte l’ideologia.
    Sul discorso dell’edilizia estensiva sono totalmente d’accordo, ho scritto libri e articoli a iosa su questo argomento. Se si vuole evitare il massacro dell’agro romano bisogna puntare sul ricompattamento della città, ovvero tornare a disegnarla invece che fare stradoni costeggiati da palazzine e palazzoni isolati all’interno di un recinto invalicabile. Se si torna a realizzare cortine edilizie continue, massimo di 5-6 piani con negozi al piano terra, possibilmente riempiendo i vuoti lasciati dalla schifosissima edilizia estensiva, non solo si preserva l’agro romano, ma eventualmente gli si restituisce parecchio terreno. Nel progetto che ho sviluppato per Corviale, per esempio, (ispirandomi ad un’edilizia primo novecento con case a corte con giardini interni sul genere di San Saba, Testaccio, Città Giardino Aniene, Trionfale, Appio, ecc.) ho dimostrato che è possibile aumentare di 2000 unità i residenti per creare il mix sociale, possono realizzarsi negozi e attività oggi inesistenti, possono realizzarsi luoghi per la socializzazione, possono entrare nelle casse dell’ATER un sacco di soldi da reinvestire in programmi simili e restituire più di 11 ettari di terreno all’agro romano, altro che “torri”

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