LETERNODILEMMASTRUDELSUSHIPACCHERIOCANNELLONI?

Il celebre prof. Strudy Oyrad così commenta:

“Mah… quei cosi mi ricordano gli strudel ripieni di marmellata che la Pavesi produceva un tempo… cercate in internet e li troverete…” …

 Particolarmente toccato dalla pregnanza della quella sintetica interpretazione il nostro amico e collega Sushi Pakk si è sentito costretto ad una ancorché succinta, ma pur tempestiva risposta che contiene a nostro avviso delle interessanti, seppur non sempre condivisibili, precisazioni:

“Caro collega mi consenta cortesemente di dissentire dalla sua pur originalissima tesi che ritengo non sufficientemente esaustiva dalla palese complessità del manufatto la cui ipostasi teorica lei vorrebbe rinviata in via diretta allo strudel pavese (vedi ricetta, per cui vai a  Biscotti veloci di Cuochina Sopraffina) ove non v’è chi non veda il riduttivismo geografico-padano della pur sullodata interpretazione che altri  vorrebbe più estensiva e meno circoscritta al periodo neorealista cui comunque potrebbero potersi ascrivere talune intercettazioni del senso e non tanto e non solo del gusto cui il Fico maturo e quindi sapientemente essiccato, ma non tanto da escluderne morbidezza zuccherina conferirebbe insieme rugosità concettuale e chiaro paradigma olfattivo. Pur infatti non potendo affatto escludere e, tanto meno in via di principio, remote reminiscenze giovanili ancora di sapore neorealista i cui echi potrebbero essere sopravvenuti nelle non rade frequentazioni che l’allor giovane progettista risulterebbe avere avuto con l’Aymonio sia padre che figlio insieme,  già aduso il primo alla cerchia ridolfiana e per via meno diretta all’avo Marcello donde non marginali questioncelle edipiche col Ludo –Vico (in tedesco Ludofico) e il di lui fratello pintor Giorgio, ritengo tuttavia che il Nostro abbia piuttosto scelto la via di più ardua e alta e allogena intrapresa  considerando possibile un non marginale ampliamento del suo sguardo ben oltre la cerchia più ristretta dei riferimenti metodologici e sintattici privilegiando senz’altro la via di un esotismo entropico di marca anglosassone cui di necessità possono ascriversi le specifiche riscritture di un linguaggio esente da logaritmi simbolici di cui non vogliamo nemmeno prendere in considerazione l’eventuale presenza. È quindi evidente invece l’immediato riferimento per via fraterna alla teorica albionica sovrastante cui l’indiscussa autorità del dutto formale tende a preformare in via di giudizio esperienziale un più dirimente valore connotativo. Pertanto ampliando lo sguardo verso più consistenti eppur obliqui orizzonti gastronomici è palese l’intervento nei confronti di una poetica sushi di più vasta risonanza asiatica e finanche globale nel rispecchiamento forse adombrato per via garofolare in un limine miuratico di evidente derivazione gramsciana (al proposito cfr., tra gli altri numerosi riferimenti reperibli in rete la specifica Videoricetta …). Tanto più se si considera la già contemplata derivazione tiburtinico-realista che non sfugge anche ad una lettura più che superficiale dell’intero evento. Ma non dobbiamo nemmeno dimenticare che il non luogo pur sottaciuto della locatità tipica in una letteratura tutta espressa nel perimetro pasolinian-vespignanesco dell’intero itinerario che da più parti conduce al sito già ricordato, non a caso nelle alte parole emesse dal presidente a proposito del simbolico ferroviere ove la dimensione germinale appare in netto contrasto con una poetica pustura post-zavattiniana e quindi intrinseca alle più volte sondate venature localistiche che non portano neppure ad escludere un sia pur mutila vocazione moraviana ad un annoiato e perplesso concludere dell’intera vicenda a livello urbano e forse e vieppiù, finaco, territoriale sarei quindi propenso a farvtrapelare la presenza di un fondato rinvio alla poetica del Pacchero (assolutamente necessario il riferimento all’intera vicenda del “pacchero ripieno” per cui vedi  Il Pacchero ripieno, op. cit. e passimm, 17 Ricette) . Anzi direi di più di quel pacchero anche e talora perplesso, smunto e innaturalmente solitario che siamo soliti rinvenire nella chiazza sanguigna di un “dessus des tomates” cui gia l’ultimo Sarte pareva più volte altrimenti indulgere, ma invece e definitivamente sempre più rigoglioso e fecondo nella misura in cui e, giorno per giorno, ci si avvicinava, un tempo, al definitivo traguardo di Termini. Sempre che non si voglia considerare l’altro Pacchero solitario anch’esso ove già ripose la risolutezza dell’assunto logico lo stesso mastro Guido da Milano che per primo e sempre e ancora per via paterna intravvide la risultanza del suo medesimo essere nella consistenza pastosa e insieme ricca di glutine e di sugo di cui il Cannella ovvero il Cannellone allora unico e torreggiante in quel di Segrate ove ancor prima e ancor meglio provvide tempestivo al polpeggiarne l’opera sua prolissa e insieme gaudiosa l’altro Rossi in un intempestivo vagare (vedi ancora la presenza inquietante del San Carlone romano nel prato di Gallarate) invocandone una più risoluta eppur discreta idiosincrasia del moderno. Ma quest’ultima ipotesi, seppur suggestiva, sono senz’altro portato ad escludere.

in fede Prof. Sushi Pakk

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1 Response to LETERNODILEMMASTRUDELSUSHIPACCHERIOCANNELLONI?

  1. Sergio Brenna ha detto:

    Be’, se si tratta di paccheri consiglio a tutti la lettura de “La vedova, il Santo e il segreto del pacchero estremo” di Gaetano Cappelli, Marsilio, 2008. Vedrete che tutto vi risulterà assai più chiaro…

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