“Frutto dell’intelligenza e del lavoro di italiani veramente geniali” …

La nuova stazione Tiburtina Quello scenario da blade runner

“Frutto dell’intelligenza e del lavoro di italiani veramente geniali, primo fra tutti l’architetto Desideri che ha progettato questo muraglione di vetro e di luce. E chissà cosa penserà Napolitano arrivando davanti a questo mirabolante teatro ferroviario”

di MARCO LODOLI

 

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3 Responses to “Frutto dell’intelligenza e del lavoro di italiani veramente geniali” …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    A parte l’abominio di questo progetto, di Desideri ho il pessimo ricordo di quando l’ho sfortunatamente incontrato sulla mia strada di studente. Allora era assistente di Aymonino e faceva fare cose insensate per Piazza della Rovere. Un anno e passa buttato al vento a sentire idiozie di ogni genere basate esclusivamente sull’ideologia, poi dovetti passare dalla Angelini (raccomando anche quella) perché non c’erano possibilità di dialogo. Questo progetto lo rappresenta perfettamente! A proposito, un anno fa si evidenziò il problema dell’accesso dei camion dei VV.FF: … come è andata a finire? Se penso alle referenze ed al volume d’affari che si dovevano mostrare per partecipare al concorso di questo progetto – le chiamavano “garanzie” – c’è da chiedersi se l’obiettivo degli organizzatori fosse avere una nuova stazione degna di Roma, o se ci si dovesse “garantire” l’ennesima schifezza energivora e insostenibile tanto utile per succhiare denaro ed energia!

  2. emanuele arteniesi ha detto:

  3. memmo54 ha detto:

    Grazie a “macigni” come questi, incontrollabili ed inutili al pari delle TAV seminate ovunque, quanto restarà attorno ai binari, il terrein vague, qui benignamente chiamato piazza, si riempirà di “nostri” connazionali rovinati dalla gestione miope e megalomane delle finanze pubbliche: in fila per spartirsi gli aiuti della Caritas.
    Alcuni di questi connazionali, più svelti degli altri, ne conseguiranno invece un meritato beneficio dopo essersi accaniti ed affaticati a progettare oltrechè “flussi” anche formelle di vetro, bulloni, tirantini tirantoni ed altra paccottiglia esposta, nel tentativo, ben riuscito, di far salire costi e parcelle.
    Quanto a protettori e manutengoli bisognera ricordargli che metter le mani a qualcosa, imporre sostanziali cambiamenti, stravolgere un brano di città, sia essa una modesta stazione di periferia persa tra binari e viadotti come questa, o un’ importante luogo centrale come l’Ara Pacis non è indolore e senza ricadute; non è una delle tante iniziative che si possono prendere: tra la delibera che istituisce l’assessorato “ai cani” e quella che stanzia qualche decina di migliaia di euro per “monitorare” ciò che ognuno vede benissimo coi propri occhi .
    Dietro c’è la vita dei cittadini ; c’è il loro presente ed il futuro; che ormai temono e che si augurano non peggiore del passato. Non è il foglio bianco dei Desideri e delle Fisime.
    Nel caso specifico gli sparuti viaggiatori, molti ma molti di meno di quelli artatamente preventivati, saranno costretti a trascinarsi la croce lungo inerminabili ed infiniti corridoi chiazzati, fin da subito, da pozzanghere; distinti da meste plastiche dozzinali, lamierini e controsoffitti già unti e sconnessi dopo il primo mese; da vetri sporchi che nessuno pulirà mai; tra fantasmi di negozi che nessuno aprirà mai senza cospicuo finanziamento a perdere.
    Tutto nell’assoluta mancanza di un qualche esile o remoto fascino che non sia il caos che preannuncia la fine della civiltà: come intuito, forse, da Lodoli.
    Come tutti spero e mi auguro che politici ed amministratori futuri, allontanati gli sciagurati che ci hanno condotto a questo punto, congedati gli ascari, allontanati i sottopanza, si potranno distinguere per la capacità di prevedere le sorti della società.
    Prevedere nel senso di capire “prima”, non “dopo” gli altri, ciò che ci si può permettere ed è utile. Quanti debiti si possono fare e quanti si è in grado di restituire. Cosa viene prima e cosa dopo.
    In grado di capire che Roma non è , e non sarà mai, Tokio, Pechino o qualche altra polverosa città del mondo in cerca di identità e prestigio.

    Saluto

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