Storia di squalificata professione …

 

Da Pietro Pagliardini: …

“Caro professore, le mando questa storia di squalificata professione.

Incontro organizzato dagli Ordini Architetti, Ingegneri e Collegio dei Geometri sull’interpretazione di alcuni articoli della modifica alla legge urbanistica toscana. Parlano: un funzionario (amministrativo) della regione, l’architetto responsabile edilizia del Comune di Arezzo, l’avvocato consulente degli Ordini e del Collegio. L’argomento e la tipologia degli interlocutori la dice già lunga.

Il luogo è allo stadio di calcio dove gli arbitri hanno una bella sala riunioni per circa 150 persone. Costa poco, parcheggi in abbondanza. Perfetto.

Parcheggio l’auto e mi incammino. Vedo una coda di persone in doppia fila di una ventina di metri lungo la tetra cancellata di sicurezza. Deve esserci un problema in sala, un disguido, penso. Mi metto in fila: a parte qualche collega, non conosco nessuno. Non è possibile! E’ vero che siamo tanti ma la città è piccola e di vista, più o meno le facce sono familiari. Domando. Stanno raccogliendo le firme all’ingresso. Firme di che? Boh! Arriva una consigliera che vede noi architetti in fila e chiede: “Ma che fate”? “ La fila, è ovvio”. “Ma gli architetti non devono fare la fila, passate avanti”.

Mi viene in mente l’apartheid e ho la certezza che gli sconosciuti sono geometri. Però è strano, anche i geometri sono volti familiari.

Beh, entriamo, visto che noi siamo i bianchi e loro i neri.

Non c’è verso, c’è troppa folla. Comincia il chiacchiericcio, le  ipotesi si affollano più dei geometri. Io sono invece incazzato nero perché ho capito che non potrò mandare a quel paese il funzionario regionale produttore di ignobili leggi, unico motivo che mi ha spinto a venire. In tempi di crisi trovare uno sfogo fa bene e lì si colpisce sempre giusto.

La verità si fa infine strada: ai geometri è garantito qualche punto di credito per il loro aggiornamento permanente! E’ gratis, basta firmare e poi andare via. Sono venuti da tutta la provincia. La sala è largamente insufficiente. Anche qualche nostro collega è venuto dalla provincia e riprende la strada di casa più incazzato di me.

Noi architetti più “grandi” usciamo sconsolati perché abbiamo visto in quei ragazzi “di campagna” noi stessi fra un anno, in fila, come i disoccupati all’ufficio collocamento nei film americani, per strappare due crediti per il nostro aggiornamento permanente che ci farà diventare bravi.

Speriamo non ci abbia visti qualche cliente: che idea avremmo dato loro della nostra già squalificata professione? Non solo le leggi ce le fanno incomprensibili ma poi dobbiamo anche andare a scuola per farcele spiegare.

Io credo che la crisi che attraversa il paese sia solo colpa nostra, di tutti noi, pecore che si mettono in fila obbedienti al comando del Moloch politico-burocratico e di chi, come gli Ordini, ormai agonizzanti, aspettano una boccata d’ossigeno dai corsi di aggiornamento obbligatori.

Saluti sconsolati

Pietro

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4 Responses to Storia di squalificata professione …

  1. Alessandro Cinelli ha detto:

    E’ vero, c’ero anch’io. Volevo intervenire per denunciare che queste leggi (compresa l’ultima modifica della 1/2005 della Regione Toscana) servono solo alla burocrazia e non al territorio.
    Con le ultime alluvioni in Liguria/Toscana si è scoperto che leggi e controleggi che proibivano di costruire troppo vicino alle sponde dei fiumi non sono servite (parlo del R.D. del 1904 e delle norme regionali inizio anni ’90).
    E poi si è ripresentato il problema della sciagurata legge che proibisce in modo “indiscriminato” l’estrazione della ghiaia dal letto dei fiumi (legge che è uno dei più importanti risultati degli ambientalisti-verdi) con la conseguenza che il materiale normalmente portato dalle acque intasa i fiumi che poi, ovviamente, esondano.
    In Lunigiana, oltre ai danni materiali ci sono state tragedie umane irreparabili.
    Ad Arezzo, però, si è fatto un convegno dove si spiegava una legge urbanistico-edilizia ai tecnici del settore. Quindi, o i tecnici sono tutti scemi o la legge è incomprensibile.
    Volevo denunciare che la “mania” leguleio-regolamentativa degli apparati regionali rimane tutta fine a se stessa e poi non ci si accorge che si costruisce ANCORA negli ambiti fluviali.
    Volevo denunciare che per compilare una Segnalazione Certificata di inizio Attività, oltre alle innumerevolissime dichiarazioni, controdichiarazioni e certificazioni, bisogna scegliere tra 118 (contate una a una) caselline da selezionare o deselezionare (e le sanzioni, se sbagli, sono aumentate anche quelle!).E il tutto mi è successo per la riapertura di una porta tamponata in tempo di guerra!
    Volevo denunciare che queste leggi servono solo per farci dei corsi di aggiornamento. Ma era materialmente impossibile entrare e protestare.
    Non sapevo che quello era proprio un corso di aggiornamento …
    Alessandro Cinelli

  2. ettore maria mazzola ha detto:

    che storia abominevole.
    Che abominio i corsi di aggiornamento che servono solo a portare soldi a chi li organizza e vi ci insegna e che non danno nulla a chi le cose le sa già e le ha sempre fatte. E’ uno schifo che denuncio da tempo e che, purtroppo, non trova granché appoggio da parte dei colleghi che sembrano voler accettare passivamente queste vergognose imposizioni.
    Posso capire che certe cose le facciano per quelli che hanno la “laurea breve”, oppure che possano essere utili in Paesi dove la laurea in architettura lascia una preparazione che è inferiore a quella delle scuole superiori italiane, ma che si debba fare per chi s’è massacrato sui banchi universitari per prendersi il titolo, e che ha perfino superato l’esame di abilitazione è davvero assurdo!
    Caro Prof. Muratore e caro Pietro, perché non organizziamo, tramite i vostri blog e tramite Facebook, una seria raccolta di firme atta a cancellare per sempre questi scandalosi corsi di formazione?

    • Pietro Pagliardini ha detto:

      Ettore, i corsi di aggiornamento sono davvero una sciocchezza, almeno per la nostra professione. Quando ne parlo con i colleghi però trovo anche molti favorevoli e mi portano ad esempio i medici. Paragone improponibile, perché la medicina è una scienza in continua evoluzione, come la farmacologia. Ogni giorno ci sono metodiche nuove, singoli istituti di ricerca o centri specializzati che mettono a punto nuovi tipi di interventi chirurgici e quant’altro. Un medico di base deve aggiornarsi, non fosse altro per sapersi orientare e orientare i propri assistiti verso livelli superiori di specializzazione. Ma noi su cosa ci dobbiamo aggiornare? Solo sulle leggi, che sono il problema dei problemi. Mi vengono a dire: la sicurezza, la certificazione energetica, le energie alternative, ecc. Tutte argomenti a bassissimo contenuto tecnico-scientifico (qualcuna addirittura negativa), tutto un rimasticamento di cose vecchie che basta un po’ di pubblicistica per capirlo. Tu sai che al momento in cui io ho cercato qualcuno che fosse in grado, non a caso ma in maniera scientifica, di verificare un grande volume con raffrescamento passivo, ho sentito solo chiacchiere, ho visto schemini e disegnini e solo un ingegnere riesce ad avere un approccio scientifico al problema.
      E poi, diciamo anche questo, la professione libera è anche rischio e responsabilità, è stare sul mercato: se qualcuno mi chiedesse di fargli una casa passiva io gli dico: benissimo, io posso seguire il progetto ma ho bisogno di uno specialista che con i numeri dimostri che la casa è passiva davvero e non è la solita fuffa. Se invece faccio il corso, a pagamento, è chiaro che potrebbe venirmi la voglia di rispondere: senz’altro, c’ho l’attestato! E’ l’obbligatorietà la follia. Ma sappiamo bene a cosa serve: ad alimentare il flusso di denaro che, con l’obbligatorietà è garantito per docenti e organizzazioni. Il tutto ovviamente alimentato dal denaro europeo, cioè il nostro, che poi chiede rigore; denaro gestito dalle Province, che poi valle a togliere se ti riesce con quel sistema di sottogoverno economico che hanno intorno.
      Tu dici facciamo una campagna sul blog. Si può provare naturalmente, ma il problema sono i giovani che sono abituatati a questi corsi, che diventano parcheggi con la speranza di trovare lavoro. Fino a quando, una volta diventati obbligatori anche loro si renderanno conto dei costi, dell’impegno temporale, non intellettuale certo. Purtroppo le legge finanziaria di agosto li fissa per legge, con il parere favorevole degli Ordini, che sono alimentatori di leggi le quali creano lavoro artificiale e improduttivo.
      Temo che dovremo metterci in fila. Anche quei geometri non credo fossero felici, anzi li ho visti piuttosto abbacchiati e spenti. Ma poi, anche i geometri, su cosa devono aggiornarsi?
      Questa società europea esclude la responsabilità individuale, la libera scelta e quindi tutti in fila!
      Ciao
      Pietro

  3. ettore maria mazzola ha detto:

    Pietro,
    come ho già detto, concordo con te su tutto, specie sull’inutilità più assoluta di questi corsi e sulle ragioni schifose che vi sono dietro.
    L’unica cosa su cui non riesco a rassegnarmi è l’idea di metterci in fila, dopo tutti i sacrifici che abbiamo sostenuto per diventare architetti.
    Se la campagna la facciamo in modo che i “giovani” – che tu ritieni passivamente rassegnati – capiscano quanto l’Europa e le lobbies professionali e industriali (che impongono certi corsi) li prendano per i fondelli, penso che anche loro aderirebbero senza remore alla nostra iniziativa.
    Io ne ho le scatole piene dell’Europa, delle banche, del PIL e delle lobbies, e finché avrò forza mi batterò contro questo schifo spacciato per civiltà.
    Ciao
    Ettore

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