“Vedere la natura da una certa stanza nella più ampia estensione, immergersi nella natura aprendo le pareti della casa, fare entrare i rampicanti in essa non significa aver stabilito un rapporto e una continuità armoniosa fra l’interno e l’esterno. Quel rapporto può talora stabilirlo meglio il ‘finestrino’ della cella di un convento che una vetrata che occupi un’intera parete. Rapporto e continuità sono nella forma (e cioè nei volumi, negli spazi, nella misura e disposizione delle porte e delle finestre) che evoca la natura e della quale coglie il senso più profondo. Una finestra di normale dimensione che abbia una confortevole relazione con la stanza stessa (e sia pure una finestra da cui si vedono solo poche foglie di un fico) può stabilire un rapporto definito fra interno e esterno”.

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