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scusate ma, dopo aver letto il post di Repubblica sono costretto a diventare volgare: ma la smettiamo di farci prendere per il culo?
Ma le avete lette le motivazioni degli “esperti” e il tipo di interventi da fare? Praticamente non solo rimarrà questa orribile statua della Vergine di Norimberga con la testa del papa, ma si dovranno pure spendere dei soldi per restaurarla a pochi mesi dall’istallazione!
Perché non condanniamo l’autore, i politici e gli “esperti” a chiudersi, per riflettere sulle cose che fanno, all’interno della vera vergine di Norimberga per qualche ora?
Rifare la testa (mica perchè è brutta, solo perchè sembra il duce), ritoccare il mantello (cioè tappare l’orinatoio) e spostarla indietro (questo è decisivo). Ma la chicca è il tocco burocratico: “sotto la sorveglianza della Soprintendenza”.
Adesso c’è da stare più tranquilli: è vincolata, al posto giusto, può finire nei libri di storia dell’arte.
Se leggono ad Arezzo quell’articolo abbiamo trovato il modo di dare valore a quattro o cinque schifezze che chiamano statue.
Pietro
Davvero incerdibile, un uomo così umano e tanto oltraggiato in vita e in memoria di bronzo!
Secondo me ciò che trovo orrenda è la collocazione in un’aiuola tipo giardinetto di condominio così-così… La trovo meno perfida di quanto mi figuravo dopo aver letto i commenti- stampa. Per il resto, rifacimento della testa, ripatinatura “per togliere l’ossidazione del bronzo”, supervisione delle AABBAA, è la follia di amministratori ignoranti quanto supponenti che, però, creano dibattito e aiutano il declino culturale col populismo che li distingue.
“Ma er Papa l’avrebbe collocata una statua così ne li Giardini?” – dicevamo l’artro giorno ar bar de Torpignattara, oziando davanti a un bitter e sfojanno er giornale (Mario er barista ‘na vorta , commosso perchè avevamo saldato tutti insieme il conto de du’ mesi, aveva chiesto ar cuggino de la moje, che lavorava come magazziniere in Vaticano, de portacce a fa’ ‘na visita ne la Città Proibbita, anche per tojese davanti quer gruppo de scanzafatiche che occupava da sempre e tutto er giorno ‘romiglior tavolino d’angolo. Saputo che la visita era aggratis se decidemmo a leva’ le ancore e ancora ne parlamo come de quella vorta che mannammo ggiù ‘na coppa de Prosecco a Via Veneto. “Il fatto é che nun ce so’ più l’architetti de ‘na vorta!”. “Manco loro, ma qui parlamo de scurtori – risponneva Peppe, tutto sussiegoso pe’ la dimostrazione de curtura, co’ le mani ancora unte dell’olio der motore che stava a rimettenne ar monno in officina. Nun pe’ gnente era l’unico che aveva finito la Quinta! Però pure noi, a forza de scrocca’ er Messaggero da Mario, quarcosa avevamo ‘mparato. “Figurete che t’avrebbe fatto Manzù!”. “E pperchè – aggiungeva Amircare, ner suo elegante abito de lino bianco, un pò ‘mpataccato de macchie perchè la moje l’aveva lassato pe’ ‘n magrebbino ‘nfedele – Greco che t’ha fatto, pace all’anima loro?”. “Nun parlamo poi de Messina! Sarà ‘n pò troppo figuratico ma a me me fa sbava’ – interveniva Otello asciugandosi il mento (da quanno je s’era spezzata la dentiera non c’aveva più una lira per rifarsela), “A rega’ – interrompeva Righetto che di tutti era il più colto e che, quando cominciava a parlare, lasciava tutti muti davanti alla scienza carcistica che sciorinava – Mò m’avete rotto li zebbedei! Ma chi so’ ‘sti figuri? Ma parlamo de cose serie! Pe’ mme ‘sto Luis Enriche, me sta simpatico solo perchè se chiama come a mme. Pe’ ‘r’ resto ancora nun ha capito dove deve da mette Totti! Ma che nun se capisce? Totti davanti a tutti!” Buttammo via er giornale e cominciammo a compità e a disegna’ schemi sulla tovaja der tavolo, cosa che faveva ‘mbufali’ Mario er barista. Ma a chi je fregava? Quer tavolino pe’ nnoi era diventato più ‘mportante e ‘mpegnativo de ‘r tavolo de Brusselle!