Da Eduardo Alamaro: …
“…. Un ulteriore esempio d’adattamento della lingua al locale quotidiano vernacolare “prensile” nostro, mi è capitato oggi: parlando stamani della prossima estate con una mia amica (per la verità molto colorita e colorata)…; parlando di spaghetti con le cozze mangiate in riva al mare … mi diceva che loro poi vanno sempre via in macchina, da Sorrento a Napoli, alle 15.
“E perché così presto?” …, le domandato. … “Pecchè ‘e budere stanno ancora spaparanzate ‘o sole ‘ncopp’a spiaggia”… e non c’è traffico.
Domanda mia: “‘E Budere, e che sso’?”.
Risposta sua meravigliata: “Ma comme … ‘o saje a chillu pittore che fà ‘e femmene chiatte – chiatte …?” … “Ah, Botero? … e tu dici Budere!”, le ho risposto.
“E va bè, è più giusto: so’ femmene, … io dico ‘e quadri suoi …”
Quindi per lei Botero dipinge Budere, … il maschile del suo cognome Botero è stato girato al femminile Budere (delle sue femmine chiatte-chiatte dipinte); la “o” è diventata “u” (così come l’Edoardo del Nord diventa Eduardo al Sud-Italia, a Napoli), .. e la t è diventata d, …; e poi Budere (forse) ha più assonanza con balene e budelle, burdelle, … non so, suona meglio così: è più dispregiativo.
Adotterò anch’io questo vocabolo: da oggi quelle donne napoletane chiatte-chiatte “spaparanzate beatamente ncopp’a spiaggia ‘e Surriento” alle 15, anzi a tutte le ore, saranno anche per me “‘e budere”.
Magari piacerà anche a voi muratorini, … magari avrà successo … ma quale studioso scoprirà mai questa radice così nobile d’arte in “Budere”? Che tutto è iniziato dal travisamento e traviamento del cognome del famoso pittore Botero che dipingeva femmene chiatte-chatte (e che abitavano –forse- in case chiatte chiatte e tonde tonde di vernacolo edelizioso)?
Saluti e grazie a te, Ettore Maria Mazzola dalle Puglie,”
Eldorado





caro Eldorado,
fantastico questo termine per i quadri di “Budere”, lo userò anch’io, grazie!
Ciao
Ettore
Ma chè, teng’a banca ro’sciulio? Sarebbe come dire:ma ché, tengo la Banca Rothschild? E tante altre belle invenzioni linguistiche vietate dall’italianità. Coaro Eldorado, la trasformazione della o in u deriva dalla lingua inglese, perché i Napoletani si sono sempre sentiti più europei, snobbando i dialetti della Campania interna.