ANCORATORBELLA …

In merito alla proposta di demolizione di Tor Bella Monaca

“L’insistenza del Sindaco Alemanno a voler procedere con la demolizione di monumenti e parti di città da recuperare, e la sua ferma volontà di passare dalle parole ai fatti, colpisce soprattutto perché utilizza uno strumento, la demolizione appunto, che nelle intenzioni legislative dell’urbanistica nazionale, avrebbe dovuto costituire il principale strumento di lotta, non alla città regolarmente costruita, quanto all’abusivismo.” …

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5 Responses to ANCORATORBELLA …

  1. pietro pagliardini ha detto:

    Constato dal post che il primo riferimento “culturale” degli amanti dell’architettura è la “Legge”.
    Si dà il caso che la Legge, tanto meno quella dell’architettura e dell’urbanistica, non è scritta nelle tavole di Mosè ma è scritta dall’uomo e dalla sua società in base a due principi fondamentali:
    • pochi, ma fondamentali, diritti naturali, che non sono modificabili o negoziabili;
    • per tutto il resto la legge, il diritto positivo, si regola in base alle necessità, ai bisogni, alla cultura e alla crescita della società in un determinato periodo storico.
    Le leggi, in sostanza, le fanno gli uomini e sono la conseguenza della realtà e non la causa della stessa. Invece ormai da anni in questo paese sono le leggi che creano il mondo reale e allora accade che degli obbrobri architettonici, ma regolarmente approvati dall’amministrazione pubblica, sembrano avere un valore mentre l’edilizia abusiva, ma di qualità magari superiore a quella regolare, sarebbe infame per il fatto di essere in contrasto con la Legge.
    In sostanza la qualità dell’architettura e dell’urbanistica è data (così appare dal testo del post) dalla conformità urbanistica, la quale, però, viene rilasciata in base a piani, norme e regole create da una certa cultura in un determinato momento storico. Se quella cultura si è dimostrata sbagliata è chiaro che il suo prodotto può e deve essere modificato e se necessario eliminato, quindi demolito. Quegli oggetti e quegli aggregati chiaramente non adatti alla vita individuale, familiare e sociale dell’uomo, creati in base ad una cultura autoritaria e anti-umana, che ha però prodotto un sistema di leggi tuttora vigenti, sono in realtà molto peggiori e condannabili di quelli abusivi proprio per il fatto che, in quanto legittimati dalla Norma, sono la dimostrazione del degrado del pubblico che, nelle intenzioni di chi li approva, dovrebbe essere l’esempio, la pietra di paragone di ciò che è bene per tutti, del bene comune come si dice oggi.
    Sarebbe l’ora, ma è una speranza vana, che chi ama l’architettura cominciasse ad amarla per i contenuti che esprime e non per il timbro del Comune apposto sulle tavole del permesso di costruire.
    Quante belle borgate “abusive” vi sono a Roma, quanto sono recuperabili ed emendabili, contrariamente ai legittimi ma assurdi progetti progettati da progettisti!
    Pietro

    • ettore maria mazzola ha detto:

      caro Pietro,
      condivido pienamente il tuo commento, e mi complimento per la tua consueta capacità di sintesi.
      Aggiungerei una cosa che disse – sui banchi della Facoltà di Architettura – un famoso professore di urbanistica (autore di diversi PRG) con il quale si parlava di come vengono concepiti i Piani tanto cari agli “amanti dell’architettura”: “i piani non si fanno sulla base della logica, ma in base agli interessi e alle pressioni degli immobiliaristi!” E allora ciò che sfugge a chi ragiona solo in funzione delle norme è che nel campo dell’urbanistica esistono due forme di abusivismo: quello “edilizio” e quello “di potere”. Laddove il primo è condannato, il secondo viene osannato.
      Personalmente sono contrarissimo ai condoni edilizi, però devo ammettere che spesso la gente viene costretta a “delinquere” … una volta, addirittura, un tenico comunale, davanti all’evidenza di un’assurdità di legge mi suggerì di “abusare” non presentando la DIA, cosa che mi rifiutai di fare per non mettere nei guai la mia cliente. Bisogna comunque ammettere che in molte borgate abusive si nota come, grazie all’assenza del “pianificatore illuminato”, chi ha costruito spontaneamente ha creato dei centri urbani definibili come tali, eventualmente con tanto di piazzetta e di luoghi per socializzare, esistono degli interessanti studi di sociologia urbana che ne parlano ampiamente, da alcuni casi italiani a quelli delle favelas di San Paolo del Brasile.
      Ciao
      Ettore

      • pietro pagliardini ha detto:

        Caro Ettore
        ieri sera in TV ho visto (anche se con il netbook davanti), un film inglese dal titolo Rockanrolla, o giù di lì. Film originalissimo, ironico e ben fatto come sanno fare gli inglesi, anche se complessivamente sconclusionato, tutto basato su una storia che crediamo, o meglio ci vogliono fare credere, essere solo italiana, e cioè quella della corruzione e della malavita nel mondo dell’edilizia. Il solito boss, tratteggiato in maniera splendida, che telefona all’assessore in giunta e al quale intima di approvare un progetto perché lui lo ha già venduto come già approvato. Il solito assessore che viene gratificato con regali, qualche patacca ogni tanto perché è piuttosto ignorante, donne gratis, sprazzi di vita lussuosa ad alti livelli. Tutto il film si gioca su questa situazione di illegalità fatta anche di minacce, di morti e quant’altro. Insomma, una Gomorra londinese ma ad alti livelli, perché il nostro boss è un tipo dai gusti raffinati, vive in una villa davvero lussuosa ed elegante e non come quelle che ci mostrano nei vari blitz in TV, le cosìdette ville-bunker che quando le vedi ti viene il brutto male e pensi a quanto è più bella e lussuosa la tua modesta abitazione terra-tetto fatta in cooperativa.
        Insomma, tutto questo non per consolarci, perché nel male comune non c’è mezzo gaudio, ma perché ogni tanto bisogna pur ritrovare del sano realismo e rendersi conto che da sempre, in qualsiasi epoca storica e in qualsiasi società l’edilizia è la fonte prima del malaffare e della politica.
        Altrimenti perchè ci sarebbero a Roma (e in Italia non va molto meglio) 1 architetto ogni 280 abitanti(*)? VAle a dire 1 architetto per ogni condominio di circa 80 appartamenti, cioè 1 per ogni 20.000 mc di costruzione
        O forse siamo così tanti perché siamo tutti City Angels o Esercito della salvezza?
        Ciao
        Pietro

        (*) Fonte: Il Giornale dell’architettura

  2. sergio43 ha detto:

    Lucidissimo, Pietro!

  3. isabella guarini ha detto:

    L’urbanistica dello zoning ha fallito , tradenzo le finalità di far costruire città degne di essere abitate. I piani urbanistici patchwork, per funzioni e standard, privi di informazioni sulla forma urbana e architettonica, sono stati la rovina delle nostre città e del paesaggio.

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