In riferimento al Carnevale di Shanghai Giancarlo Galassi: …
“Nessun progettista può più permettersi di dire: «sono e sarò sinceramente moderno!».
Non perché sono passati trent’anni dal postmoderno ma perché le sue parole affonderebbero nell’impopolarità.
La nazione che oggi pare abbia bisogno di decine di città rappresentative come Chandigar, Brasilia o Sabaudia non è una società del terzo mondo ma una del secondo decisa a far parte del primo costi quel che costi.
In tutti i sensi che possiamo dare a queste parole .
Soprattutto costi umani sui quali si «deve» sorvolare: nessuno che dica «progetto in Cina nonostante le palesi violazioni dei diritti umani perché quando faccio l’architetto non mi occupo di politica… se non costruisco io lo farà qualcun altro… te carino parli così perché non ti han chiamato!»).
Una Cina che vuole un immagine borghese e che non ammette le più adeguate forme monolitiche e disturbanti di un’Unitè o di un Corviale per i suoi impressionanti laboratori sociali di massa .
Una società che, aspirando alla borghesia, ne ricalca ferocemente la profonda mancanza di rispetto per la cultura.
Ne abbiamo esperienza dai politici nostrani che più palesano disprezzo per lo studio più diventano popolari.
Della cultura si ritiene sufficiente un approfondimento da viaggio turistico organizzato.
Quel che «basta» non quello che «potrebbe servire».
Voce fuori campo: – Ma è dai tempi di Platone che si auspicano i filosofi al potere e neanche a lui è andata poi tanto bene!
Comunque fa riflettere che la tradizione del buon tempo andato viene sempre più intesa in senso oleografico e da imbonitori.
A questo si riduce la storia.
Nessun architetto può farne a meno quando descrive il suo masterplan di città moderna cinese.
Chi si accorge dell’espediente retorico ne stima l’arguzia dialettica.
Tutta questa premessa solo per trascrivere un passo vecchio di un mese tratto a Agi China24 (sic!)ma la cui velata ipocrisia ha inceppato i miei pensieri solo oggi che l’influenza mi ha concesso un po’ di tempo da perdere:
“Il giorno 21, in due sessioni di lavori, No Punirci Frà, Uberto Siola, Zheng Shiling (tra le cariche più importanti, quelle di Professore Emerito della Scuola di Pianificazione Urbana, Direttore dell’Institute of Architecture and Urban Space dell’Università Tongji, e Senior Consultant dell’Expo 2010 di Shanghai), Claudio D’Amato, Augusto Cagnardi, Marco Romano, Mario Cucinella e Amedeo Schiattarella (nuovamente moderati da Daverio) si sono interrogati sulla futura conformazione delle città.
Seppur “nessuno dei presenti avesse le idee chiare” – come ha detto Daverio tirando le conclusioni – tutti i relatori hanno sottolineato l’importanza del recupero dei modelli abitativi tradizionali e autoctoni, facendo però spazio alle nuove soluzioni e alle nuove tecnologie per il green building e urban planning. ”
Voce fuori campo: – Ma va là furbino che l’hai trascritto solo per quell’anagramma!”
G.G.





Uberto Siola … ma ricordate che è colui che ha voluto e teorizzato monterusciello per il bradisismo di pozzuoli?
mi pare piuttosto evidente che le idee, ancora oggi, non le possa avere chiare sulla conformazione della città!
bhe, meno male che daverio se ne è accorto, sebbene solo ora!