COMESSEREMODERNI …

… “Ecco perché io sono ben contento di fare la storia di Venezia oggi, nel 1959; ciò è quanto di più moderno si possa immaginare.

 

Abbiamo sognato evasioni. Ecco la vera evasione: guardare le cose che ci circondano come una meravigliosa creazione, cercando di essere “veri” nel constatare, perché nella verità saremo attuali e personali.

 

L’ultima cosa di cui ci si deve preoccupare è quella di essere troppo personali e troppo moderni. E’ questo il grande equivoco di oggi: chi vuole essere deliberatamente personale, cioè in questo senso artista, è un pessimo artista, chi vuol essere deliberatamente moderno è un fallito.”

S.M.

 

Da: Saverio Muratori, Da Schinkel ad Asplund. Lezioni di architettura moderna 1959-1960, a cura di G. Cataldi e G. Marinucci, Firenze, Alinea editrice, 1990

 

 

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7 risposte a COMESSEREMODERNI …

  1. ctonia ha detto:

    Sembra di sentire Adolf Loos.
    ciao
    c

  2. Pietro Pagliardini ha detto:

    A me sembra di sentire una persona saggia e colta in cui è difficile ravvisare lo scritto di un architetto. Per una coincidenza ho letto questo “manifesto” subito dopo avere scritto una paginetta per la cronaca locale di un quotidiano sulla presunzione d’artista con cui sono state trattate tre piazze nel centro storico e la strada principale di Arezzo, e mi è sembrato ancora più pregnante.
    Confesso candidamente di non essere affatto sicuro di mandare al giornale l’articolo, per ovvi motivi, compresa quella che si dice generalmente “opportunità”. E’ un po’ come avere voglia di menare le mani ma sperare che qualche amico ti trattenga prima di farsele dare. Le relazioni professionali in una città di provincia sono molto delicate e quando si passeggia è bene poter salutare tutti ed essere ricambiati.
    Di sicuro, appena sarà completato del tutto l’ultimo capolavoro mi doterò di macchina fotografica e manderò il risultato a questo blog, ben sapendo di poter contare sull’accoglienza da parte del padrone di casa, anche se non fosse d’accordo (ma sono sicuro che non potrà non esserlo). Il miglior commento a quelle foto sarà questo stesso post.
    Saluti
    Pietro

  3. ctonia ha detto:

    Pietro, non avrai mica paura del famoso “giudizio della gente” tanto ardentemente invocato??? :-)
    Baci, ti capisco benissimo
    c
    ps: comunque, dai un’occhiata a “Parole nel vuoto” di Adolf Loos, è un architetto ma ti piacerà :-)

  4. stefano salomoni ha detto:

    quattro passi indietro, mezzo passo in avanti.

  5. pasquale cerullo ha detto:

    La forzatura di voler mettere un segno ben visibile in interventi su piccoli centri urbani, là dove basterebbe essere semplicemente rispettosi dei luoghi, con un lavoro la cui “invisibilità” sarebbe il vero segno distintivo della bravura del progettista.
    ma la colpa è anche dell’amministrazione, che magari spinge alla visibilità, perché ciò che si vede è un “fatto” da esporre, politicamente. La visibilità è più importante della sostanza.

  6. pietro pagliardini ha detto:

    ctonia, vedo che hai capito. E’ ovvio che la gente non c’entra. C’entra che siamo in campagna elettorale, c’entra che ad Arezzo nessuno o quasi dice niente, c’entra che non posso essere uno dei pochissimi a scrivere sulla cronaca locale quello che penso. In provincia, lo saprai, pensano male e a bassa voce dicono: vuole candidarsi o vuole ottener qualcosa. A Roma, invece, ti rifiutano le conferenze!!!! E’ una questione di proporzioni.
    Non è che ho paura di chissà quali ritorsioni, ma a fare il grillo parlante si viene a noia e alla fine si fa la parte dei vecchi brontoloni.

    pasquale, è vero, le amministrazioni sono responsabili perché cercano la soluzione rapida e di effetto immediato, e le piazze rifatte, in quanto nuove, sembrano meglio di prima; però i progetti li fanno gli architetti. Nei casi che ho citato poi è sempre stato l’ufficio tecnico del comune ad averli progettati e diretti.
    E’ vero però che, una volta visto il primo, qualche amministratore se ne poteva anche accorgere. E sì che un comitato per Piazza Grande, completamente stravolta, li ha asfissiati dall’inizio alla fine dei lavori e ad un convegno (o meglio una celebrazione dei lavori) il prof. Dezzi Bardeschi (ex soprintendente di Arezzo), consulente del comitato stesso, denunciò apertamente gli errori fatti. Non è successo niente. Pensare che sono riusciti, per dirne una, a cambiare le pendenze della piazza che da concava è diventata convessa. E’ letteralmente lievitata come il pane. Ti immagini se cambiassero la pendenza di Piazza del Campo a Siena cosa si scatenerebbe, giustamente? Ad Arezzo tutto è passato nel silenzio totale, compreso quello della soprintendenza, e quando lo dicevo passavo per esagerato e rompicoglioni.
    Dunque ognuno ha le sue belle responsabilità, io però, da architetto, mi preoccupo degli architetti, ai politici ci penserò come cittadino la prossima primavera nell’urna.
    Pietro

  7. eduardo alamaro ha detto:

    Cari muratorini,
    ho pensato a voi ieri sera. Alla tv, sulla Tre, ho visto il film-documentario “1960” di Salvatores. Tutto un taglia e cuci intelligente di tv b/n di quell’anno olimpico. E di quello stesso anno sono le lezioni di architettura di Saverio Muratori sul Moderno vero e misurato.
    Da quelle lezioni Voi traete il manifesto web “Credere, obbedire, combattere per il classico”. Contro il Moderno romantico evasivo. Che, si sa, è truffaldino e disonesto in sé. Fino all’assoluto sbaffo al Giocondo e al pezzo di merda d’artista doc. Libertè, egalitè e fraternitè, … tu arruobbe a mme e io arrobbo a tte”. … Libertè, bluffè, sfrena-thè. Picassò de Picassò di Totò. Dura minga, non durerà.
    Ma .. ma … ma che vuoi fare da grande?, domanda allora il telecronista, quasi all’inizio del documentario di Salvatores, 1960. Il paffutello ragazzino amaro-lucano sorride impacciato. E’ cafunciello ma non è stupido. Ha già idee chiare in merito. E a demerito. Il fratello sta emigrato a Milano. E via “Poste Italiane” gli ha spedito pezzi di modernità a buon mercato. Che così è penetrato fin lì, nel profondo Sud. A Pomarico, provincia di Matera, 1960.
    “Lavorare poco”, risponde allora sfottente ‘o guaglione. “E cioè”, replica quello col microfono della tv. Risposta assoluta del ragazzino terrone moderno, deliberatamente moderno, troppomoderno ed evasore-evasivo moderno nato, dopoguerra italiano: “Voglio lavorare poco e guadagnare molto: voglio fare l’artista (possibilmente “pessimo”)!”. Baffo ai Muratori… perché l’avanguardia del moderno si misura sul suo fallimento!
    Saluti domenicali napoletani, Eldorado

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