Bonatz … che peccato …

Da Giancarlo Galassi: …

“Come riportato sul <a href=” http://www.ilgiornaledellarchitettura.
com/articoli//2010/9/103816.html “>sito del Giornale dell’
Architettura</a> a Stoccarda un mese fa hanno iniziato a decostruire la
stazione di Paul Bonatz perché quella nuova di Christoph Ingenhoven
potesse farsi largo.
Le stazioni sono in punti talmente nodali che operazioni del genere
forse sono inevitabili però questo sarà un lutto difficile da
elaborare. Che peccato.
La coppia Bonatz – Asplund è stata l’alternativa ‘moderna’ a quella
Le Corbu – Gropius e, oltre che questi ultimi due, anche loro erano
studiati con grande attenzione dai più intelligenti tra gli architetti
italiani della prima metà del ‘900 quando la curiosità progettuale non
rifuggiva le contaminazioni e riusciva anche a evitare, pur
risolvendosi sempre in schieramenti linguistici precisi e non in
pasticceria post-modern, facili  scimmiottamenti linguistici e tifo da
fanatici per modernità o tradizione.
Che peccato,”

G.G.

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2 Responses to Bonatz … che peccato …

  1. Pietro Pagliardini ha detto:

    Concordo con Galassi sul fatto che la stazione di Stoccarda è una perdita, non certo compensata dall’accampamento di progetto.
    Rispondo allo spirito polemico dell’osservazione finale evidenziando il fatto che Galassi mette a confronto, come se vi fosse omogeneità, due epoche e situazioni completamente diverse.
    La pasticceria post-modern, come viene chiamata, non è proprio databile a quegli anni ed è, casomai, una sorta di reazione allo strapotere di quei caratteri linguistici precisi.
    Questi, inoltre, erano certamente precisi, ma avevavo in sé il gene avanguardistico dell’idea di “superare”, fino a rinnegare, la tradizione (che non è una bestemmia ma è solo la trasmissione di conoscenza maturata in secoli di espressione e volontà umana su come costruire e organizzare al meglio l’ambiente di vita dell’uomo) e le stravaganze che oggi vengono prodotte, comprese tutte quelle che spesso vengono messe alla berlina in questo blog, sono la naturale evoluzione di quell’idea primigenia, pur avendo, anche se non sempre, caratteri linguistici molto diversi dall’originale.
    Saluti
    Pietro

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