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Hoo .. hoo … hoo … ancora … l’igloo …
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lavorando ad un corso di museografia un paio d’anni fa, analizzando i nuovi musei costruiti in ogni dove, da londra a bilbao, da seul a leon, c’erano sempre esposte le stesse opere: in particolare c’era sempre piazzato fuori la mamma-ragnone della bourgeoise (o come si chiama…). gli igloo di merz, forse un po’ meno globalizzati, li ho visti a roma, londra, genova…
è vero! è vero!
anche io dovunque vado nei musei trovo sempre gli stessi: cezanne, monet, manet, picasso, tiziano, i primitivi italiani, i fiamminghi, i preraffaelliti, i macchiaioli, ecc.
forse la cosa triste degli artisti contemporanei è il passaggio pressocchè diretto delle opere ai musei, ma questa è un’altra storia ed in fondo è tutta carne di cui ci cibiamo tutti
Be! Questa é grossa, gfwfq! Di Cezanne, Monet, Manet, Picasso,Tiziano, i primitivi fiamminghi, i preraffaelliti, i macchiaioli, ecc., saranno uguali le targhette con i loro nomi sotto i quadri. Poi ogni loro opera é una costante e differente conquista. Anche i “tagli” di Fontana e i “cretti” di Cagli hanno una indiscutibile potenza espressiva (si può usare questa parola?), checchè ne pensasse Roderigo di Castiglia. Ma un igloo in che cosa potrà mai essere evolutivo e diverso? Ora sarà più grosso, ora sarà più piccolo, ora sarà fatto di platica trasparente, ora di vetroresina, ora vorrà essere semisferico ora, perchè no?, quadrato per imperscrutabili motivi di cui critici ben pagati si premureranno di darci oscure spiegazioni. Lo so che adesso la sto buttando in caciara e nutro tutto il rispetto per chiunque si cimenti nel nobile tentativo di dare un senso al tempo in cui si vive. Ma avendo l’impressione che queste opere siano con predeterminazione pensate per entrare a carissimi prezzi nei “Musei” pubblici o nelle collezioni di plutocrati attenti all’investimento. posso avere il leggero dubbio di essere preso in giro?
il dubbio c’è indubbiamente!
faccio sommessamente notare che il punto non è la validità o meno dell’igloo come opera in sé, quanto la sua ripetitività e la reiterata manifestazione nelle gallerie e nei musei.
Un conto è criticare la validità degli igloo di Merz in quanto opere d’arte, un conto criticarne la presenza (anche reiterata) nelle collezioni.
Il critico in questo ha il dovere di non essere facilmente sarcastico e di esprimere con maggiore chiarezza il suo pensiero (che riterrò sempre degno e dignitoso e autorevole, indipendentemente dal giudizio sulla singola opera….)
Ma nel tentativo di chiarirci le idee, già il titolo è soggetto a malintesi e fraintendimenti;
dipende da come si legge il testo……
la prima lettura (quella più spontanea) ci vede interpretare quelle tre “HOO” con tono vagamente sarcastico, le pronunciamo con lo zigomo legermente contratto, la bocca volta a formare un anello, le sopracciglia inarcuate (quello destro un po’ di più per uno studiato effetto deformante), imitando vagamente la sigla di Yattamen ci cimentiamo in uno yahooo cartonesco ed estremamente gioioso, dando alla espressione una evidente innaturalezza, tale da confermare con vivido sarcasmo il fatto che, ebbene si! che palle! sempre le stesse cose viste e riviste; questi artisti in crisi di idee, pure da morti ci rompono i coglioni con la solita solfa….. e i curatori soprattutto, non sanno proporci qualcosa di nuovo (ma non era una panoramica di opere contemporanee?)
un’altra interpretazione dal sapore vagamente collettivo potrebbe alludere alla folla che si accalca di fronte all’opera sublime. In questo caso i tre HOO equivalgono ad altrettanti spettatori (ma potrebbero essere di più, ci si ferma per ragioni letterarie), sinceramente meravigliati e stupiti dal vedere “ancora una volta” la magia dell’igloo materializzarsi nella realtà museale (stavolta in ferro, morsetti e vetro! quale inventiva! che genio!). Qui il commentatore (o meglio il titolatore) è terzo rispetto alla scena narrata, ma se ne coglie l’atteggiamento benevolmente ironico (“padre perdona loro perché non sanno quello che guardano….”).
un terza interpretazione sembrerebbe riportaci a scenari molto più scabrosi, intendendo le tre HOO come la manifestazione finale di un intenso orgasmo avuto dall’ineffabile critico di fronte all’opera somma; in questo caso “ancora” sarebbe da intendersi in tono esortativo, pronunciato con il capo leggermenete chino all’indietro, gli occhi socchiusi l’atteggiamento da estasi (ma forse abbiamo travisato un po’ l’intenzione dei curatori).
Io propendo per la terza, se non altro mi soddisfa di più!
ciao