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Certo che il MAXXI fluido é fluido! Mentre il contesto intorno é la “città”, lì dove la gente nasce, vive, ama, si riproduce, invecchia e muore, lì dove, generazione dopo generazione, la gente può citare l”hic manebimus optime” di Tito Livio, il Maxxi mi fa venire in mente una piena del vicino Tevere. Così dovevano fluire le acque invadendo con furiosa corrente, tra flussi che si accavallavano uno sull’altro e gorghi assassini, le strade, i vicoli e le piazze. Come arrivavano le acque, così tornavano nel loro alveo. Questo MAXXI temo che rimanga in quel posto come fango disseccato e screpolato dai cretti o come una “barcaccia” arenata. Vabbè! Anche il MAXXI potrà dire “Hic manebo optime”! …..er barcarolo va, controcorente, e quanno canta l’eco s’arisente……
Un’ultima curiosità, professore. Sono tanti, troppi anni, e me ne pento, che non torno alla Galleria Nazionale, allo GNAM insomma. Se posso cerco sempre di evitare di passare per Valle Giulia. Come tanti hanno l’incubo dell’esame di maturità, a me si annoda qualcosa allo stomaco quando passo nei pressi della Facoltà. La domanda era, ricordando i tanti problemi che dovette subire l’ottimo progetto, affatto magniloquente ma tanto più giusto, di Luigi Cosenza: l’hanno poi terminato il suo ampliamento o é ancora quel rudere vergognoso che abbiamo visto per tanti anni abbandonato a se stesso?
P.S. Un architetto, Luigi Cosenza, di cui Napoli può andare orgogliosa, Isabella!
A parte l’architettura, vabbè…
Però risulta ancora una volta che la Zazzà “disegna” le sue formine fluenti, poi calcola, inventa e costruisce “pantalone”: http://tiny.cc/dpc6u
Abbiamo ancora grandi ingegneri, credo che Nervi sarebbe contento di loro.
saluti
c