Sergio Cardone … a proposito di Firenze, ma non solo: …
“Sono assolutamente d’accordo con Pietro Pagliardini.
E a proposito del pericolo di questi giudici “silenziosi”, oltre che di questa tettoia nel centro di Firenze, questa brevissima intervista a Giancarlo De Carlo è illuminante:
http://www.youtube.com/watch?v=SdWjBVlkerY&feature=related
Giancarlo De Carlo …
una delle teste pensanti del Novecento italiano …
Pauca … intelligenti …





Davvero parole sante!
Tra l’altro, una sconfessione totale della logica salingarosiana: “ma non perchè è Isozaki, che è un bravo progettista, ma perchè non ha progettato tenendo conto etc etc etc”, ovvero: archistar o non archistar, contemporaneo o non contemporaneo, non è questo il problema, il problema è il progetto, la capacità di saper comporre nella città antica, di saper scoltare la città e saper tradurre in forma quell’ascolto. Oggi, non ieri o avantieri.
A me l’idea spaziale della gran loggia è sempre piaciuta, ci intravedo stupende possibilità di sviluppo e ottime connessioni architettoniche con Firenze. Peccato che Isozaki non sia riuscito a coglierle, nè le orrende soprintendenze glielo abbiano mai chiesto.
Son cose per iniziati, addetti ai lavori, matti per l’architettura e la composizione come De Carlo, Francesco Venezia, Pasquale Culotta, Massimo Carmassi, Giancarlo Leoncilli, Luciano Semerani…
Karl Friedrich Schinkel, mi verrebbe da dire, tanto per capirci!
A Firenze l’unico in grado di affrontare il problema attualmente è Massimo Carmassi.
saluti
c
praticamente bastava scegliere un architetto “italiano” e metà dei problemi erano automaticamente risolti…
De Carlo è stato un degnissimo personaggio di rara qualità e onestà intellettuale, lasciatelo dire a me che, in tempi eroici e molto lontani, l’ho avuto come giovane professore (era appena quarantenne!). Però qui dice cose molto ovvie: c’è l’architettura buona e quella cattiva, e un architetto può avere momenti felicemente ispirati e altri meno. Non mi pare una grande rivelazione.
Caro Cristiano, questo è il limite del tuo approccio: pensare che l’architettura sia roba da “iniziati, matti per l’architettura e la composizione”. Fare gli architetti non è come fare i collezionisti di francobolli, o di mobili antichi (o di gadgets coca-cola quale io sono).
Qui ti puoi permettere il lusso di astrarti dalla realtà, di riferirti solo a coloro che sono nel giro e discutere animatamente di cose futili come se fossero la vita (e in qualche caso lo sono), a coloro che ti capiscono perché condividono le tue stesse passioni.
L’architettura, invece, se passione deve essere, deve essere passione civile perché è fatta per i cives, perchè appartiene a tutti.
Dunque ha un valore che è l’esatto opposto dall’essere per iniziati; dev’essere popolare, nel senso letterale del termine, per il popolo della città.
La tua architettura è un gioco, di alta qualità, ma che resta chiuso all’interno di se stesso. E che non assolve nemmeno alla funzione di essere di livello alto, tra iniziati cioè, ma per trasferirlo successivamente al livello inferiore di tutti, perché tu neghi ogni altra forma di pensiero che invece colga ciò che sta fuori del tuo cerchio.
Ti paragonerei a quello scienziato-ricercatore che scopre nuovi farmaci che considerasse i medici che applicano le sue ricerche come dei sottosviluppati inutili.
Trovatevi al ristorante e discutetene con passione, amore, competenza. Ma l’architettura è fuori dal ristorante, è fatta da archistar, architetti, geometri, ingegneri, impresari, amministratori e, soprattutto, cittadini.
Tu sei nell’Olimpo, la vita è sulla terra.
Rispetto la tua passione, contrariamente a te, ma non è un esempio, è, appunto, una passione. Come la mia per i gadgets coca-cola.
A proposito, ho terminato la collezione completa delle bottiglie degli stilisti!Waooo che sballo!
Saluti
Pietro
Per gli interventi del genere pensilina per gli Uffizi, ci vogliono i concorsi! Nessuno può considerarsi predeterminato se non mostra il progetto!