Da Silvio Talarico. …
“Avete visto che scandalo il vincoletto paesaggistico sull’Agro romano, ritagliato escludendo con precisione millimetrica la lottizzazione tor pagnotta 2 di Caltagirone, Santarelli e compagnia? E’ stato pubblicato sul sito del Ministero per i Beni Culturali che tra poco , se non verranno apposti i dovuti vincoli monumentali, verrà ricordato ai posteri come il Ministero per la distruzione dei Beni Culturali. Di certo non staremo con le mani in mano, vediamo come andrà a finire.. nel frattempo sarebbe opportuno raccogliere le adesioni per richiedere al Ministero di apporre i vincoli monumentali sul complesso della Tor Chiesaccia, sui casali dell’Agro e su tutte le altre aree ricche di beni monumentali di grandissimo pregio a rischio cementificazione”
Silvio Talarico
320 2928128
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ps in allegato due considerazioni su diverse speculazioni alla romana
Dopo tante battaglie dei comitati cittadini qualche risultato..contrastato dai costruttori e dai politici di ogni schieramento.
Vincolo sull’Agro Romano.
Un vincoletto, quello emesso dalla Soprintendenza ai Beni Paesaggistici Storici e Ambientali del Comune di Roma per la zona di Agro Romano compresa tra le vie Ardeatina e Laurentina. Che non impedisce del tutto di costruire su questa zona, ma certamente, se venisse mantenuto, limiterebbe la portata di qualche lottizzazione incombente su quelle aree, di grande pregio per la presenza di importanti Beni Storico Monumentali oltre che di scorci paesaggistici di incomparabile bellezza.
Infatti l’apposizione del Vincolo renderebbe attivi i Piani di Tutela Paesaggistica che prescrivono le zone dove il divieto di costruire è assoluto e quelle dove si può costruire ma con grosse limitazioni.
Siamo andati a vedere le tavole allegate al Decreto e ci è balzato all’occhio che dalle zone sottoposte a tutela però è stata esclusa proprio quella interessata dalla maggiore presenza di beni monumentali che è anche quella più a rischio cementificazione, ricadendo nell’area dove si vorrebbe costruire la lottizzazione “Tor Pagnotta2” quasi due milioni di metri cubi collocati con manovre per nulla legittime persino sulle aree destinate a verde nel Piano regolatore e a ridosso del complesso monumentale.
Eppure su quest’area i Piani di Tutela Paesaggistica predisposti dalla Regione su delega dello Stato, prescrivevano il divieto assoluto di edificare se non per un’area molto ristretta, e per un’altezza massima degli edifici che non poteva superare i 10 metri nella parte centrale e i 7 in quella laterale.. Il funzionario della Soprintendenza incaricato dell’istruttoria avviata, è bene saperlo, solo grazie alla richiesta di un Coordinamento di Comitati e Associazioni locali e al lavoro di ricerca del rappresentante di questi ultimi, rilevò dopo sopralluoghi e rilievi andati avanti per quasi due anni, che su quest’area doveva essere apposto un vincolo monumentale.
Questo tipo di vincolo, a differenza di quello paesaggistico, limita realmente la possibilità di edificare sulle zone protette. L’istruttoria però fu messa da parte e, solo dopo una serie di diffide, fu avviata una lentissima procedura per l’avvio di un vincolo di cui però ora non si sa nulla, visto che, appunto, il vincolo pubblicizzato sui principali mezzi di informazione parte dai confini di Tor Pagnotta 2.
Il Consiglio Superiore per i Beni Architettonici non solo ha di recente ratificato il vincolo paesaggistico, ma ha pure aggiunto la richiesta alla Soprintendenza di avviare le dovute istruttorie sui Beni Monumentali. Ciò che in effetti aveva pure rilevato il responsabile incaricato dell’istruttoria, al quale non erano certo sfuggiti particolari interessanti sulla vicenda, quale, ad esempio, che ai bordi della lottizzazione erano state vincolate due case cantoniere senza però poi andare avanti vincolando il complesso medievale della Tor Chiesaccia e dei Casali di Bonifica dell’Agro Romano che certamente rivestono un interesse storico non poco più grande. Per fare un paragone è come se qualcuno andasse a vincolare le mura attorno al Colosseo ma non il Colosseo.
Rilevò pure che, in modo assai singolare e misterioso, l’istruttoria sulla Torre avviata con la redazione di una scheda fu poi interrotta e messa in un cassetto, e che un suo collega nel 2004 diede un parere favorevole alla lottizzazione e all’addossamento di nuovi edifici a pochi metri dal monumento che costituisce uno dei cosiddetti unicum in fatto di campi fortificati di epoca medievale, le cosiddette, “domus cultae”, senza fare alcuna istruttoria preventiva e senza accorgersi che sulla Torre esiseva un vincolo emesso con decreto regionale fin dal lontano 1983.
Questa ed altre “leggerezze” concessero ai costruttori di proseguire pressoché indisturbati fino all’approvazione della lottizzazione e delle successive modifiche al progetto apportate dal Comune con una semplice frase inserita in una nuova Delibera: “alcuni comparti edilizi vengono traslati per consentire una maggiore distanza dal complesso monumentale della Tor Chiesaccia”: in realtà invece quei comparti non esistevano fino a quel momento ma venivano aggiunti e con quella manovra non si aumentava la distanza ma si addossavano case sui beni monumentali.
Chi si accorse di tutto ciò non fu certo la Soprintendenza, ma il rappresentante del Coordinamento che denunciò in ogni sede quell’inganno, dalla Vigilanza Regionale per l’Edilizia a quella per l’Ambiente fino alla Procura e che richiese alla Soprintendenza di rilevare e apporre i dovuti vincoli visto che i beni erano già vincolati per Legge in quanto ricadevano su terreni appartenuti o acquisiti alla proprietà pubblica.
Credo sia utile sottolineare che l’articolo 9 della Costituzione tutela i Beni Paesaggistici e monumentali come patrimonio nazionale, e per far ciò si avvale del Ministero per i Beni Culturali e delle relative Soprintendenze e Direzioni Regionali, sotto la super visione del Consiglio Superiore, e che le Regioni siano state delegate a proteggere il Paesaggio attraverso al redazione dei cosiddetti Piani di Tutela Paesaggistica. Questi ultimi redigono tutte le prescrizioni per la protezione del paesaggio e dei beni archeologici e monumentali su mappe dettagliate corredate di relazione, ma poi per un cavillo inserito a posteriori da qualcuno che evidentemente non vedeva di buon occhio tali prescrizioni, queste ultime diventavano realmente da applicarsi alla lettera solo in caso di vincolo emesso con apposito decreto dalla Regione o dalla Soprintendenza.
In questo modo però, se le Soprintendenze non intervengono, tutte le belle parole contenute nei Piani di Tutela rimangono tali e, di fatto, visto il mancato intervento delle stesse, consentono a chi vuole speculare di farlo anche sui siti di grande valore.
Ci sta da aggiungere poi che, per quanto riguarda Roma, nella fretta delle dimissioni dell’ex Sindaco, fu addirittura predisposta una Conferenza tra Comune e Regione per accelerare non la protezione ma il sostanziale smantellamento di quel poco di protezione di cui il Paesaggio avrebbe dovuto godere, in quanto il Comune presentò la richiesta di togliere i vincoli su tutte le zone destinate a edificazione, e la Regione accolse tali richieste nel 95% dei casi.
In questo modo la Regione, contravvenendo alla delega di tutelare il Paesaggio, si poneva in una situazione giuridica di mancato rispetto dell’Articolo 9 della Costituzione.
Appena la Soprintendenza monumentale ha emesso il vincolo, Regione, Comune e Provincia, pur governate da esponenti politici di fazioni opposte, si sono ritrovate unite assieme ai costruttori nell’opporsi al vincolo anche con atti formali, con i quali in sostanza si oppongono a quell’articolo costituzionale che pone il patrimonio paesaggistico e storico monumentale sotto la tutela come bene supremo del Paese. Stesso accordo politici costruttori a livello locale municipale, dove è stato convocato un consiglio straordinario e approvata una mozione per l’opposizione al vincolo, nonostante la decisa opposizione dei cittadini presenti. Un consigliere nel suo intervento non ha esitato a diffondere notizie false tipo che il Vincolo avrebbe bloccato la costruzione di strade e rotatorie, fatto non vero poiché le opere stradali di pubblica utilità vanno in deroga ai Vincoli Paesaggistici, come appunto è successo con il raddoppio e le rotatorie della Laurentina nel tratto esterno al Raccordo realizzate su zone a Tutela Paesaggistica Integrale. I cittadini hanno reagito con una “Festa dell’Agro”, manifestazione pacifica organizzata attorno ai Beni che si dovrebbero proteggere con spettacoli di teatro e di danza.
Lo scollamento tra politici e cittadini ha così raggiunto livelli di guardia.
L’opposizione dei politici alla Tutela del Patrimonio lascia i cittadini increduli e un esponente politico è arrivato addirittura a minacciare il protagonista della battaglia per l’apposizione del vincolo presente in aula e intervenuto per dichiarare la sua incredulità a un provvedimento di opposizione alla stessa Costituzione e Legge nazionale. Non si era mai visto uno spettacolo così deprimente, neanche negli anni del “sacco di Roma”.
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I comitati cittadini chiedono il recupero e l’impiego immediato degli oneri per la viabilità dell’Eur.
Quale destino per le Torri delle Finanze?
Le Torri delle Finanze, che si ergevano maestose sul Laghetto dell’Eur, tra il palazzo dell’Eni e il ponte della Colombo in ingresso a Roma, furono costruite alla fine degli anni’50 su progetto dell’architetto Ligini. Fino a qualche anno fa ospitavano la sede dell’omonimo Ministero dove ogni giorno migliaia di impiegati e lo stesso Ministro svolgevano il proprio lavoro. La sede era facilmente raggiungibile con le fermate della Metropolitana B all’Eur distanti poche decine di metri dall’ingresso delle Torri,
A un certo punto qualcuno al Ministero decise di vendere il complesso edilizio che fino a quel momento era di proprietà pubblica a privati. Le Torri furono così “cartolarizzate” passando in mano a una cordata di imprenditori privati Gli impiegati vennero trasferiti per la maggior parte in un nuovo complesso di uffici costruiti ai bordi del Raccordo Anulare, nei pressi dell’uscita Laurentina. Una sfortuna per i poveri lavoratori i quali furono obbligati a veri tours de force, dovendo arrivare ogni giorno negli uffici sperduti sui bordi della campagna romana in un punto raggiungibile unicamente con una stradina stretta e isolata(via Carucci) o con un solo autobus navetta che parte dalla Metro B Laurentina. Gli effetti di questo trasferimento sono stati devastanti sia per gli impiegati, i quali ora si recano quasi tutti al lavoro in auto incrementando in modo esponenziale il traffico sulla via Laurentina ormai completamente paralizzata negli orari di entrata e uscita dagli uffici, che per le tasche dei contribuenti, i quali prima non pagavano nulla per tenere gli impiegati nelle Torri di proprietà pubblica ma oggi devono sborsare cifre consistenti per l’affitto degli edifici di via Carucci. Un danno enorme per gli impiegati del Ministero per l’erario e per il funzionamento di un intero quadrante cittadino. Ma una immensa fortuna per il costruttore della nuova sede delle Finanze, il quale incassa bei soldoni, affittando al Ministero un gigantesco complesso di uffici che sarebbe stato molto difficile poter collocare sul mercato privato. Sull’operazione incombono altre ombre: gli uffici di via Carucci furono costruiti senza rispettare le norme paesaggistiche e architettoniche in quanto nell’area era presente più di un casale antico con annessa azienda agricola, di cui oggi rimane solo un edificio circondato da palazzoni come il Generale Custer e Fort Apache; non si capisce inoltre se ci sia stata una gara pubblica per assegnare la nuova sede a questo piuttosto che a un altro imprenditore. Stesse ombre sull’operazione delle Torri: anzitutto, come sottolineato dall’urbanista prof. Samperi, le normative del Piano Regolatore non consentono la trasformazione di uffici in residenze di lusso, in quanto l’Eur è stato classificato come tessuto storico della città. Si è quindi partiti da un provvedimento emanato dall’allora facente le funzioni del Sindaco, il Commissario straordinario Morcone, il quale, lungi dal procedere alla reggenza garantendo l’operatività ordinaria del Campidoglio in attesa della nomina del nuovo Sindaco, si occupò anche di far partire l’operazione di demolizione e cambio di destinazione d’uso delle Torri delle Finanze. L’operazione sarebbe partita usando una sorta di trucco per aggirare l’impedimento dato dalle norme del Piano Regolatore, stralciando esattamente il perimetro delle Torri dalla Carta della Qualità che proteggeva gli edifici storici. Di fronte a questa manovra si è levata forte la contestazione dei cittadini, riuniti in un Coordinamento, che in ogni sede si sono dichiarati contrari alla demolizione e cambio di destinazione d’uso, richiedendo la conservazione perlomeno dei profili attuali e la destinazione d’uso non residenziale. Ciò anche in considerazione del fatto che al posto di quello che costituiva il grande parcheggio a servizio del Ministero, si sta costruendo il nuovo Palazzo dei Congressi, la Nuvola di Fuksas. Il Municipio XII ha dato parere favorevole alla demolizione a condizione che gli oneri di urbanizzazione vengano spesi sul territorio dell’Eur. Per l’occasione gli oneri verrebbero addirittura versati al Comune con una sorta di rateizzazione e questa notizia ha lasciato ancor più allibiti i cittadini e gli urbanisti presenti.Nelle Commissioni urbanistiche dovrebbero essere apportate delle modifiche alle infrastrutture previste con gli oneri di urbanizzazione ma, al momento, non pare che vengano accolte le richieste dei cittadini, i quali attendono al varco gli esiti che usciranno dalla Delibera del Consiglio Comunale. Promettendo azioni giudiziarie in caso di mancato accoglimento delle loro richieste a tutela delle normative e della possibile violazione dell’architettura e del paesaggio di quel quartiere presente sui principali testi di architettura di tutto il mondo. La loro richiesta è semplice: le Torri devono rimanere dello stesso profilo e con la stessa destinazione d’uso attuale. E gli oneri debbono essere realmente e puntualmente versati al Comune, per evitare che accada ciò che è già successo con l’edificio di piazza dei Navigatori, costruito con una serie inenarrabili di circostanze quali l’acquisizione per usucapione e per le cui licenze edilizia era prescritta in cambio come onere per il costruttore la realizzazione del sottopasso alla Colombo. L’edificio di piazza dei Navigatori è ormai ultimato ma del sottopasso e dei relativi oneri non ci sta neanche traccia. Succederà lo stesso anche per le Torri dell’Eur?



