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Moretti … effetti collaterali …
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Mi sono sempre chiesto come si debba giudicare un architetto, in questo caso Luigi Moretti, quando ripete, quasi istintivamente, uno stesso morfema (?), una stessa modanatura, quei suoi tagli, quelle fessure, per dirla con Luciana Finelli, quasi respiranti, come branchie di un animale marino; tagli e fessure che possono comunque essere o non essere gli elemento più significativi del progetto, nelle più varie situazioni date. Per esempio, mi viene istintivo, ogni volta che passo per Piazzale Flaminio confrontare mentalmente i potenti ma forse anacronistici corpi di servizio sopra i due palazzi per uffici (anno 1972) con le ville di Santa Marinella, più di tutte la poetica “la Saracena” (anno 1954), poi l’introversa “la Kaliffa” (anno 1967) e “la Moresca (anno 1970). Poi il pensiero mi va all’enorme e famigerato “Watergate” di Washington con le fessure trasformate in balconate (anno 1961). Posso adesso, da questa foto, aggiungere i complessi e ben calibrati balconi di questo edificio (anno ?) che hanno il fondamentale e speculativo significato di Valore Aggiunto all’operazione. Debbo positivamente intendere la ripetizione di certi segni come, in pittura, il raggiungimento di una “reductio ad terminem”? Per esempio, come i segni ” a pettine” di Capogrossi o le donne “a clessidra” di Campigli? Oppure, in senso negativo, come una raggiunta stanchezza dell’ispirazione architettonica?